Economia

Vino italiano, altro record: vendite all’estero per 6,2 mld

Nel 2018 premiata la qualità: buona notizia in vista dell’edizione 2019 di Vinitaly
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di Francesco Corsi

A pochi giorni dalla prossima edizione di Vinitaly, che si terrà dal 7 al 10 aprile 2019 a Verona, c’è un ottima notizia per produttori e consumatori: secondo gli ultimi dati Istat, le vendite all’estero di vino italiano nel 2018 hanno toccato quota 6,2 miliardi di fatturato (+ 3,3%).

Nuovo record dunque per “l’oro di Bacco” made in Italy che si conferma prodotto di eccellenza e di orgoglio per il nostro paese. Traino del settore si sono dimostrati ancora una volta gli spumanti, con una robusta crescita dell’11,2% in valore (oltre 1,5 miliardi) e un aumento vicino al 6% a volume (quasi 3,9 milioni di ettolitri). I dati Istat per l’anno appena concluso confermano dunque il buon momento dell’Italia: l’export rappresenta uno sbocco di mercato fondamentale per lo sviluppo del settore e rappresenta circa la metà del fatturato complessivo del vino italiano. In particolare il segno positivo dell’export è la costante in tutti i principali mercati di destinazione: dal +4% di Usa e Germania al +7,5% della Svezia.

Molto buoni i anche i dati registrati in paesi che producono loro stesso vini di qualità come ad esempio l’Australia e la Francia, dove le vendite delle etichette italiane hanno visto un aumento rispettivamente del 18,5% e del 10,1 %. Numeri interessanti sono stati registrati su alcune destinazioni nuove per l’export di vino come Polonia (+23,3%) o Corea del Sud (+14,6%). Delusione solo per Cina e Russia: per entrambe è stata registrata una flessione del 2,4%. Il nuovo record dell’export di vino è “sicuramente una buona notizia – spiega Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc – perché indica che c’è un aumento nella remunerazione del vino made in Italy che interessa tutta la filiera a partire dai viticoltori che sono il primo baluardo del sistema dei vini a denominazione. Un trend che si registra già da alcuni anni, e che i dati del 2018 confermano in maniera importante, dovuto all’impegno e alla valorizzazione portata avanti dall’azione delle imprese e dei Consorzi di tutela”.

Il lato dolente riguarda invece i volumi. Complessivamente, si registra un -8,1%, che non si vedeva da diversi anni e che riporta i quantitativi al di sotto dei 20 milioni di ettolitri. La causa è da ascrivere soprattutto alla diminuzione delle aree Europa (-10,9% che pesa il 71% delle vendite) e Asia (-5,1% con un peso del 5% sul totale); tengono le Americhe (+0,2%). Decisiva su questo bilancio la minore disponibilità di materia prima, dopo un’annata come quella del 2017 che è stata tra le più scarse di sempre.

Intanto, oltre 200 cantine provenienti da tutte le regioni italiane e 60 espositori uniti sotto il marchio di Vinitaly hanno rappresentato il vino italiano nella più antica fiera cinese dedicata al vino e agli alcolici, l’International Wine and Spirit Show di Chengdu, nata nel 1955. C’è quindi molta Italia alla sesta edizione di Vinitaly China Chengdu che si è svolto dal 17 al 20 marzo, il fuorisalone tricolore organizzato da Veronafiere e Vinitaly International in occasione della 100ª edizione della storica fiera del vino (17-23 marzo), quasi in concomitanza con la missione in Italia del presidente cinese Xi Jinping. Un’edizione record, quella al via domenica e organizzata con il Consolato generale d’Italia a Chongqing e l’Agenzia Ice di Pechino, che dimostra un interesse senza precedenti verso il mercato del Dragone da parte delle aziende vinicole italiane: raddoppiati gli spazi, aziende in lista di attesa, tasting ed educational curati dall’Academy della Spa veronese che conta solo in Cina 39 ambasciatori del vino del Belpaese.

“Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo un modello tutto italiano di promozione in Asia. Ma il vino del Balpaese ha bisogno di incrementare la propria posizione in un mercato della domanda cresciuto del 106% negli ultimi 5 anni, esattamente 89 volte più di quello tedesco“: lo afferma il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, in occasione della 100a edizione della storica fiera del vino International Wine and Spirit Show di Chengdu, dove Veronafiere ha organizzato con Vinitaly International la sesta edizione di Vinitaly China Chengdu (17-20 marzo), il fuorisalone tricolore a cui quest’anno partecipano oltre 200 cantine provenienti da tutte le regioni italiane e 60 espositori.

Lo scorso anno, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma wine monitor su base doganale, la Cina ha acquistato vino per un valore complessivo di oltre 2,4 miliardi di euro ed è ormai a un passo dalla top 3 dei buyer mondiali (Usa, Regno Unito e Germania). L’Italia, quinto Paese fornitore, ha chiuso il 2018 con un valore delle vendite a 142,3 milioni di euro (-0,2% sul 2017) a meno un milione di euro dalla Spagna, al quarto posto e con una crescita del prezzo medio del 3,1%. Market leader, sebbene in calo (-7,2%), è sempre la Francia (903 milioni di euro), seguita da Australia (660 milioni di euro) e Cile, in rimonta anche grazie al favorevole regime dei dazi.

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