Politica

Quella stecca di Claudio Baglioni per il Governo e per la Rai

Non sono piaciuti i commenti del cantante e presentatore di Sanremo sulla vicenda migranti
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di Antonio Maglie

Claudio Baglioni: “Se non fosse drammatica la situazione di oggi, ci sarebbe da ridere. Ci sono milioni di persone in movimento, non si può pensare di risolvere il problema evitando lo sbarco di 40-50, siamo alla farsa. La classe politica, quella dirigente e l’opinione pubblica hanno mancato paurosamente. Il Paese è incattivito e rancoroso. Le misure messe in atto dall’attuale governo e dai precedenti non sono assolutamente all’altezza della situazione… Stiamo ricostruendo i muri, non li abbiamo mai abbattuti. E non credo che questo faccia la felicità delle persone”.

Matteo Salvini (ministro dell’interno, Lega): “Baglioni mi piace quando canta, non quando parla di immigrazione. I cantanti cantano, i ministri parlano”.

Teresa De Sanctis (direttrice di Raiuno): “Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di di svago e spettacolo nazionale. Invece, e non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, è stata trasformata nel solito comizio”.
Alberto Barachini (Presidente commissione vigilanza Rai, Forza Italia): “Sono al mio posto a San Macuto sto lavorando in commissione e non commento i retroscena né le provocazioni”.

Giampaolo Rossi (consigliere di amministrazione Rai): “Il vero tema non è il fatto che Baglioni possa esprimere un parere su un tema di grande attualità come è quello sull’immigrazione, ma il fatto che abbia scelto di esprimersi sull’argomento sotto i riflettori della conferenza stampa del Festival di Sanremo”.

Primo Di Nicola (vicepresidente della Vigilanza Rai, M5s): “Mi auguro che il Festival di Sanremo sia uno spettacolo intelligente all’insegna della musica senza ridursi al solito inno al nazionalpopolare. Condito dalle usuali polemiche e dai soliti conflitti di interesse”.

Maurizio Gasparri (parlamentare Forza Italia): “Non condivido le sue idee ma auspico che i toni accesi, aggressivi sul web contro di lui cessino, quando qualcuno viene aggredito sui social mi dispiace sempre. Detto questo è vero che ciascuno dovrebbe dedicarsi soprattutto alla sua attività”.

Articolo 21 della Costituzione, primo comma: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

La Lega ha presentato un disegno di legge per reintrodurre nella scuola l’ora di educazione civica. Dovrebbe servire anche per far conoscere meglio la Costituzione. Ma se questo è uno dei suoi fini, allora bisognerebbe renderla obbligatoria anche alla Camera e al Senato vista la scarsa conoscenza della nostra Carta che emerge dalle polemiche scatenate dalle dichiarazioni di Claudio Baglioni sul tema delle migrazioni e delle due navi che il 9 gennaio ancora vagavano nel Mediterraneo senza una meta certa. L’intervento, nel corso della conferenza-stampa di presentazione del festival di Sanremo, ha destato grande scandalo soprattutto tra le fila del governo, della maggioranza e di una parte (quella di destra) dell’opposizione.
Eppure basterebbe una lettura, persino superficiale, dell’articolo 21 per sapere che Baglioni ha semplicemente espresso una sua opinione e non si è macchiato né del reato di lesa maestà, né ha sbagliato luogo in cui manifestarla (la Costituzione esclude che ve ne siano alcuni deputati). La libertà di espressione (in modi civili) riguarda tutti non essendoci un comma in cui si afferma che “i cantanti cantano, i ministri parlano”. Possono parlare pure i cantanti così come cantano i politici semmai in birreria dopo una rimpatriata a Pontida (anche se in questo caso le performance di Baglioni sono preferibili). Il problema delle classi di governo (tutte ma quella attuale sembra particolarmente impegnata in materia) è che si ritengono baciate dal dogma dell’infallibilità che ormai nemmeno il Papa rivendica. Nessuno è infallibile, nemmeno i ministri e nemmeno i governi. Per questo a tutti noi è concesso esprimere delle opinioni che siano più o meno condivisibili; un diritto che riguarda anche i “buonisti” o “i frustrati di sinistra” spesso evocati da alcuni esponenti dell’attuale governo. E, d’altro canto, non si capisce perché la cattiveria debba essere elevata a virtù mentre la bontà retrocessa a difetto.

Ma quel che sinceramente preoccupa è il fatto che una direttrice di Raiuno, luogo in cui si fa comunicazione e la libertà di pensiero e opinione dovrebbe essere punto di riferimento intangibile, quasi scarichi Baglioni (un giornale, La Stampa, assicura che l’abbia proprio scaricato per il prossimo anno). Né si capisce come persone che nell’articolo 21 dovrebbero vedere una ragione di vita prima ancora che professionale (avendo fatto i giornalisti), non abbiano avvertito il bisogno di difendere un principio, non un’opinione. Alberto Barachini è stato giornalista a Mediaset. Primo Di Nicola nel suo curriculum ricorda l’antica collaborazione all’inchiesta de L’Espresso che portò alle dimissioni di Giovanni Leone. Quell’inchiesta fu figlia dell’articolo 21, cioè di una libertà di espressione che può essere dolorosa e lo comprese molto bene il presidente della Repubblica che si ritrovò a rispondere anche di colpe di cui non si era macchiato tanto è vero che i radicali (in particolare Marco Pannella ed Emma Bonino) che in quella campagna furono particolarmente attivi, venti anni dopo presentarono lealmente le proprie scuse.

In quell’intervento, Baglioni manifestava la sua amarezza per il clima di rancore che caratterizza il Paese nell’attuale periodo storico. Anche questa è una opinione diventata condivisibile nel momento in cui la grancassa dei social ha cominciato a massacrarlo perché contrario a quello che è oggi il pensiero dominante in materia di immigrazione. Ma forse il cantante si riferiva a ciò che solo qualche ora prima era accaduto a una sua collega, Annalisa Minetti, messa letteralmente alla gogna in quanto rea di aver voluto un secondo figlio pur essendo non vedente. Cosa c’entri la vista con il desiderio di maternità è sinceramente incomprensibile e, comunque, l’opinione è così abominevole e intellettualmente frustrante da non meritare alcuno sforzo di comprensione.

Baglioni ha detto quel che pensava su una materia, le migrazioni, di cui si occupa (per la sua parte e con i suoi mezzi) da più tempo del ministro Salvini: forse non è un esperto, sicuramente però è una persona informata e impegnata. Non è obbligatorio uniformarsi al pensiero dominante, non è obbligatorio portare il cervello all’ammasso e questo indipendentemente dal colore dei governi.
Anzi, la qualità di una democrazia è definita proprio dal rispetto delle opinioni minoritarie.

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