Politica

Ballistreri: programma popolare e niente inciuci: così si ricostruisce la sinistra

La manifestazione di Milano e le Primarie Pd: segnali di risveglio nel campo progressista che ha riscoperto il conflitto sociale
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di Maurizio Ballistreri

 

Nello spazio di pochi giorni due eventi sembrano avere rilanciato le prospettive della sinistra in Italia.
Prima la grande e bella manifestazione di Milano contro l’intolleranza e per la democrazia (mentre qualche settimana prima si era registrato un ‘risveglio’ sindacale in piazza sui temi del lavoro e dello sviluppo economico), poi la significativa partecipazione al voto per le primarie del Pd, che hanno portato all’elezione di Nicola Zingaretti alla guida del partito.

Sembrano dunque, risvegliarsi la sinistra e un più ampio campo democratico e progressista, anche riscoprendo il valore del conflitto sociale, elemento costitutivo della nascita e dell’acquisizione della cittadinanza del movimento dei lavoratori, base politica e sociale della sinistra in tutte le sue declinazioni ideologiche. Proprio quel conflitto sociale che la linea Veltroni-Renzi aveva confinato negli scantinati della storia, guardando acriticamente alle “magnifiche sorti e progressive” del capitalismo globale, come testimoniano paradigmaticamente provvedimenti legislativi quali la ‘Buona-scuola’ e il ‘Jobs Act’.

Ma, allo stato, si tratta solo di segnali, importanti ma ovviamente non sufficienti. È necessario promuovere una nuova alleanza, politica e sociale, a sinistra con la partecipazione di nuove esperienze e identità collettive e individuali e con un significativo pluralismo culturale e politico, che sappia anche sfruttare la evidente crisi della maggioranza giallo-verde al governo, segnata vieppiù da un patto leonino in cui la parte debole è quella dei pentastellati, la cui inadeguatezza politica e culturale è sempre più evidente e conclamata.

Un’alleanza immunizzata dal politicismo che in questi anni ha zavorrato la sinistra, per occupare seggi e ottenere prebende o, peggio, mescolare istituzioni e interessi economici, con un ceto politico che Bruno Trentin nei suoi “Diari” definì amaramente “tristi figuri e satrapi”.

E ancora, una sinistra con una forte capacità programmatica per definire con chiarezza una linea di alternativa tra schieramenti politici e blocchi sociali, che abbia come base politica la vittoriosa battaglia referendaria per la difesa dei valori democratici della Costituzione repubblicana, riprendendo la straordinaria esperienza delle socialdemocrazie europee dei ‘gloriosi trenta’, caratterizzata da interventi pubblici in economia in primo luogo con investimenti infrastrutturali, welfare universalistico, piena occupazione, diritti del lavoro, redistribuzione della ricchezza verso il basso attraverso la leva fiscale (altro che flat-tax!), partecipazione dei lavoratori alle scelte pubbliche e d’azienda; oggi il socialismo democratico, in primo luogo in Germania, si è omologato al mercato, ma non mancano fermenti come quello dei laburisti inglesi di Corbyn e dei socialisti portoghesi di Antonio Costa, nella prospettiva di alleanze ampie a sinistra.

Programma di sinistra e alternatività politica contro pasticci trasversali, quali elementi genetici di una nuova alleanza della sinistra in Italia, che potrà, così, ricacciare indietro il paradigma delle ‘due destre’ in Europa, efficacemente descritto tra gli altri da Marco Revelli, quella tecnocratica e finanziaria di stampo macroniano che compete con quella populista e sovranista, ma pure per porre fine alla nuova anomalia ‘tripolarista’ del sistema politico italiano, dopo il ‘Fattore K’ della Prima Repubblica e il centro egemone nell’alleanza sia a destra che a sinistra nella Seconda Repubblica.
Una sinistra popolare insomma, che come scrisse Bertold Brecht “riporti il popolo sulla scena”.

*Titolare Diritto del lavoro Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche all’Università di Messina. Avvocato di Cassazione

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