Politica

Quartapelle: “Pensiamo a Nasrin, ma anche qualche nostro politico ha il Medioevo in testa”

Pena pesantissima quella inflitta a Nasrin Sotoudeh, che altro non fa che confermare la natura fascio-religiosa del regime assolutista islamico dell’Iran, qualora ci fossero ancora dubbi. Avvocato iraniano per la difesa dei diritti umani, premio Sakharov concesso dal Parlamento europeo nel 2012, braccio destro della premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, la pena inflitta a Nasrin è di 38 anni di carcere più l’umiliazione di 148 frustate, vergogna di alcuni paesi islamici che nel terzo millennio ancora tengono in uso questa punizione medioevale.
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di Liliana Chiaramello

Le motivazioni della sentenza sono “collusione contro la sicurezza nazionale, propaganda contro lo stato, istigazione alla corruzione e alla prostituzione e apparizione in pubblico senza hijab”, il velo obbligatorio che le donne in Iran devono tenere sempre per coprire i capelli. L’accusa di istigazione alla prostituzione nel linguaggio iraniano significa soltanto aver lottato per i diritti e la libertà delle donne, lotta che nel 2018 costò a Nasrin l’arresto dopo essere già stata condannata in precedenza a 11 anni in contumacia per spionaggio: tutte accuse tendenziose senza fondamento. “Condannata a 48 anni e 148 frustate. Questo è medioevo. Attendiamo il commento delle ‘femministe di casa nostra’”, è il contenuto del post prontamente pubblicato su Facebook dal ministro Salvini, a cui ha fatto eco immediatamente quello della deputata del Pd Lia Quartapelle, capogruppo nella Commissione Esteri (in foto): “Sono una delle femministe di casa nostra. Oggi ho fatto una interrogazione per chiedere al governo (di cui il ministro fa parte) come intende darsi da fare per liberare al più presto Nasrin”.

Onorevole Quartapelle, Salvini è ironico quando parla di “femministe di casa nostra”?

“È curioso innanzitutto che il ministro parli di medioevo in questa circostanza senza guardare al medioevo che è in casa sua.
Lui, che si accompagna al senatore Pillon. Detto questo, il vicepresidente del Consiglio non sa di cosa sta parlando. Chiamare ‘femministe di casa nostra’ un movimento che in Italia, ma non solo, lotta per i diritti delle donne tutte, è qualcosa che qualifica – anzi squalifica – il ministro stesso. Ministro che, voglio sottolineare, non ho mai visto a sostegno di donne che meritevolmente e quotidianamente lottano affinché vengano a loro riconosciuti i dovuti diritti.
Si occupasse del suo femminismo e non di quello che fanno le femministe italiane. Capisco però che il suo obiettivo è innanzitutto offrire di sé l’immagine del Maciste nella ricerca spasmodica di like, preoccupazione piuttosto singolare per un ministro della Repubblica italiana”.

Raisi, il nuovo capo della magistratura in Iran e autore della condanna di Nasrin, vuole forse dimostrare all’elettorato conservatore di essere in grado di far fronte al dissenso e di poter quindi garantire la continuità della Repubblica islamica, nonostante le molteplici sfide sul fronte interno e internazionale?

“Questa, oltre a essere una condanna aberrante, è anche molto preoccupante, poiché testimonia appunto uno scontro in corso in Iran tra conservatori e moderati che hanno come obiettivo quello di ristabilire gli assetti di potere nel Paese. Credo quindi che un pezzo di establishment del regime teocratico con questa drammatica vicenda intenda dimostrare all’elettorato conservatore di non aver paura, per esempio, di scontrarsi con l’Europa sul tema dei diritti umani.
Il punto è che questo avviene sulla pelle di una donna coraggiosa, determinata, che è speranza fuori dall’Iran ma soprattutto in Iran, dove valgono regole rigide e opprimenti che onore certo non fanno a un Paese dalla storia millenaria”.

Se un’attivista viene punita così – e Amnesty international ha spiegato che si tratta della pena più severa per un difensore dei diritti umani in Iran negli ultimi anni- è perché fa veramente paura ai vertici della Repubblica islamica?

“Sì, ma non solo e non tanto lei. Credo che la minaccia per la Repubblica islamica sia innanzitutto la voglia di libertà delle tante donne iraniane, di cui Nasrin è lodevole simbolo”.

E noi in Europa dovremmo aver paura?

“Stiamo vivendo in un momento di rigurgito oscurantista, in cui assistiamo a un grave attacco a quello che dovrebbe essere il raggiungimento della parità di genere. Questo però non deve far paura, ma deve spronarci
a continuare a lottare, al fine di rimettere al centro il tema dei diritti umani nell’agenda politica dell’Ue”.

Quanto c’è ancora di medievale nel nostro Paese?

“Il Medioevo è nella testa di alcuni politici che pensano di governare secondo schemi che fanno male all’Italia e alle donne italiane che però, attenzione, sono la metà della popolazione. E fare male alle donne significa far male anche alle loro famiglie, ai loro mariti e ai loro figli”.

Cosa si nasconde dietro la volontà di non voler progredire nei diritti delle donne, in Iran come altrove?

“Si nasconde la paura di alcuni uomini di condividere quel potere che oggi hanno, inconsapevoli del fatto che invece la condivisione di poteri rigenera la società. E anche la vita politica, che in questo modo potrebbe meglio rappresentare tutte le categorie della collettività, a partire da quelle più complesse e problematiche. È l’inclusione che fa la forza, escludere vuol dire indebolirsi”.

Crede che sia comunque in atto a livello internazionale una reazione culturale, ancor prima che politica, in opposizione alle forze conservatrici o nazional-populiste?

“Credo di sì. E penso anche che il ministro Salvini, attaccando in modo così sprezzante le donne e il loro impegno, non stia calcolando proprio questo: e cioè che sta crescendo sempre più un desiderio di inclusione e di una società aperta che funzioni per tutti. Rischia di essere non solo nemico delle donne – che da questo governo sono chiaramente tagliate fuori -, ma di tutti coloro che si sentono lasciati ai margini a causa di un mancato sviluppo di una parte del Paese, e di un’assenza di attenzione concreta alle categorie meno tutelate”.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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