Politica

Salvini: mai parlato di crisi sulla Tav

Mai parlato di crisi. La testa dura me la tengo. E anzi, essendo invecchiato, è sempre più dura. Con un’opposizione del genere ne facciamo sedici di Tav, ora che questi si rianimano. Sulla Tav mi avvertivano di stare attento a tenere troppo duro perché poi c’era il voto in Senato e io rischiavo il processo, quindici anni di galera.
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di Matteo Salvini*

È una mentalità vecchia e ipocrita: io quello che ho fatto lo rifarei domani mattina, costi quello che costi. Se hai paura è perché hai fatto qualcosa di sbagliato, o perché devi favori a qualcuno. Se qualcuno è ricattabile faccia un altro mestiere, perchè già è difficile così, figurati se hai qualcosa da nascondere o da difendere.
Dopo le elezioni europee, anche se cambieranno gli equilibri politici, per il governo non cambia nulla, sarebbe una buona notizia per gli italiani e gli europei.
Il governo può durare cinque o cinquant’anni. Io ho trovato in Luigi Di Maio una persona corretta, leale e coerente.

La questione Tav

Se devi fare un tunnel devi capire come si fa un tunnel, io non lo so: la discussione è servita, perché sono certo che tutti gli amici al governo hanno capito che oltre alla Tav ci sono oggi 300 cantieri fermi da anni, ed è un’emergenza nazionale sbloccare questi cantieri prima possibile, far lavorare le persone, far viaggiare auto e treni. La Tav è una delle centinaia di opere ferme da anni.

Sulla Tav c’è di mezzo la discussione con la Francia e con l’Unione europea e la revisione del progetto, come previsto, e quindi è una discussione utile per andare avanti.

E, in ogni caso, nel governo in questi nove mesi abbiamo sempre dialogato. Se tagli delle spese e ottieni più fondi da coloro che ne hanno messi di meno, l’analisi può cambiare. La Francia ha più chilometri e vantaggi e la Ue si è detta già disponibile ad aumentare il suo contributo. La posizione dei 5 Stelle sulla Tav è sempre stata contraria e quella della Lega sempre favorevole, e quindi la via mediana prevista dal contratto è una revisione dell’opera. I vertici della Telt (la società Italo-francese responsabile della realizzazione e della gestione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione, ndr) li ho sentiti e abbiamo commentato i contenuti della lettera inviata dal premier Giuseppe Conte.

L’autonomia delle regioni

L’autonomia fa bene alle opere pubbliche, perché se dipendesse dalle Regioni molte opere pubbliche sarebbero già state avviate, invece ci sono i ministeri che bloccano.
Quindi la discussione di questi giorni molto probabilmente serve al governo e al Paese, perché è chiaro che se non aprono i cantieri l’economia non riparte. Io conto che il presidente Conte porti in Cdm a giorni il decreto Sblocca cantieri e la revisione del codice degli appalti. È un’emergenza nazionale sbloccare i cantieri il prima possibile. Quindi conto che lo Sblocca cantieri e il codice degli appalti vedano la luce come decreti urgenti, e non come ipotesi di legge, entro la primavera.

*Intervento effettuato a margine della scuola politica della Lega

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Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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