Economia

Voucher, Irpef, pensioni Manovra (quasi) pronta

Manovra economica in rampa di lancio, ma si fa strada la strada della prudenza da parte del Governo Lega - Movimento Cinque Stelle

di Sandro Roazzi

Allo spread il botta e risposta fra Savona e Di Maio sul piano B per l’euro non ha fatto né caldo né freddo. Ieri ha oscillato fra i 236 punti e i 240, come un pendolo senza sussulti. Le emozioni per i mercati hanno altre cause. Quella principale, inutile a dirsi, si chiama Trump ed il ciclone che ha scatenato sul commercio internazionale. Non a caso sia Visco che Tria hanno evocato il rischio mercati collegandolo alla sostenibilità dei conti.

La linea della prudenza prende sempre più corpo

E sembra ridursi, almeno nella politica economica, lo scarto fra gli annunci e le ipotesi di cambiamento allo studio in previsione della legge di bilancio. La linea della prudenza, sempre meno sotterranea, pare acquisti sempre più peso e si avvale di due concause: un atteggiamento nella maggioranza teso a limitare al minimo le divisioni, un trasferimento delle stesse divisioni nelle file delle opposizioni.

Decreto dignità quasi a costo zero. E i voucher entrano con un emendamento

Si prenda il tema del decreto dignità che sta per arrivare sulla Gazzetta ufficiale – ed in Commissione e in Parlamento – dopo le ultime verifiche sulle coperture, secondo le quali i costi reali sarebbero minimi, quasi a costo zero. Il pomo della discordia erano i voucher. Ieri Di Maio ha aperto a Salvini, che li sponsorizzava con decisione: in agricoltura e nel turismo si possono reintrodurre, sempre che non siano strumenti di sfruttamento. Esito molto probabile: un emendamento nell’esame parlamentare li veicolerà nel provvedimento.
Viceversa, sul decreto i distinguo nel Pd si fanno assordanti fra chi pensa che su misure come gli indennizzi o gli interventi contro le delocalizzazioni vadano nella giusta direzione e coloro che invece vogliono far diga comunque perché, come ebbe a dire Renzi, i Cinquestelle sono succubi di Salvini e quindi rappresentano solo una variante di destra. Ma anche in Forza Italia gli umori non sembrano dei migliori. Anche perché attribuire il protagonismo di Salvini ad una posizione coerente con il patto di centrodestra pare ormai un pio desiderio.
Cosa avverrà quando si parlerà realmente di pensioni e fisco è tutto da vedere. Perché su questi due temi, evocati ancora come cavalli di battaglia, si sta andando oltre i titoli di testa.

Irpef, allo studio un appiattimento delle aliquote

Sulle imposte dirette, all’Abi (Associazione bancaria italiana) il ministro Tria ha ribadito che si interverrà. Da indiscrezioni pare che ci sia allo studio una sorta di appiattimento di aliquote, in modo tale da cominciare ad accorparne alcune.
Insomma un approccio più tradizionale di riforma dell’Irpef e meno da pirotecnica…flax tax per contenere i costi che potrebbero essere inferiori ai dieci miliardi di euro quando l’operazione fosse completata.

Pensioni, quota 100 non è certa. La spesa sarà di 3-4 miliardi di euro

Sulle pensioni le esercitazioni sarebbero, il condizionale è d’obbligo, indirizzate a valutare quale potrebbe essere la migliore combinazione fra età anagrafica (partire dai 64 anni?) e contributi conseguiti, con una ricaduta conseguente su una quota più consona (non necessariamente 100) all’obiettivo di contenere i costi entro i 3-4 miliardi iniziali.

Ma il centrosinistra su questo fronte non poteva fare nulla negli anni di governo?

Problemi sui quali la prima considerazione da fare è la più banale: davvero il riformismo del centrosinistra non poteva fare nulla in queste direzioni negli anni scorsi? E quali conseguenze politiche potranno determinarsi fra le varie anime riformiste, oggi già disarticolate, se questi percorsi ‘riformatori’ prenderanno piede? Certamente il Governo non ha davanti a sé prospettive agevoli, basti pensare alle difficoltà che al suo interno sussistono solo per attribuire le deleghe.
Ma in realtà non sono tempi facili per nessuno. E si vede.

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