Economia

Pensioni, un nuovo contributo di solidarietà

Il Governo interviene sulle pensioni, cercando di tagliare quelle più alte. Ecco con quali misure. I sindacati impongono l'altolà su questa serie di annunci spot

di Sandro Roazzi

Nel mirino ci sono, come è noto, quelle classificate come d’oro, su cui pende la spada di Damocle del taglio a scopo… equitativo. Ma sullo sfondo rispuntano intenzioni di vecchia data. Di Maio e i Cinquestelle ne hanno fatto un simbolo dell’abbattimento dei privilegi. Un intervento sulle pensioni (lorde?) dai 4 o 5 mila euro in su (sulla parte che non risponde al metodo contributivo?) colpirebbe però una platea di notevole impatto. È facile intuire che in essa possano trovarsi ‘impigliati’ anche i piani alti delle forze armate, della magistratura, della finanza e delle altre armi, assieme ai dirigenti di alto livello pubblici e privati. Già questa considerazione è sufficiente per immaginare un certo scompiglio che potrebbe agitare la stessa alleanza di Governo.
Ma se questo divenisse, come è in qualche ‘desiderata’ di esperti, solo l’avvisaglia di un possibile primo passo per un’estensione del criterio di ricalcolo contributivo alle altre pensioni (escluse le minime che si aggirano sui 500 euro o poco più) in modo tale da rendere di fatto tutto il pianeta pensioni ‘omogeneo’, gli effetti sarebbero ancora più estesi e certamente con mal di pancia diffusi. Senza calcolare il fatto che un’operazione di tale portata, per chi se ne intende, non è per nulla agevole e spinta troppo indietro nel tempo praticamente impossibile.

S’affaccia la soluzione del contributo di solidarietà, visto che quello stabilito dal Governo Monti sta per finire. Ma c’è il nodo della pronuncia della Corte costituzionale

Ecco allora che il nodo pensioni ritorna ad essere scottante. Ma al tempo stesso sarebbe plausibile il riaffacciarsi di una soluzione che ormai fa parte della eterna telenovela pensionistica: il contributo di solidarietà. Quello di Monti sta per concludersi. Una fine che potrebbe rivelarsi tempestiva per reinventarlo ex novo. Senza dimenticare però – non si potrebbe, vista la pronuncia della Corte costituzionale – che il contributo di solidarietà non può che essere temporaneo e le risorse che genera devono essere utilizzate per l’equilibrio dei conti previdenziali. Due paletti mica da poco.
Fra le indiscrezioni che circolano in queste ore, dunque, si parla di una riedizione del contributo di solidarietà di proporzioni tutte da definire. L’unica certezza è che sarebbero escluse le pensioni minime. Per le altre i limiti da introdurre non sono ancora chiari, anche se l’Inps ci ha ricordato anche di recente l’enorme numero delle pensioni che non arrivano ai mille euro. Nel passato ce la si cavava colpendo assegni previdenziali ‘multipli’ delle minime (cinque, sei, sette volte…).

L’altolà dei sindacati

Ancora una volta, però, evocare il trema pensioni vuol dire creare fibrillazioni sociali esponenziali. Su tale questione, fin troppo stressata nel tempo, le superficialità di approccio sono state pagate care: in termini di fuga verso la pensione con conseguente maggior esborso per le casse dello Stato, così come in termini di consenso sociale. Non a caso, i sindacati dei pensionati Cgil, Cisl e Uil hanno dato un altolà su questo susseguirsi di annunci, richiamando il Governo all’opportunità di non bypassare sul tema pensioni la vasta, ed attenta, rappresentanza sindacale. Ma troppe esternazioni producono anche un contraccolpo sui consumi che forse è stato sottovalutato (chi teme decurtazioni, aumenta la prudenza ed il risparmio). Non si capisce perché, infatti, se davvero si vogliono cambiare le cose, non si cominci da due problemi di fondo come sono la distinzione fra assistenza e previdenza e l’avvio di un percorso previdenziale per i giovani. Aggiustando quel che c’è da aggiustare anche in termini di equità, ma evitando di sottendere la solita volontà di sempre che è quella di fare cassa con le pensioni.

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