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Supercoppa al veleno: Juventus-Milan a Gedda per un pugno di euro

Viaggio negi intrecci finanziari tra Italia e Arabia Saudita: siamo il nono partner economico dei sauditi con un volume di affari da 6,7 miliardi di euro. Tutti i particolari dell'accordo con la Lega nell'ottica del 'Vision 2023'
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E’ un fatto che le logiche commerciali prevalgono, nella vicenda della disputa della Supercoppa Italiana tra Milan e Juve a Gedda, in Arabia Saudita, un paese che non rispetta i diritti umani e civili.
Senza entrare nel merito morale, sin troppo discusso e discutibile, in questa sede ci atterremo ai dati economici e finanziari che testimoniano un evidente matrimonio di interesse. L’Italia è uno dei dieci partner principali a livello economico per l’Arabia Saudita grazie a decine di aziende che esportano e operano nel paese. Gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2017 quando l’Italia risultava il nono partner dell’Arabia, con un volume di flussi commerciali di 6,7 miliardi di euro. Dall’Arabia l’Italia esporta soprattutto macchinari (1,4 miliardi), derivati del petrolio (386 milioni), materiale e apparati elettrici (292 milioni), lavorati in ghisa, ferro e acciaio (212 milioni) e mobili (187 milioni). Importa petrolio e derivati, materie plastiche e prodotti chimici organici, mentre da noi non è stato preso alcun provvedimento nei confronti del traffico d’armi arabo al contrario di altri paesi europei. Anzi, peggio, ci sono dati ufficiali che nessuno contesta: secondo l’Ambasciata saudita a Roma, nel 2017 l’Italia ha venduto armi all’Arabia per 45.650.475 euro. Dall’Italia, i sauditi hanno comprato, tra il 2013 e il 2017, l’1,5% dei suoi armamenti, come spiegano gli svedesi del Sipri. Questi i freddi dati di un rapporto commerciale che il Calcio ha deciso di incrementare in occasione dell’11esima Supercoppa Italiana su 30 da disputare all’estero il prossimo 16 gennaio, grazie all’accordo firmato nel giugno scorso e dunque prima dell’omicidio del giornalista Khashoggi. Accordo che prevede la disputa di tre finali di Supercoppa Italiana in cinque anni in Arabia in cambio di 7,5 milioni di euro, che per la Lega rappresentano un incremento rispetto a quanto incassato nelle precedenti edizioni estere. Non è un mistero che il nostro calcio fa fatica ad esportarsi a differenza di quanto accadeva negli anni del boom e che la Lega deve rientrare dei 100 milioni della differenza sulla vendita dei diritti televisivi esteri del campionato, che ha fruttato 280 milioni di euro invece dei preventivati 380. Da parte araba l’evento, insieme a tanti altri eventi internazionali (la Race of Champions di Moto, le World Series of Boxing e lo European Tour di Golf che arriverà a febbraio al Royal Greens Golf and Country Club di King Abdullah Economic City) rientra nell’ambito di un disegno più ampio denominato Vision 2030, che punta ad aumentare il numero di praticanti sportivi e ai progressi nella condizione sociale. Il dilemma è tutto qui: appoggiare questi piccoli passi avanti graduali in nome di un non nascosto interesse oppure rinunciare per dare un segnale forte contro chi viola i diritti civili?

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