Politica

Su Orbán il riposizionamento grillino

Atmosfera incandescente in Europa (e in Italia): ce l’ha fatta la pasionaria verde Sargentini, un’olandese che a detta di chi la conosce è una che non molla. Il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione dell’eurodeputata che chiede l’applicazione dell’articolo 7 nei confronti di Orbán per aver violato principi fondamentali.
Web Hosting

di Plebeo

La parola passa ora al Consiglio, che è composto da premier e capi di Stato dell’Unione e, forse, la sentenza non verrà mai pronunciata (la Polonia annuncia il veto).
La Sargentini viene da un Paese dove la tolleranza è di casa e porta nomi prestigiosi come quelli di Erasmo da Rotterdam e di Spinoza. Ma è anche il Paese di quel premier che ha apostrofato gli islamici in questo modo: “Siate normali o andatevene”. Tanto per un minimo di chiarezza. Ora Orbán rischia? Prospettiva remota, e comunque non si va lontano da una sanzione che prevede di sospendere il voto. Il valore è altro: forse, dopo il voto svedese, si apre già la lunga campagna elettorale fra i sovranisti e i loro avversari in vista delle elezioni europee del prossimo anno.
Quelle, per intenderci, che nella visione della Merkel dovrebbero portare un tedesco alla guida della Commissione. Nel voto, Lega e Cinquestelle si sono divisi. Salvini con Orbán, gli altri contro. E non è una diversità di opinione ‘fisiologica’, in quanto invece sembra aver l’aria di un altolà di Grillo e Casaleggio nei confronti di un Salvini che galoppa nei sondaggi (al Nord la Lega è data su percentuali da Belle Époque democristiana) e che si impone rispetto a Di Maio anche nelle decisioni interne, scelte economiche in primis. E allora il ‘fermate Orbán’ si traduce da noi in ‘fermate Salvini’.
Con la campagna sull’immigrazione il leader leghista si è consolidato presso l’elettorato e finora a poco sono valse la raffica di proteste e denunce politiche e le inchieste giudiziarie. Il presidente della Repubblica è tornato a porre dei paletti, ribadendo che nessuno è al di sopra della legge e che il ruolo dei magistrati deriva dal dettato costituzionale.
Salvini però procede per la sua strada: ha ragione Mattarella, processatemi pure, ma io continuerò a chiudere i porti a scafisti e trafficanti di esseri umani. Evidentemente pensa in questo modo di mettere al sicuro la sua… discussa ma non ristretta popolarità. Ma la vera sfida avverrà sulla legge di stabilità. Il voto europeo annuncia aria di tempesta. I Cinquestelle probabilmente temono di veder ridimensionato il loro migliore cavallo di battaglia: il reddito di cittadinanza. Se tutto comincia, come ha sostenuto Tria, ci deve essere pure il suo avvio, parola di Di Maio.
E non qualche mancia ai pensionati poveri o una pura e semplice ‘dotazione’ di risorse per modernizzare i centri dell’impiego. Salvini invece tiene duro su due tasti che specialmente al Nord fanno breccia: pensioni e tasse. Anzi sulla quota 100 alza il prezzo: l’età richiesta non sarà come si pensava 64 anni ma 62.
Un avviso ai naviganti, per ora sulla stessa nave. Quanto al fisco è facile intuire che potrebbe aprirsi all’interno della maggioranza una vertenza condono. Alias pace fiscale. Salvini che fiuta il riposizionamento dei Cinquestelle su posizioni di sinistra ha spiegato che non vuol fare contenti i ricchi evasori di professione ma i poveri cristi colpiti dalla recessione e che non ce la fanno ad andare avanti. Siamo al gioco della corda: si tira nella speranza che chi è all’altro capo molli la presa. Siamo solo alla verifica di posizioni ‘contrattuali’ o a qualcosa di più? La diffidenza reciproca se fosse uno spread di certo sarebbe ai massimi.
Probabilmente era inevitabile: il contratto di governo costituiva la piattaforma di forze molto diverse ma simili nell’aver sbancato in termini di consenso. Ammainare le proprie bandiere proprio per questo enorme retaggio popolare era impensabile. La situazione economica non certo brillante, i mercati, i moniti di Bce e Bruxelles hanno fatto capire che il sentiero della manovra economica sarebbe stato stretto. Il guanto di sfida all’Europa è tornato rapidamente in tasca. A maggior ragione però le poche risorse, quelle vere, a disposizione diventano terreno di contesa nel quale esibire le ragioni dei propri elettorati.
Salvini in anticipo ha pensato bene di giocare il jolly dell’immigrazione e ha accelerato. Poco o nulla lo ha frenato l’azione di un’opposizione inesistente, mentre i pentastellati sono stati presi in contropiede. Ora provano a riequilibrare la situazione. Guardano a sinistra?
Chissà, ma anche ammesso che sia così quale sinistra oggi sarebbe pronta a una nuova dialettica politica? E poi in quale direzione? La priorità resta per Lega e Cinquestelle quella di durare. Ma non è semplice.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

Sfoglia Gratis l’edizione di oggi:

ULTIMA EDIZIONE NCN

on-line tutti i giorni tranne il lunedì

manifesto


Web Hosting