Politica

Pd: Minniti rinuncia a candidatura per segreteria

L'ex ministro Marco Minniti
Marco Minniti non correrà per le primarie del Pd: "Lo faccio per il partito, stop alle personalizzazioni. Nessuno si sarebbe avvicinato al 50 per cento +1 dei voti"
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Marco Minniti ha rinunciato a correre per la segreteria del Partito Democratico. “Per salvare il partito. Quando ho dato la mia disponibilità, la scelta posava su due obiettivi: unire il più possibile il nostro partito e rafforzarlo per costruire un’alternativa al governo nazionalpopulista. Ora, auspico che dalle primarie esca una leadership forte”. Il ministro degli Interni del Governo Gentiloni è rimasto in corsa per 18 giorni in tutto.

“Avevo risposto all’appello di tanti sindaci e di molti militanti che mi hanno incoraggiato e che io ringrazio moltissimo”. La rinuncia ha quindi un motivo ben preciso: “Nessuno rischiava di raggiungere il 50 per cento +1 dei voti. E allora, arrivare così al congresso dopo un anno dalla sconfitta del 4 marzo, dopo alcune probabili elezioni regionali e poco prima delle Europee, sarebbe un disastro. So che c’è il rischio di deludere chi ha deciso di concedermi un affidamento. Ma ci sono momenti in cui bisogna assumersi responsabilità personali. Per troppo tempo il partito si è adagiato su uno specchio deformato in cui ci si chiedeva: ‘Che faccio io?’. Un eccesso di personalizzazione. Ma il destino di un partito non può essere legato alle singole persone”.

Pd vicino alla scissione, come paventato da più parti e mai smentito di Matteo Renzi? “Le scissioni sono sempre un assillo. Sappiamo perfettamente che il Pd ha pagato un prezzo durissimo. Ha pagato un prezzo altissimo a congressi cominciati e mai finiti. Spero non ci sia alcuna scissione questa volta, sarebbe un regalo ai nazionalpopulisti”.

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Alessandro Pignatelli

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