Politica

Moavero: nella Ue nessuno ci critica sulla Cina

Stiamo riflettendo su un ampliamento del campo di azione del Golden power, per materia. Attualmente la Golden power riguarda acquisizioni di partecipazioni azionarie o di aziende, stiamo valutando se possa essere anche estesa ad acquisizioni di mercati, come gare di concessione di servizi. Nessuno ha sollevato perplessità sul memorandum che stiamo per firmare.
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di Enzo Moavero Milanesi*

Nel dibattito durante il consiglio è emerso che la Ue potrebbe-dovrebbe, avere una migliore strategia unitaria, ma che in attesa che si realizzi, ogni Stato tiene i suoi rapporti bilaterali. Non siamo certo i primi ad entrare in un rapporto con la Cina.

Dobbiamo recuperare un discreto divario, sia nell’interscambio commerciale, sia nel rapporto complessivo. Nessuno ha sollevato questioni sulla Via della seta. Il memorandum di intesa è circolato pubblicamente, penso che il testo sia da considerarsi grossomodo definitivo, come ha detto il presidente del Consiglio.

La missione Sophia

Un roll over (proroga, ndr) è una delle possibilità su cui sta riflettendo il governo. Sophia, che era già stata prorogata di tre mesi nel dicembre scorso, è una responsabilità collettiva degli Stati europei, non è un’iniziativa di uno Stato invece che di un altro.

Sophia ha tutta una serie di obiettivi: pattugliamento, lotta al traffico, addestramento di guardie costiere di paesi limitrofi. E naturalmente, quando le navi di Sophia incrociano battelli in difficoltà, come dovere da sempre secondo le norme del mare, salvano le persone a bordo; di conseguenza, i battelli di Sophia possono trovarsi a salvare dei migranti in viaggio in condizioni estremamente drammatiche nel Mediterraneo. Secondo gli accordi fatti a partire dal 2015, tutte le persone salvate dalle navi di Sophia vengono sbarcate nei porti italiani.

Noi avevamo posto a luglio questa questione. Avevamo detto: poiché il Consiglio europeo di giugno ha detto che ci vuole uno sforzo condiviso, che le persone salvate vanno, se del caso, sbarcate in porti di paesi, tutto al plurale, dell’Unione europea, la questione si pone anche nell’ambito della missione militare Sophia, che in quel momento stava cambiando le regole d’ingaggio.
Questa nostra richiesta non è stata accolta, e di conseguenza noi stiamo valutando come governo italiano, gli altri governi faranno la loro valutazione, in che misura l’equilibrio generale dell’operazione possa essere salvaguardato. C’è ancora un po’ di tempo prima della fine del mese di marzo: il governo prenderà certamente posizione prima. La nostra sarà una valutazione complessiva: Sophia è una missione a comando italiano, anche questo naturalmente ha la sua importanza, e pattuglia l’area del Mediterraneo centrale che per definizione è di fronte a noi, e anche di questo si terrà conto. Anche la questione dello sbarco dei migranti soccorsi è un elemento di Sophia, ma è una questione ben più vasta, un macigno che pesa sulla coscienza dell’Unione europea: perché abbiamo lasciato alle rotte dei trafficanti, e alla geografia, la scelta di dove le persone salvate nel Mediterraneo debbano essere sbarcate. E questa questione noi continuiamo a porla nei vari livelli.

Nel caso di Sophia, come nel foro più generale della discussione europea. Noi continuiamo a essere convinti che la questione migratoria sia una questione europea, che queste persone cercano l’Europa, che bisogna governare, non solo gestire, i flussi migratori, e che questo richiede un’azione a più livelli. Al livello dei paesi d’origine, dove c’è guerra, aiutare la pace, dove ci sono regimi liberticidi cercare di portare democrazia, dove ci sono difficoltà socio-economiche e climatiche cercare di far investimenti che riducano la migrazione economica.

Bisogna lottare contro i trafficanti, offrire assistenza, aiuto e possibilità di ritorno durante i tragitti. Dopodiché alla fine, naturalmente, se delle persone arrivano in Europa via terra o via mare in condizioni drammatiche bisogna porsi un problema di accoglienza, d’identificazione di chi ha diritto allo status di rifugiato, con tutti i vari oneri, incluso l’eventuale rimpatrio. Ma tutto questo deve essere oggetto di una condivisione collettiva, non può dipendere solo dalla geografia o da dove queste persone arrivano.

*Dichiarazioni rilasciate a margine del Consiglio Ue

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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