Economia

Savona: euro sì ma ecco perché serve il piano B

Il ministro Paolo Savona sostiene il collega Tria, spiega perché esiste un piano B in caso di uscita dall'euro e chiede gradualità nella realizzazione del Contratto di governo

Se il cielo dell’economia si fa più grigio, Paolo Savona fa un passo avanti e mette in guardia da tuoni e fulmini. Ieri in Parlamento è tornato a spiegare quel suo “dobbiamo essere pronti a tutti, anche all’uscita dall’euro”, che tanto scalpore aveva fatto fino a dirottarlo dal ministero dell’Economia a quello attuale degli Affari europei.
Pronti a tutto, anche al cigno nero che non è il film thriller interpretato da Natalie Portman, nei panni di una inquietante ballerina, né un delizioso balletto di Cajkovskji, ma uno choc sui mercati dopo eventi destabilizzanti. Ma, ribadisce Savona, questo non vuol dire che l’Italia voglia uscire dall’euro, bensì che altri potrebbero…spingerla verso l’uscita. Ed essere preparati anche al peggio, che non si vuole, vuol dire seguire la lezione di Bankitalia che non è certo il regno dell’avventurismo, semmai dell’avvedutezza.
Ma perché Savona ritorna su un tema che ha creato dubbi ovunque, perfino al Quirinale stando ai ‘si dice’? Si può immaginare che la situazione internazionale abbia il suo peso nel ragionamento del ministro: dazi e protezionismi, mercati irrequieti, Europa senza una bussola e, soprattutto, una Germania più fragile. Proprio quella Germania che vede nell’euro il marco perduto e che si accingerà probabilmente a mettere un suo uomo alla Bce dopo Draghi. Non a caso Savona insiste sul fatto che il sereno tornerà sull’euro se l’architettura istituzionale e quella economica procederanno insieme in Europa, dando ad essa una più compiuta identità, dalla quale nessuno può sfuggire.
Ma ce ne è anche per l’Italia: le promesse gialloverdi sul piano economico e sociale riaccendono per il ministro nei mercati la curiosità interessata di sapere se la loro attuazione faccia gonfiare ancora il deficit e, in particolare, il già pesante debito pubblico. E qui Savona va in soccorso del ministro dell’Economia: ci vuole prudenza, gradualità, va garantita la sostenibilità dei conti pubblici, mentre si agisce sulla crescita a partire dal rilancio degli investimenti.
Insomma, diciamo noi, Salvini e Di Maio se ne facciano una ragione. Sappiano che nel Governo si manifesta sulla politica economica che riguarda il futuro dell’Italia una sintonia fra Savona e Tria non facile da smontare. Anche perché potrebbe trovare, al di là della questione euro, sponde amiche anche fuori: da Bankitalia alla Confindustria e non solo. Ma siamo poi proprio sicuri che nel mirino di Savona ci sia stata proprio, e solo, la situazione della moneta unica?

Plebeo

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