Economia

Oltre 2,5 milioni di italiani lasciano i rimborsi al fisco

Dichiarazione dei redditi
Fisco, chi avrebbe diritto ai rimborsi non fa la dichiarazione dei redditi, regalando 2,5 milioni di euro allo Stato. Ma quest'anno i 730 precompilati sono in aumento del 17%
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di Matteo Savio

Gli italiani iniziano a fidarsi del fisco. E così, a due settimane dalla scadenza della presentazione dei modelli 730 relativi al 2017, l’Agenzia delle entrate comunica che sono già 2.326.725 le dichiarazioni precompilate trasmesse dai cittadini in modalità fai-da-te, con un aumento del 17% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Modello precompilato che può essere inviato in autonomia o attraverso i Caf. Che avevano previsto un aumento delle dichiarazioni fai-da-te, ma più contenuto, nell’ordine cioè del 10-12%.
Più ottimistiche, invece, le previsioni del fisco, sebbeme il risultato finale sembra lontano dall’incremento di circa il 30% degli accessi registrati al sito delle Entrate dal 16 aprile scorso (cioè da quando sono stati resi consultabili i modelli 730 precompilati) ai primi di maggio (dal giorno 5 era possibile trasmettere la dichiarazione online, fino alla scadenza appunto del 23 luglio per i 730 e di fine ottobre per i modelli Redditi).
In tutto sono 30 milioni le dichiarazioni precompilate disponibili sul portale dell’Agenzia delle entrate.
Giochi chiusi, invece, per chi ha preferito passare attraverso il proprio sostituto d’imposta. Per i Redditi Pf, invece, la scadenza è il 31 ottobre.
Il fisco ha spinto su una campagna informativa tesa ad evidenziare i vantaggi dell’adesione al modello precompilato. Che è facilmente disponibile online per il contribuente che ha un minimo di dimestichezza con l’informatica. Entrate del contribuente (da lavoro, pensione, rendite) e spese detraibili (mediche, asilo e scuola dei figli, mutui prima casa, assicurazioni, ristrutturazioni immobili, donazioni) sono già riportate, anche se ne va verificatala correttezza. Cosa che però spesso richiede l’intervento di un Caf o di un commercialista di fiducia, vanificando così il fatto di non dover pagare l’intervento professionale. Chi accetta la dichiarazione già predisposta dal fisco non è sottoposto a controlli; in caso di modifica, invece, occorre tenere la documentazione attestante incassi e spese per cinque anni.
Incombenza che si assume il Caf o lo studio professionale a cui ci si rivolge. Che è anche responsabile nel caso in cui, a seguito di un controllo, si registri un errore nella dichiarazione dei redditi non imputabile al contribuente.
I responsabili dei Caf rispondono alla campagna delle Entrate evidenziando i molti errori presenti nei modelli precompilati. Gli errori più frequenti riguardano le spese per gli asili nido (quest’anno introdotte, con delle novità, tra le voci di detrazione), la documentazione relativa alla previdenza complementare ed alle polizze assicurative, le spese sostenute per le ristrutturazioni degli immobili, compresi i condomini.
L’incremento del numero dei modelli 730
avvenuto in questi ultimi anni dipende anche dal fatto che dal 2013
anche i lavoratori dipendenti che hanno perso il lavoro e che sono
privi di sostituto di imposta possono presentarlo. Secondo le statistiche del ministero dell’Economia e delle Finanze, infatti, sono stati 682.000 i contribuenti senza datore di lavoro che nel 2014 si sono avvalsi di questa possibilità, mentre nel 2017 (dichiarazione dei redditi 2016) il loro numero è salito a 1.139.000.
Quali sono le principali voci di spesa per le quali i lavoratori dipendenti
chiedono il rimborso ? Nel 2017 quasi 9,9 milioni hanno presentato la
dichiarazione annuale anche per recuperare le spese sanitarie (sconto
fiscale medio di 150 euro pro capite), poco più di 4,3 milioni per recuperare le spese riferite alle ristrutturazioni edilizie (rimborso medio di 640 euro) e poco meno di 3,5 milioni di dipendenti per
recuperare le spese assicurative (pari a 51 euro pro capite).
Tra i pensionati, invece, le domande per il recupero delle spese sanitarie hanno interessato oltre 7 milioni di persone (per un rimborso medio pro capite di 186 euro), 3,8 milioni lo hanno richiesto per le ristrutturazioni edilizie (520 euro medio di rimborso) e poco più di 1
milione lo ha chiesto per recuperare le spese assicurative (per un importo medio di 49 euro).
Eppure, vi sono 2 milioni e 600mila italiani, si stima, che non si attivano per il rimborso e lasciano al fisco anche quanto non dovuto.

Informazioni sull'autore

Alessandro Pignatelli

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