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Savona: le tentazioni antidemocratiche del capitalismo mondiale di oggi

Paolo Savona, ministro agli Affari europei
Aver affidato all’economia le vicende geopolitiche provoca reazioni. “Si determinano finalità distorsive sulle condizioni competitive tra Stati e grandi imprese, con conseguenze sui ceti più deboli”. “In questo quadro di ribaltamento delle relazioni internazionali tra grossi attori politici, l’Ue pare come un vaso di coccio tra vasi di ferro”.
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Ecco l’intervento del ministro agli Affari europei, Paolo Savona, (“Capitalismo mondiale, le tentazioni antidemocratiche”), pubblicato nell’edizione odierna del Nuovo Corriere Nazionale. Per leggere gratuitamente l’edizione digitale sfogliabile da pc, tablet e smartphone basta andare su https://www.nuovocorrierenazionale.com.Per andare direttamente all’edizione di oggi del giornale sfogliabile il link è: https://www.nuovocorrierenazionale.com/edizione-digitale

 

di Paolo Savona*

 

Nel corpo del lavoro (il libro “Globalizzazione, Governance, Asimmetria – L’instabilità e le sfide della postmodernità”) di Giancarlo Elia Valori primeggiano analisi riguardanti il sud est asiatico e il Medio Oriente, dalle quali emergono congiuntamente problemi economici difficili da governare e nuovi conflitti militari di prevalente, ma non unica, matrice religiosa dove i servizi di informazione e sicurezza giocano un ruolo importante nelle valutazioni dell’autore. Una possibile interpretazione della raccolta è che i secondi facciano premio sui primi. Aiuta in tal senso la formazione dell’autore, secondo cui l’economia non sia che un’ideologia mascherata. Non lo sappiamo da oggi, aggiunge Valori. Si tratta di una tesi cara al suo – e anche mio – grande maestro, Francesco Cossiga, che sosteneva come l’economia fosse un grande imbroglio politico. Lascio a voi il giudizio.

 

Aver affidato all’economia il traino delle vicende geopolitiche ha creato reazioni che in democrazia hanno spinto verso un ritorno dei nazionalismi. Quindi vi è una reazione interna allo stesso mercato. O, come si dice oggi, dei sovranismi, di cui non è facile decodificare gli effetti futuri, al di fuori della quasi certezza che lo sviluppo economico globale ne partirà, ridando fiato agli armamenti e alla competizione militare, ovviamente nella speranza che non nasca una spinta perché questi strumenti militari vengano utilizzati.

 

Invero Valori ha chiaro in mente, e lo dice espressamente, che le guerre hanno assunto un contenuto diverso dai conflitti fisici materiali a seguito dello sviluppo delle tecniche cibernetiche, usate al di là dei contributi che esse danno nello sviluppo perché industrie esse stesse, quindi promotrici di sviluppo.

 

Si determinano insomma finalità distorsive sulle condizioni competitive tra Stati e grandi imprese, con conseguenze economiche sugli strati più deboli della popolazione mondiale, dando fiato all’emigrazione e alle reazioni violente delle popolazioni affamate, o reazioni che con un po’ di fantasia vengono chiamate ‘primavere’. Il quesito se siamo di fronte a un’inversione di relazione tra causa ed effetto, tra competizione geoeconomica e competizione geopolitica, non trova per ora una chiara espressione, perché è impossibile che l’abbia allo stato attuale delle conoscenze. Noi sappiamo solo che la spesa degli armamenti cresce, ma tutti i sintomi che vi sia questa inversione esistono.

 

Il mondo offre una prima evidenza pericolosa almeno dal punto di vista delle relazioni internazionali, dove i regimi autenticamente democratici vedono prevalere Paesi reti da regimi che non lo sono, o lo sono solo in modo formale (mi riferisco alla mera presenza di votazioni).

 

Le tentazioni antidemocratiche del capitalismo mondiale trovano oggi accoglienza politica e questa situazione ci allontana dalle conquiste della modernità – che è la mia interpretazione che Valori dà del concetto di post-modernità – che dava allo sviluppo materiale un significato più ampio, quello della politeia dei filosofi greci, ossia l’organizzazione del bene comune,  dove la valorizzazione dell’individuo resta un tema centrale, e non quella del ritorno alla competizione dura fra Stati, dove il peso delle armi conta più di quello delle merci fino a determinare l’entità e la direzione degli scambi, poiché la dimensione della finanza sovrasta la produzione di beni reali.

 

La via militare allo sviluppo getta un’ombra pesante sulla ricchezza mondiale e il benessere delle popolazioni, proprio nel momento in cui si ha maggiore necessità delle relazioni geopolitiche multilaterali.

 

In questo quadro di ribaltamento delle relazioni internazionali tra grossi attori politici, l’Unione europea pare come un vaso di coccio tra vasi di ferro, in un momento di forte turbolenza interna. La stessa Germania, di cui Valori – me concorde – riconosce la capacità di crescere e di avere idee proprie di politica estera che lui afferma, ma qua esprimo un lieve di senso, l’Italia non ha mai avuto, tuttora non concorre per la sua tradizione culturale a ricercare una comune politica di difesa e di tutela degli interessi comuni geoeconomici, puntando quasi tutto sul ribaltamento di una competizione commerciale centrata sul contrappeso che i paesi deboli esercitano sull’euro, consentendo il mantenimento di una sua sopravvalutazione del rapporto di cambio favorevole alle sue esportazioni.

 

I temi trattati nel libro di Valori sono tanti ed è impossibile trattarli tutti. Colgo solo alcune linee di fondo: la trasformazione della competizione economica in competizione militare; la lotta fra le componenti di una stessa religione, come quella musulmana ma non solo; quella in Stati che non sono retti da regimi democratici o caratterizzati da gravi squilibri interni; il richiamo conciliante della Chiesa cattolica al recupero della dimensione religiosa rispetto a quella economica nelle relazioni internazionali.

 

Sul quadro dei rapporti intrattenuti dall’autore con la Nord Corea, egli fornisce una cronaca e una documentazione in materia che tornerà utile agli storici per mettere a fuoco l’oscillazione tra il desiderio potenza che è sempre presente nei grandi Stati e quello di pace che è presente negli Stati più deboli, e anche il desiderio di crescita del benessere non solo in quell’angolo della terra martoriata dalle guerre anche dopo la fine del secondo conflitto mondiale, ma un po’ in tutto il mondo, alla ricerca di un momento di sviluppo e di pace

 

*Ministro agli Affari europei

 

 

 

*Intervento tenuto in occasione della presentazione del libro di Giancarlo Elia Valori “Globalizzazione, Governance, Asimmetria – L’instabilità e le sfide della postmodernità” (Rubettino Editore)

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