Economia Pensioni

Pensioni, Tito Boeri: Quota 100? Ingiusta, ecco perché

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri
Il presidente dell’Inps critica la riforma delle previdenza
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Ecco l’intervento del presidente dell’Inps, Tito Boeri (“Quota 100? Ingiusta, ecco perché”), pubblicato nell’edizione odierna del Nuovo Corriere Nazionale. Per leggere gratuitamente l’edizione digitale sfogliabile da pc, tablet e smartphone basta andare su https://www.nuovocorrierenazionale.com.Per andare direttamente all’edizione di oggi del giornale sfogliabile il link è: https://www.nuovocorrierenazionale.com/edizione-digitale

 

di Tito Boeri*

 

Quota 100 (che poi quota 100 non è, ma può essere 101, 102, 103 e così via, per cui è meglio chiamarlo requisito 62 + 38) è ingiusta. Ipotizziamo che ci siano due lavoratori che hanno la stessa anzianità contributiva e la stessa retribuzione pensionabile, solo che uno va in pensione a 62 anni l’altro va in pensione a 67. Con quello che si sta decidendo di fare quello che va a 62 prenderà la stessa pensione di chi va a 67. Però il problema è che lui la riceve per 5 anni in più, con la speranza di vita attuale dell’altro.

 

I difetti della riforma pensionistica

 

È ingiusta in avanti ed è in giusta all’indietro. Ingiusta in avanti perché penalizza chi va con la vecchiaia rispetto a chi va prima, ed è ingiusta all’indietro anche perché abbiamo tutte le generazioni che sono state bloccate dalla riforma del 2011, che hanno pagato, altre hanno pagato prima e che adesso si trovano anche beffate. Basti pensare alle migliaia di donne che hanno preso l’opzione donna e hanno accettato di andare in pensione prima con delle riduzioni molto forte dell’importo della loro pensioni e adesso si trovano altre generazioni – soprattutto uomini – che andranno in pensione senza alcuna riduzione. Io trovo che tutto questo sia profondamente ingiusto. L’ingiustizia comunque più forte è quella che viene consumata a danno dei giovani Perché si ritroveranno oltre100 miliardi di debito pensionistico in più che dovranno pagare lo dovranno pagare con loro lavoro. Questo mi importa sottolinearlo perché molte persone hanno una percezione sbagliata di come funziona un sistema pensionistico Ed è proprio su questa percezione sbagliata che si nutre la propaganda facile. Il punto è che il sistema pensionistico funziona con i lavoratori gli attuali lavoratori che pagano le pensioni agli attuali pensionati.

 

Non è vero che mandando in pensione prima i lavoratori si creano più posto di lavoro per i giovani. Basti pensare a quanto avvenuto negli anni ’70

 

Anche questo è un modo di capitalizzare consenso su una percezione sbagliata che molto spesso le persone hanno su come funziona il mercato del lavoro. Pensano che il mercato del lavoro sia come un autobus durante l’ora di punta, per cui perché qualcuno possa salire devono scendere altre persone. Ma il mercato del lavoro non funziona così. Noi in Italia abbiamo avuto la crescita della disoccupazione giovanile negli anni in cui già deciso di garantire uscite verso la pensione. L’introduzione delle baby pensioni si è accompagnata negli anni ’70 da un aumento della disoccupazione giovanile. Il problema è che proprio il fatto di mandare più persone in pensione aumenta il prelievo contributivo e fiscale sul lavoro e questo penalizza il lavoro dei giovani.

 

Il giudizio sulla Manovra

 

Non è spostando risorse da chi lavora a chi non lavora, che è l’aspetto centrale di questa manovra, che si possono rilanciare le prospettive di crescita del nostro paese. E il rilancio delle prospettive di crescita dovrebbe essere la preoccupazione principale, perché chiaramente è più facile redistribuire quando si cresce che quando si è in un’economia in stagnazione. Sul fatto che bisogna migliorare le proprietà redistributive del nostro stato sociale sono assolutamente d’accordo e l’idea di potenziare quel reddito minimo che è stato costruito sul finire della scorsa legislatura, il reddito di inserimento, penso che sia qualcosa di positivo.

 

Il nervosismo della commissione europea

 

Non è di questo tipo di relazioni che credo uno si debba preoccupare prioritariamente. Il problema centrale è qual è la percezione che in generale c’è del nostro Paese.

 

Sul futuro come presidente dell’Inps (dopo le dichiarazioni di Salvini che ha consigliato Boeri a salire in politica e alle varie richieste di dimissioni che sono pervenute)

 

Nel momento in cui venissi convocato da chi mi ha nominato, il presidente del Consiglio, e mi venisse richiesto di lasciare lo farei seduta stante Se invece così non è, andrò avanti concentrato a fare il mio lavoro. E poi guardo con estremo entusiasmo all’idea di tornare tra i miei studenti e a fare ricerca. È mia scelta di vita

 

 

 

*Si tratta delle risposte date da Boeri alle domande poste durante un’intervista rilasciata ad Euronews

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