Politica

Moffa: “Via della Seta, il Governo ancora in ordine sparso”

Intervista all’on. Moffa: l’Italia non può ignorare le osservazioni dell’Ue
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di Antonio Venditti

One belt one road, la nuova Via della Seta, di cui si dibatte in questi giorni, è un piano di investimenti globali in infrastrutture voluto dal presidente della Cina Xi Jinping fin dal 2013. La Via della Seta segue principalmente due direttrici: una terrestre che attraversa l’Asia centrale e una marittima che oltrepassa l’Oceano Indiano fino all’Africa, per poi piegare verso nord. In questo percorso l’Italia vedrebbe un investimento cinese nel porto di Trieste.
Le stime di investimento variano tra i mille e gli 8 mila miliardi di dollari. I contorni del progetto però sono vaghi. Secondo la Cina hanno formalmente aderito 67 Paesi, firmando il Memorandum di intesa che l’Italia sta discutendo.
Le opinioni sulla bontà dell’accordo sono molto diverse: alcuni lo considerano lo strumento di un nuovo espansionismo cinese. Mentre in Italia si dibatte se aderirvi o no, anche Washington e Bruxelles fanno sentire la loro voce di rimando a quella di Pechino.
Per capire analiticamente le problematiche di questo argomento abbiamo intervistato l’on. Silvano Moffa, già sottosegretario alle Infrastrutture, più volte parlamentare, che da presidente della Provincia di Roma nel duemila guidò una delegazione delle Province italiane e di imprenditori a Pechino, Shangai, Xi’an, il punto più orientale dell’antica via della Seta.

On. Moffa, sono giustificate le perplessità del leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini sull’ingresso dell’Italia nella nuova Via della Seta?
“Le preoccupazioni e le perplessità di Matteo Salvini sono più che giustificate. Anche se appare incomprensibile come, su una questione così complessa e delicata, si proceda senza una preventiva intesa tra i partner di governo. E senza neppure consultare il Parlamento. Si ha l’impressione che la mano destra non sappia quel che fa la mano sinistra. Non solo. La partita appare giocata quasi esclusivamente nel campo del Ministero dello sviluppo economico, pur toccando i memorandum da sottoscrivere con la Cina temi sensibili che riguardano la sicurezza e la politica estera del nostro Paese. Lasciare intendere che gli accordi italo-cinesi abbiano una valenza esclusivamente commerciale è ingannevole. Non sfugge a nessuno che gli accordi commerciali rappresentano lo strumento con il quale la Cina di Xi Jinping ha lanciato la sua sfida egemonica e sta cercando di disegnare un nuovo ordine mondiale”.

Alcuni contestano la natura pacifica della Via della Seta perché la considerano una proiezione della potenza della Cina fuori dal suo territorio. Qual è il suo pensiero?
“La storia insegna che i grandi cambiamenti geopolitici non vanno mai interpretati in chiave più o meno pacifista. Sono altre le categorie di pensiero e gli elementi di analisi da prendere in considerazione. Non foss’altro perché sta finendo un’epoca ed è difficile prevedere quel che accadrà. Dopo la pace di Westfalia, nel 1648, che chiuse la Guerra dei Trent’anni, iniziò il predominio dell’Europa e delle sue forme di governo. Si affermò il principio dello Stato-Nazione e il Vecchio Continente impose la sua egemonia militare ed economica nel mondo. Il successivo predomino statunitense è, in definitiva, figlio di quella impostazione e del globalismo finanziario. Quel modello ora è in crisi. L’Europa si è fortemente indebolita. Quelli che una volta definivamo Paesi emergenti sono in costante crescita. E si candidano a imporre un nuovo ordine mondiale. L’Occidente, per come lo abbiamo inteso per secoli, rischia di perdere la sua identità se le forze espansive della neo globalizzazione a trazione turbocapitalista provenienti dalla Cina riusciranno a imporre i loro interessi. Si ricordi che oltre ad essere il paese più popoloso della terra, in Cina vige un regime totalmente autoritario, che comprime i diritti civili e la dignità delle persone”.

Da questo eventuale accordo chi ci guadagnerebbe maggiormente?
“Per esprime un giudizio compiuto bisognerà attendere di conoscere fin nei dettagli memorandum e allegati. Da quel che si riesce a sapere, dopo un periodo di oscuro silenzio sulle modalità che hanno accompagnato le intese e il clamore successivo destato dalla prossima visita di Xi per siglare quelle intese, si stanno rivedendo molte clausole e condizioni. Questo solo fatto dimostra il limite oggettivo di chi evidentemente ha trattato. Comunque, come ha scritto recentemente l’ex ambasciatore Sergio Romano, ‘la politica commerciale di un grande mercato unico, come quello della Ue, deve essere gestita collegialmente’. Se si vuole firmare il Memorandum italo-cinese per la nuova Via della Seta, il governo italiano non può ignorare le osservazioni della Commissione di Bruxelles e del Parlamento di Strasburgo”.

Quali sono i vantaggi e i rischi per l’Italia se aderisse a questo maxi progetto?
“Tutto dipende dai contenuti degli accordi, evidentemente. È importante mantenere, per esempio, la gestione dei sistemi portuali. I porti di Genova e di Trieste sono già aperti ai traffici provenienti dalla Cina. Non si capisce perché dovremmo cederne il controllo e la gestione in cambio di una banchina in più. Lo scambio di nostri prodotti con quelli provenienti dalla Cina rientra nella sfera dei normali rapporti commerciali. Le nostre aziende sono presenti in Cina e viceversa. Nel Duemila io stesso guidai, da presidente della Provincia di Roma e vicepresidente dell’Upi (Unione delle Province italiane), una delegazione delle Province italiane e di imprenditori a Pechino, Shanghai e Xi’an, l’antica capitale con più di 3.100 anni di storia, il punto più orientale della antica Via della Seta. Da quegli incontri scaturirono collaborazioni proficue e insediamenti importanti delle nostre aziende nazionali in quel Paese. Ora le situazioni sono cambiate. Emergono nuovi disegni geopolitici e nuovi protagonisti. Le reti delle comunicazioni si sono potenziate a dismisura, il mondo è sempre più interconnesso. La globalizzazione ha portato sviluppo e iniettato fragilità. Non alzare il livello di attenzione rispetto a tutto questo magma disordinato è da irresponsabili”.

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