Cultura Società

Notre Dame, quella ferita all’Europa da rimarginare

Notre Dame in fiamme
Oggi ricostruire Notre Dame vuol dire rimettere al suo legittimo posto una creazione europea, invitando anche così a proteggere ancor meglio i nostri tesori identitari ovunque dislocati, molti dei quali in Italia, inutile ripeterlo
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“I grandi edifici come le grandi montagne sono opera di secoli”, scriveva Victor Hugo in “Notre Dame”. Ed i secoli in Europa sono la sintesi di quell’intelligenza umana che Leonardo immaginava dominare i cieli. Quando il pensiero corre a simboli come Notre Dame i colori della bandiera non sono mai solo nazionali. Si torna alle radici della civiltà europea, ovvero occidentale. Gli stili, l’architettura, le sculture, le opere d’arte, i richiami misterici sono altrettante pietre dell’ingegno europeo Che non ha colori, nazionalità, non soffre di settarismi o di integralismi, non parla solo al cuore religioso dell’Europa ma anche a quello della autentica cultura laica.

 

Oggi ricostruire Notre Dame vuol dire rimettere al suo legittimo posto una creazione europea, invitando anche così a proteggere ancor meglio i nostri tesori identitari ovunque dislocati, molti dei quali in Italia, inutile ripeterlo.

 

Sbagliano poi quei fondamentalisti islamici che si sono rallegrati dell’incendio di Notre Dame. La ferita inferta alla Cattedrale francese non può fare dimenticare loro che essa è dedicata a Maria, onorata dall’Islam anche nella sua verginità di genitrice di Gesù, e consacrata all’unico Dio.

Quell’insulto è, in realtà, rivolto ad un sentimento religioso che avvicina, non contrappone.

Ma male fanno gli islamici che professano onestamente la loro fede a non ripudiare apertamente e con decisione quelle manifestazioni di giubilo. Sarebbe invece un riconoscimento doveroso che ogni religione non può che sconfessare le pratiche dell’odio reciproco. Combattere le ingiustizie non ha nulla a che vedere con la distruzione di luoghi di fede, opporsi ad un dominio ingiusto non può significare porre sul terreno della lotta religiosa quella che deve essere una spinta potente a ridurre le diseguaglianze.

 

Ma sbagliano anche coloro che da sovranisti hanno ‘goduto’ del dramma francese, nell’ignobile ignoranza che li ha portati a credere le fiamme di Notre Dame stavano bruciando la ‘grandeur’ francese e non un pezzo importante dell’identità storica dell’Europa cristiana.

 

Nel raccontare la storia di Notre Dame non si può prescindere dai tesori di cultura europea della quale tutto, anche i sovranisti, non possono non essere debitori.

 

La solidarietà mondiale che si è espressa in queste ore, del resto, dimostra che di fronte a tali tragedie anche i cosiddetti grandi sponsor…dei sovranisti li abbandonano al loro destino e si riconoscono nel vincolo più alto dell’umanità, il valore dell’arte religiosa come coscienza comune.

Sempre che il provincialismo sovranista sia capace di accorgersene.

 

Plebeo

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