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Volumi globali, adesso la A incalza la Premier. Ma siamo sempre cicale

Calcio & investimenti: è del massimo campionato italiano il secondo peggior saldo negativo del mondo
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La Premier League inglese si conferma in vetta alla classifica degli investimenti anche per l’estate 2018-2019, ma c’è una novità: la Serie A italiana incalza.
In Inghilterra la crescita delle spese, dopo quattro anni di progressivo aumento fino al record di 1,59 miliardi di euro della stagione passata, si è arrestata facendo registrare il 9% in meno (1,4 miliardi di euro), mentre sul fronte delle cessioni c’è una diminuzione addirittura superiore al doppio: da 903 a 423 milioni. Il saldo negativo diventa dunque stratosferico: 1,02 miliardi di euro a causa dei fortissimi investimenti effettuati da Liverpool (-165 milioni), Chelsea (-83), Fulham (-105), West Ham (-90), Everton (-76), Wolverhampton (-73) e Arsenal (-72). E un altro segnale importante arriva dal fatto che solo due club hanno generato profitti, ovvero Watford ( 22 milioni) e Newcastle (9 milioni).
Rispetto alla Premier, la serie A italiana ha speso ‘soltanto’ 272 milioni di euro in meno, aumentando le spese addirittura del 40% rispetto alla stagione 2017-18 e superando per la prima volta nella storia la fatidica quota di 1 miliardo di euro di spesa. Il problema è che anche in Italia alle spese non sono corrisposte adeguate cessioni, in crescita del 22% rispetto alla passata stagione, per un saldo negativo di 310 milioni di euro che è il secondo peggiore al mondo, anche se le società italiane hanno operato per lo più cercando di mantenere in equilibrio uscite ed entrate e anzi, c’è chi ha chiuso in profitto anche fra i top club: il Napoli (+20 milioni di euro), la Roma (+19,6) e l’Inter (+14,8), queste ultime condizionate ancora dal fair play finanziario imposto dall’Uefa. A creare sbilancio soprattutto la Juventus (saldo negativo per 157 milioni di euro) e la nuova proprietà del Milan (77 milioni di euro).
Notevole balzo in avanti anche per La Liga. Il massimo campionato di Spagna, infatti, conquista il terzo posto della graduatoria grazie ad un incremento del 50% del volume economico degli acquisti. Investimenti ridotti, invece, in Ligue 1 e Bundesliga. In Francia ha sicuramente inciso la capacità di spesa parzialmente bloccata dal Paris Saint-Germain (saldo negativo per 70 milioni di euro) rispetto all’exploit della scorsa stagione (-190 milioni). Riconfermata al 6° posto la Championship inglese, anche se con acquisti meno incisivi (-18%) e cessioni incrementate (+17%). Presenze stabili in graduatoria la Jupiler Pro League belga (8a), la Liga Nos portoghese (10a) e la Eredivisie (11a), mentre sono quattro i campionati “non europei” tra i primi 15: la Liga Mx messicana (9a), la Chinese Super League (12a), la Primera Division argentina (15a) e la Saudi Professional League (7a).

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