Economia

Tria sotto attacco della maggioranza: “Stop o lascio”

Giovanni Tria nel tritacarne tra M5S e Lega. I primi insistono perché trovi maggiori risorse per il reddito di cittadinanza, lui chiama Conte e minaccia le dimissioni (notizia smentita dai Cinque Stelle)
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Il ministro dell’Economia Giovanni Tria sarebbe pronto a dimettersi. Colpa dell’attacco ricevuto dal Movimento 5 Stelle per il varo del reddito di cittadinanza (troppo prudente Tria, secondo gli iscritti pentastellati), ma soprattutto per le ‘manie’ di protagonismo che avrebbe l’esponente dell’esecutivo. Luigi Di Maio e i suoi seguaci da settimane fanno pressioni su Tria che, questa volta, decide di fare un passo in più, chiamando il premier Giuseppe Conte: “Presidente, se il problema sono io, vorrei fosse chiaro che sono pronto a fare un passo indietro, anche subito”.

In realtà, le voci di dimissioni sono state successivamente smentite (dai Cinque Stelle). Ma gli attriti ci sono eccome. “Risulta infondata la notizia secondo cui il M5S avrebbe esercitato pressioni sul ministro Tria, anche in riferimento a sue possibili dimissioni”. La telefonata a Conte, con tanto di ultimatum, ci sarebbe però stata. I pentastellati sarebbero insoddisfatti per le poche risorse a disposizione per il reddito di cittadinanza. Anche se, pubblicamente, le smentite fioccano: “I 5S sono consapevoli che il reddito di cittadinanza potrà essere introdotto gradualmente e che forse sarà inevitabile considerare una platea iniziale ridotta”. Resta però un cavallo di battaglia di Di Maio, così come la flat tax è quello di Salvini.

La manovra economica conterrà entrambi gli interventi, ma in maniera leggera. Così come il ritocco all’età pensionabile, alle pensioni d’oro e alla pace fiscale. Di Maio e Salvini si vedranno al più presto per trovare una sintesi tra le varie ‘battaglie’ che stanno combattendo su fronti diversi. Tria finora si è trovato nel mezzo, costretto a fare i conti della serva per recuperare risorse per uno e per l’altro. E’ possibile che al vertice partecipino anche il premier Conte e proprio il ministro Tria. Il 21 settembre l’Istat comunicherà l’aggiornamento sui conti, subito dopo il Governo dovrebbe approvare l’aggiornamento del Def con il nuovo quadro programmatico.

Tria vuole tenere il deficit sotto il 2%, Lega e M5S sono d’accordo per alzare la soglia oltre questo limite. La manovra dovrebbe avere una portata di 30 miliardi: 13 per eliminare l’Iva in maniera definitiva, 5 per la flat tax, 8 per il reddito di cittadinanza (ma c’è chi parla di 13), 7 per quota 100 sulle pensioni, 2 per le spese indifferibili. Per la copertura delle spese, 3 miliardi saranno recuperati all’interno del sistema previdenziale, 2 dalla riduzione delle detrazioni fiscali, 2 da tagli alla spesa. Poi si userà il deficit nella misura massima che il negoziato con l’Ue renderà possibile. Il gettito della pace fiscale servirà per coprire le spese, ma solo una tantum.

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Alessandro Pignatelli

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