Politica

Ventura: “Salvini abile, può mangiarsi il M5S”

Come suggerivano i sondaggi nazionali, il turno di domenica delle amministrative ha detto che la Lega vola, il Pd sembra tenere e il M5S soffre.
“Sono dati che confermano le aspettative. C’è un effetto trascinamento da parte di Salvini. E allora diciamo che forse la leadership qualcosa conta”, spiega la politologa Sofia Ventura. “E la leadership di Di Maio”, continua, “non è sicuramente forte o visibile come quella di Salvini, la cui campagna elettorale permanente, le cui posizioni molto dure attirano una buona parte degli elettori, anche se questo era un test locale. E questo dato ci dice anche che forse c’è una fetta rilevante dell’elettorato 5Stelle disponibile a spostarsi da una parte e dall’altra. Sappiamo che il M5S ha queste due componenti: quella originaria in particolare che viene da sinistra, e un’altra più recente che arriva dal centrodestra: quest’ultima si sposta con più facilità”.
Lo schema in cui uno guadagna e l’altro perde non rischia di avere effetti sul governo?
“Mah, è difficile fare previsioni. Per ora diciamo che il M5S, Di Maio in particolare, al governo ci vuole stare. Probabilmente il prezzo che finora è stato disposto a pagare è stato quello di farsi imporre la linea dalla Lega. Bisogna vedere in prospettiva quanto potrà durare, quanto in altre occasioni elettorali potrà essere costoso per i 5Stelle. Per cui sono un po’ tante le variabili: appunto l’andamento del consenso per il Movimento, il rapporto tra i due leader… Ma il M5S è un partito molto particolare, ogni tanto qualcuno la butta lì come battuta, però c’è una riflessione interessante…”
Quale?
“E se Casaleggio a un certo punto decidesse di puntare su Salvini?”
Con la fusione dei due partiti, intende?
“Non lo so… Se uno segue l’analisi che ha fatto Jacopo Iacoboni del M5S ne emerge una macchina per creare consenso dai contenuti abbastanza indefiniti, fatta eccezione per la grande contrapposizione popolo-élite. La macchina può essere guidata da uno come dall’altro. La questione è: quanto Di Maio è leader? Non lo so, pongo una domanda. Quindi bisogna vedere i rapporti tra Di Maio e Casaleggio. Possiamo solo mettere insieme i pezzi, capire le variabili del gioco”.
Ha detto che la leadership conta: siamo ancora ai partiti personali da 2a Repubblica?
“La seconda Repubblica ha avuto sostanzialmente un partito personale che era Forza Italia, poi altri micropartitini di quel tipo come l’Idv di Di Pietro. Quindi è arrivato il Pd che si è talmente personalizzato da trasformarsi in un quasi partito personale, prima di questa situazione in cui non è più definibile, forse perché non esiste più. Detto questo, leadership non vuol dire partito personale. Credo che la Lega abbia comunque subito una forte personalizzazione con Salvini, che è molto abile, e molto più studiato di quanto non appaia. Ha dietro un gruppo di comunicatori molto bravi”.
Vero: è molto efficace anche sui social.
“A differenza del Pd, allo sbando completo anche da quel punto di vista”.
A proposito del Pd: dopo la botta alle politiche ora pare tenere.
“Sì, si rimpicciolisce sempre più, in modo molto lento. Le roccaforti forse tengono. Anche perché ha tutto un network pubblico-economico-sociale-istituzionale, chiamiamolo così. Per ora ha raggiunto una sorta di zoccolo duro. Che in prospettiva può essere eroso. In ogni caso ci sono anche situazioni locali diverse da quella nazionale”.
Lei è critica sulla situazione femminile, in politica e sui media, in Italia Al G7 di fronte a Trump c’erano Merkel, May, Lagarde. Un altro mondo?
“Sicuramente negli altri paesi europei, ma anche negli Usa, la situazione è molto più avanzata. Forse anche perché siamo in una fase di crisi, pensi alla May, ed è notorio che le donne vengono chiamate a gestire le crisi”.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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