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Nuovi stadi, Bologna capofila sul modello di Francia e Germania

Pubblico e privato insieme, la ristrutturazione del Dall'Ara sarà il primo caso di partenariato per la costruzione di impianti in Italia
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I tempi cambiano e c’è bisogno di adeguarsi. Fare un nuovo stadio o ristrutturare un impianto già esistente al giorno d’oggi non è come farlo venti o trent’anni fa, urgono nuovi modelli di riferimento sia dal punto di vista finanziario che tecnico. La ristrutturazione dello stadio Dall’Ara di Bologna sicuramente corre in questa direzione. Curato dai padri dell’Allianz Stadium nella resa architettonica e nella struttura ingegneristica, nascerà nell’unità di intenti tra la società di Calcio e il Comune: grazie ad un accordo di Partenariato Pubblico-Privato, il Comune di Bologna parteciperà al finanziamento dei lavori per circa 30 milioni di euro, a fronte di un costo totale stimato intorno ai 70 milioni di euro. Lo strumento giuridico utilizzato per l’intero processo è la Legge sugli Stadi del 2013 con gli aggiornamenti del 2017. Si tratta del primo caso in Italia in cui una amministrazione comunale decide di diventare compartecipe dell’investimento, sul modello già ampiamente sperimentato nei più importanti paesi d’Europa, sopra tutti Francia (sulla scia degli Europei del 2016) e Germania (nuove opere per i mondiali del 2006 e altre in itinere per Euro 2024). Già, perché a fare i nuovi stadi è il grande evento e l’Italia questo pare averlo capito, candidandosi a voce alta (quella di Gabriele Gravina) per ospitare Euro 2028. Il modello tedesco nasce negli anni Novanta, con tanti club in difficoltà economica a causa della cattiva gestione, strutture obsolete e deludenti risultati sportivi tra cui la clamorosa eliminazione nelle qualificazioni al Mondiale del 2000. Ricorda qualcosa? In questo clima sostanzialmente negativo la Federazione tedesca riparte da zero agevolando il percorso intrapreso da alcuni club (Bayern Monaco, Monaco 1860 e Schalke04) per la ristrutturazione dei rispettivi stadi e il paese si aggiudica i Mondiali del 2006, grazie ai quali è possibile edificare nuovi impianti (Monaco di Baviera e Gelsenkirchen), altri sulle ceneri dei vecchi (Lipsia e Francoforte) e ristrutturando tutti i restanti: il 41% di tutte le operazioni relative agli stadi venne apportato da fondi pubblici, il 59% dai club o enti privati per una spesa complessiva di 1,4 miliardi, investendo in contemporanea altre 2 miliardi sulle infrastrutture cittadine e nei trasporti, in modo da rilanciare l’economia.
In Francia la legge sul finanziamento pubblico-privato fu approvata nel 2004: in otto anni, dal 2004 al 2012, nei contratti di partenariato sono stati investiti più di 12 miliardi di euro con contratti a lungo termine (di solito quanto la vita della struttura) e coinvolgendo il design, la costruzione, le operazioni, il finanziamento ed il mantenimento dell’asset, realizzando strutture pubbliche con un canone di pagamento al costruttore soprattutto nella sanità e nei trasporti, mentre sia nel 2011 che nel 2012 il partenariato è diventato il principale mercato europeo. Nel Calcio sono così arrivati gli stadi di Lille (282 milioni), Nizza (205), Marsiglia (250) e Bordeaux (190). Chissà che Bologna non rappresenti soltanto il primo esempio di un partenariato italiano per gli stadi.

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