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Umbria, lo scandalo sanità epifenomeno di un potere putrefatto. Ecco le accuse

Da sinistra Catiuscia Marini, Gianpiero Bocci e Luca Barberini
In tutto gli indagati sono 35, quattro agli arrestati. Sei le misure interdittive disposte della durata di sei mesi, ben 34 i capi d’imputazione. Dalle accuse dei magistrati emerge un 'sistema' che va smantelato perché pericoloso per la regione. E allora, al di là dei procedimenti giudiziari che sono l’epifenomeno della putrefazione e dello scadimento civile e morale di un potere del Pd e del centrosinistra ormai vuoto, ci sono le responsabilità politiche. Che non sono penali, ma che sono senza appello.E che hanno nomi e cognomi precisi
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di Matteo Borrelli

 

Che questa legislatura regionale sarebbe finita male, con un giudizio duramente negativo dei cittadini nei confronti dell’Amministrazione Marini, era cosa risaputa. E che il Pd umbro avesse avuto un processo di degrado, diventando un sacco vuoto tenuto su solo dalla gestione del potere, era ormai chiaro. Infatti, laddove perde il potere, vedi Perugia, il sacco dem s’affloscia irrimediabilmente.

 

Insomma, che tutto sarebbe finito male (persa Perugia, persa Terni, persi molti comuni, importanti e non, c’era la consapevolezza che a Perugia nel voto di maggio sarebbe stata un’altra sonora sconfitta e che alle elezioni regionali del prossimo anno il centrosinistra sarebbe stato duramente battuto, dopo quella che senza dubbi è stata la peggiore amministrazione regionale umbra del dopoguerra) era nel conto. Ma non era nel conto che sarebbe finita malissimo.

 

Perché, non facciamo gli ipocriti, un conto è la vicenda giudiziaria, un conto è il giudizio morale. Una persona indagata è innocente fino a sentenza definitiva, ed è giusto così. Ma il giudizio morale è un’altra cosa. Si può essere assolti perché l’accusa non riesce a provare pienamente le cose, perché nel processo alcune prove non vengono considerate in quanto la procedura della loro raccolta non è avvenuta secondo le strette modalità prevista dalla legge e così via. Ma, ripetiamo, il giudizio morale è un’altra cosa.

 

Ad esempio, sempre a Perugia, alla Provincia, qualche anno fa ci fu una famosa inchiesta sui furbetti del cartellino, con tanto di riprese video del reato, ma nel processo le prove cruciali caddero perché l’accusa non aveva rispettato tutte le procedure previste dalla legge per fare di quelle prove un elemento (in quel caso chiave) del processo. Morale, per la legge quegli accusati sono giustamente innocenti in conseguenza di errori tecnico-giuridici dell’accusa che portano alla ‘scomparsa’ nello processo di quelle prove, ma moralmente il fatto resta. In altre parole, esiste una verità giudiziale e una verità reale e spesso le due cose non combaciano, perché giustamente il nostro ordinamento giudiziario è fortemente garantista, per cui è meglio un colpevole fuori che un innocente dentro.

 

Separiamo quindi il procedimento giudiziario di questa triste vicenda della sanità umbra, che avrà il suo percorso, da quello morale che emerge dalle carte della Procura nell’indagine che ha portato all’arresto del segretario regionale (ed sottosegretario agli Interni nei governi Letta-Renzi-Gentiloni) del Pd, Gianpiero Bocci, dell’assessore regionale Luca Barberini, del direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, Emilio Duca (considerato negli ambienti politici e sanitari la longa manus del ‘sistema’ del centrosinistra-Pd nella sanità regionale e quello che dalle carte della Procura sembra messo peggio), del direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera Maurizio Valorosi. Sono indagati anche la presidente della Regione, Catiuscia Marini (oggetto, come altri indagati, di perquisizioni effettuate dalla Guardia di finanza nel proprio ufficio e nella propria abitazione) e il supermanager della Sanità Walter Orlandi, considerato negli ambienti politici e sanitario il ‘presidio’ della corrente Marini del Pd nella sanità umbra.

Insomma, in tutto gli indagati sono 35. Sei le misure interdittive disposte della durata di sei mesi, ben 34 i capi d’imputazione.

 

Questi numeri, agli occhi dell’accusa che ne traccia chiaramente il quadro, fanno emergere un ‘sistema’.

Qui abbiamo, sempre secondo le carte che riportano le accuse dei magistrati e che il Corriere dell’Umbria riporta nei particolari, un quadro maleodorante, una suburra di un potere ormai vuoto di valori civici e morali.

Abbiamo, sempre da quello che emerge dall’accusa, personaggi piccoli-piccoli, il cui unico orizzonte è il potere – con le relative faide – espressione di un declino valoriale, morale, politico, civile, sociale che sono il contraltare del giudizio negativo maturato dai cittadini umbri su un centrosinistra e un Pd ormai, per usare parole gentile, del tutto ‘inadatti’ a governare bene e con rigore morale una regione.  Perché ne offrono un volto sfigurato.

 

Al di là delle colpevolezze o meno che emergeranno nel processo, visto che molto di questi personaggi vengono dal vecchio Pci, se tornasse in vita uno come Berlinguer li prenderebbe a calci nel sedere uno ad uno, senza attendere le sentenze.

 

Vale la pena, a questo proposito, riportare i passi del Corriere dell’Umbria, che appare il più documentato sulla vicenda.

 

(…) “sarebbero otto le procedure di selezione del personale “condizionate illecitamente” durante il periodo delle intercettazioni telefoniche che hanno portato all’inchiesta sulla sanità umbra. “L’alterazione dei risultati della selezione – si legge nell’ordinanza del gip di Perugia – è avvenuta mediante reiterati reati di rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico in atto pubblico e abuso d’ufficio compiuti mediante la comunicazione a terzi interessati delle tracce d’esame, e inoltre indirizzando la Commissione in ordine alle valutazioni da assegnare ai candidati”.

Nell’ordinanza d’arresto del gip di Perugia che ha portato alla luce lo scandalo della sanità umbra si legge tra l’altro di una presunta “alterazione della procedura concorsuale consistita nella manipolazione dell’esito del sorteggio dei componenti della commissione esaminatrice”.

Un video documenta come il direttore generale dell’ospedale di Perugia, Emilio Duca, “avesse con sé le tracce delle prove scritte del concorso e le dovesse portare in ’consiglio regionale’, per consegnarle all’assessore regionale Luca Barberini, il quale risulterà in effetti dal prosieguo delle conversazioni il soggetto più interessato all’esito della procedura e quello anche più ascoltato”. Questo emerge ancora dall’ordinanza emessa dal gip di Perugia. In particolare, l’ordinanza fa riferimento alla “conversazione intercettata” e alle “immagini captate presso l’ufficio di Maurizio Valorosi il giorno prima delle prove scritte”.

Tra le conversazioni captate all’interno dell’ufficio di Emilio Duca, tra gli indagati dell’inchiesta di Perugia sulla sanità, lo stesso Duca “indicava chiaramente come sponsor” di uno dei candidati da ’sponsorizzare’ a scapito di altri candidati ai concorsi per incarichi ospedalieri un certo ‘assessorato”, riferendo “inoltre di un colloquio avuto in proposito anche con la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, si legge sempre nell’ordinanza del gip di Perugia.

A Bocci il gip fa riferimento per due conversazioni intercettate all’indagato Duca, dg dell’ospedale di Perugia. Nella prima, del 9 maggio 2018, Duca parla con Alvaro Mirabassi, vicepresidente del consiglio comunale di Perugia: “Anche il Mirabassi chiede di avere le tracce della prova scritta che si terrà il 16 maggio e il Duca lo rassicura aggiungendo inoltre che avrebbe dovuto darle anche a ’Gianpiero’ (dovendosi intendere evidentemente l’onorevole Bocci)”, si legge nell’ordinanza. Nella seconda intercettazione e in altre a seguire si conferma “la necessità avvertita da entrambi di far combaciare i diversi interessi clientelari, in particolare quelli segnalati dai predetti Barberini (assessore regionale alla Salute, ndr) e Bocci, al quale, ultimo, il Duca ripromette di consegnare le tracce scritte l’indomani”. Il gip riporta l’intercettazione nella quale Duca dice: “Ah, anche Bocci è a Roma, me lo ha detto lui, ora gli mando un messaggio e domani pomeriggio, quando tornava su, gli porto le domande”.

 

 

Dalle accuse della Procura emerge il degrado a cui siamo giunti nella regione. Ed emerge la necessità di fare piazza pulita dell’attuale ceto dirigente. E il quadro basta e avanza per appoggiare in toto i provvedimenti dell’attuale Governo che, per questi tipi di reati, inaspriscono le pene e ampliano le capacità di azione anti corruzione.

Qui non interessano i destini personali degli indagati, che si difenderanno nel processo, ma il quadro che emerge. Che è maleodorante. E che ormai rappresenta un fardello per una regione da tempo in declino anche per l’inadeguatezza del suo ceto dirigente, non solo politico.

 

 

Come tutti i poteri che diventano vuoti di civismo e di idealismo, anche quello del centrosinistra umbro sembra ormai al suo stadio terminale. E i poteri allo stadio terminale diventano arroganti.

 

 

Un episodio del tutto minore, che riguarda la nostra categoria di giornalisti, è stato per anni lo specchio di questa arroganza. Ma dimostra la pervasività del ‘sistema’, pervasività che – come emerge sempre più – è anche componente essenziale del suicidio politico e civile del ‘sistema’ stesso. Il sindacato dei giornalisti umbri ha più volte protestato per il fatto che l’addetto stampa dell’Azienda ospedaliera di Perugia (o dell’ospedale di Perugia) fosse – e sia – un pensionato, che non risulta iscritto alla sezione ‘professionisti’ dell’Ordine dei giornalisti, ma a quella ‘pubblicisti’. Con tanti bravi giovani giornalisti – molti dei quali professionisti – a spasso, il sindacato giornalisti ha più volte fatto presente che sarebbe stato opportuno bandire un concorso ed effettuare un’assunzione come si deve, non tenere un pensionato. Bene, la rete di protezione del ‘sistema’, con una scusa o con un’altra, ha finora impedito che ciò avvenisse. È illegale tenere un pensionato come addetto stampa di una struttura pubblica? No, non lo è. Ma è decisamente inopportuno. Ma il ‘sistema’, ormai putrefatto, ormai non si rende più conto di ciò che è opportuno e di ciò che non lo è.

 

 

È per questo che questo potere putrefatto, quindi privo di freni inibitori, va ormai guardato a vista. Perché nulla può più dare all’Umbria, solo farla continuare in un declino che prosegue ininterrotto dall’inizio degli anni Duemila. E nelle spire dei propri spasimi è capace di tutto. Ormai, è la triste realtà, ogni cosa che fa questo potere va guardata con sospetto. Ed è consolante sapere che c’è una magistratura attenta. Alla quale i cittadini possono rivolgersi con fiducia per difendersi da un potere arrogante e ottuso, finché riuscirà a restare in piedi.

 

 

E allora?

 

E allora, al di là dei procedimenti giudiziari che sono l’epifenomeno della putrefazione e dello scadimento civile e morale di un potere ormai vuoto, ci sono le responsabilità politiche. Che non sono penali, ma che sono senza appello.

 

Così, per restare alla Regione, è evidente che le responsabilità politiche – che non sono penali, sia chiaro – vanno individuate in primis nella presidente Marini (non a caso caduta via via nel gradimento degli umbri, fino a crollare al terzultimo posto secondo l’annuale ‘Governance poll’ pubblicata da Il Sole 24 Ore sul gradimento dei presidenti di regione), e poi nel ceto dirigente del centrosinistra umbro, non a caso ormi alle prese con una crisi gravissima di consensi, aggrappato ormai all’unico – ma importante – potere che di fatto gli è rimasto: la Regione.

 

Di questo ceto dirigente non più in grado di fare alcunché di buono speriamo che gli umbri facciano piazza pulita nelle cabine elettorali. Per il bene della regione va voltata pagina, dimenticando questi 10-20 anni che nella storia umbra resteranno iscritti come tra i peggiori, se non proprio i peggiori.

 

Da qui alle elezioni regionali manca un anno, forse. Perché gli sviluppi di questa inchiesta potrebbero anticipare la fine della legislatura. Ormai l’attuale giunta regionale, e l’attuale maggioranza, appaiono come dei ‘morti viventi’. Prima finirà questa agonia politica, meglio sarà. Anni da dimenticare, personaggi da scordare che, si spera, finiranno nel dimenticatoio. Non se ne sentirà la mancanza.

 

 

Infine, un moto di simpatia per due personaggi che rischiano passare per la ‘foglia di fico’ di un sistema che viene giù pezzo a pezzo. Si tratta del candidato sindaco del centrosinistra a Perugia, Giuliano Giubilei, e di Walter Verini, nominato ieri commissario del Pd regionale dopo che Gianpiero Bocci, in seguito al provvedimento giudiziario di cui è stato destinatario, si era autosospeso dalla carica.

Giubilei e Verini sono due ottime persone, ma dubitiamo che in queste condizioni, al di là delle loro importanti capacità personali, possano fare molto. Rischiano di finire nel tritacarne del giusto disgusto della pubblica opinione verso un ‘sistema’ così iniquo. E non lo meritano.

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