Politica

Pensioni e lavoro, il Pd faccia proposte alternative

Ape ai disoccupati, edodati, indicizzazioni e “pensione di cittadinanza”: le idee di Cesare Damiano
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di Cesare Damiano

Il Governo promette di proteggere i più deboli. Perché non lo fa? Ci sarà un decreto che interverrà, tra l’altro, sul tema delle pensioni, che verrà emanato tra il 10 e il 12 gennaio: il Pd deve accompagnare la giusta indignazione per l’umiliazione subita dal Parlamento con la legge di Bilancio, alla capacità di fare proposte alternative. Protestare è doveroso, e lo abbiamo fatto di fronte a Montecitorio, ma non basta. Ci vuole una piattaforma di correzioni mirate.
Questa è la mia proposta.

Decreto
dal 1° gennaio

Il prossimo Decreto deve decorrere dal primo gennaio. La retroattività serve per non avere un vuoto normativo che riguarda l’Ape sociale che scade il 31 dicembre 2018 e che deve essere resa strutturale. Non ci stanchiamo di ripeterlo: Quota 100 e Ape sono misure complementari, non si oppongono e non si sovrappongono. La prima favorisce chi ha carriere lunghe e continue, perlopiù i lavoratori, perché richiede un minimo di 38 anni di contributi. La seconda favorisce chi ha carriere meno continuative, lavoratrici e chi svolge lavori faticosi: richiede un minimo di 36 anni di contributi per le 15 categorie dei lavori gravosi e soltanto 30 anni per chi è disoccupato e 28 per le donne disoccupate con due figli. Quota 100, da sola, non risolve i problemi.

Accesso Ape sociale,
normativa da rivedere

Va rivista la normativa che consente ai disoccupati l’accesso all’Ape sociale con questa riformulazione della legge 11 dicembre 2016 n.232, art 1 comma 179 punto a): “l’Ape va riconosciuta a coloro che si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n.604” con un emendamento che sopprime “hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi”. Non deve essere più necessario avere utilizzato gli ammortizzatori. In questo modo si risolverebbero molti problemi, considerato il fatto che di 76.049 domande per l’Ape, ben 57.572, il 75,7%, sono relative a disoccupati.

Salvaguardia
agli esodati

Attivare la nona salvaguardia degli esodati, che riguarda al massimo 6.000 lavoratori.

Pensioni, torni
l’indicizzazione

Ripristinare l’indicizzazione delle pensioni, come concordato dal precedente Governo con i sindacati, applicando il modello a “scaglioni” ante legge Fornero. La soluzione adottata dal Governo colpisce le pensioni superiori ai 1.500 euro lordi mensili. Non sono “pensioni d’oro”.

La “pensione
di cittadinanza”

Chiarire il meccanismo della “pensione di cittadinanza”, i cui contenuti non sono ancora noti e non possiamo affidarci alle dichiarazioni fatte nelle conferenze stampa. Su questo punto vorrei fare alcune domande al Governo. Poiché non sarebbe tollerabile promettere e non mantenere, mi domando come sia possibile, dopo i tagli sotto dettatura imposti da Bruxelles, realizzare l’obiettivo. Come è mia abitudine, farò un esempio concreto attraverso il calcolo delle risorse necessarie: se consideriamo le pensioni fino a 500 euro mensili, secondo i dati del 2017, troviamo in questa fascia 2.017.774 pensionati che hanno una pensione media di 3.404 euro annui. Per alzare questa cifra a 9.360 euro annui (vale a dire 780 euro x 12 mensilità non considerando, per prudenza, la tredicesima) occorre aggiungere mediamente, per ciascuno di questi pensionati, 5.956 euro. Moltiplichiamo questa cifra per 2.017.774 e otteniamo poco più di 12 miliardi, all’anno, si intende. Da questo conteggio, non solo abbiamo escluso la tredicesima, in attesa di capire se la pensione di cittadinanza verrà considerata di natura previdenziale (13 mensilità) o di natura assistenziale (12 mensilità), ma non abbiamo anche considerato i pensionati compresi tra 500 euro mensili e 780 euro. Sarebbero altre risorse da aggiungere ai 12 miliardi. Non mi pare che questi soldi ci siano. Senza contare che altre risorse andrebbero destinate, nei piani del Governo, al Reddito di cittadinanza.
Mi sembra un bel pasticcio da chiarire con i cittadini che hanno il diritto di non essere ingannati con false promesse. Seconda e ultima domanda: Di Maio è sicuro che portare le pensioni a 780 euro senza considerare minimamente che oggi, per arrivare alla pensione bisogna aver versato la contribuzione almeno per 20 anni e che, un assegno di 780 euro, visti i bassi salari e le carriere discontinue, richiede anche 35-40 anni di contributi? In questo modo non si incentiva il lavoro nero?
E, nel sistema a ripartizione, se non si versano i contributi in modo sufficiente, chi pagherà gli assegni agli attuali pensionati?
Attendiamo le risposte, augurandoci che queste proposte diventino parte della battaglia politica e parlamentare del Pd e delle opposizioni che hanno a cuore il destino dello Stato sociale.

* Ex ministro
del Lavoro

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