Politica

Marx e internet, lontani e vicini

Nel pensiero marxiano c’è uno spirito critico nel leggere la realtà che oggi sembra smarrito. Una traccia marxiana che appare molto attuale: l’internazionalismo

di Sandro Roazzi

È tempo di ritorni. Torna Berlusconi riabilitato, è tornato perfino l’interesse per Karl Marx. Quanto a riedizione eventuale della lotta di classe saremmo nuovamente a posto…A 30 anni, uno in meno di Di Maio, con Engels scrive il famoso Manifesto del partito comunista, certamente datato ma con un piglio, una volontà di convinzione che fa apparire ancora più ‘povera’ e derelitta la varietà residua di espressioni politiche del riformismo europeo.

Un Manifesto datato, ma che riesce a parlare anche all’oggi

Le analisi sono datate. Quella borghesia che non sta mai ferma ma ha bisogno di scorrazzare nel mondo, oltre i confini nazionali, per imporre regole e merci che produce, oggi è finanza, è tecnologia, ma è anche emersione di nuovi nazionalismi irruenti e ambiziosi, ‘provinciali’ ma anche proiettati verso supremazie mondiali da difendere o conquistare.
E la lotta di classe ha ceduto il passo da tempo alle frantumazioni sociali, a disuguaglianze che attraversano i ceti e ne rendono spesso incompatibili le aspirazioni.
E non tutto è economia. Basti pensare ai grandi problemi dell’accoglienza, alla destrutturazione della famiglia, al potere dell’intelligenza, come se all’improvviso un Rinascimento culturale rivivesse in un Medio evo politico.
Eppure quell’antico messaggio, inutilizzabile in buona parte, offre motivi di riflessione ancora oggi. Intanto perché vi è uno spirito critico nel leggere la realtà che nei nostri tempi pare smarrito ed è forse una delle ragioni del declino delle sinistre politiche e sociali. Spirito critico soppiantato nel tempo del postcomunismo e delle sconfitte socialiste in Europa dettate da un cinismo subalterno ai grandi centri di potere finanziario.
Nel Manifesto invece ‘abita’ uno spirito critico che è rigore e passione, che ti proietta dentro le dinamiche della vita collettiva con una determinazione ed un acume che sarebbero preziosi anche in questa incerta e complicata stagione politica.
Si pensi solo ad uno dei passaggi meno ‘politici’: quello che attribuisce alla borghesia la colpa di aver reso la famiglia non più un mondo di affetti, ma un insieme di legami dominati dal denaro.

Imparare dallo spirito critico marxiano e uno stimolo utile per una rilettura della composizione della società

Spirito critico ma anche uno stimolo utile a provare una rilettura della composizione sociale della società. Quella borghesia che Marx vede antagonista del proletariato oggi non ha più una vera identità.
Guardiamo alla cronaca di queste ore, che ci consegna l’ennesima polemica fiscale con le dispute sulla flax tax. L’ex ministro Visco ed altri che la pensano come lui tuona che l’introduzione di quel meccanismo fiscale finirebbe per distruggere quel che resta dei ceti medi. Ma trascura completamente di ricordare quel che è avvenuto nel recente passato, con il fallimento della democrazia liberale sbandierata da Forza Italia e dal suo leader che doveva restituire un ruolo ai ceti medi, fino a quella ‘sinistra che tassa’ il cui accanimento nei confronti di quegli strati sociali è comunque una delle pagine peggiori del riformismo della seconda Repubblica.
Una rivoluzione c’è anche oggi ed è in cammino. E’ quella tecnologica, ‘immateriale, che non si limita a mutare il volto della manifattura o a ridisegnare continuamente compiti e sfruttamento del lavoro, ma penetra in tutti gli aspetti della vita economica e sociale.
Provare a tornare ad essere attrezzati culturalmente potrebbe allora favorire la rinascita di una nuova cultura di sinistra, i cui perni ideali restano gli stessi: essere solidale, essere baluardo di libertà, essere tutor della dignità del lavoro.

L’internazionalismo non è una traccia marxiana inservibile. Anzi

Ma in quel Manifesto c’è un richiamo che allora era perfino ‘romantico’ e poi generò traduzioni, come sappiamo, anche liberticide: quello dell’internazionalismo. Le sue conclusioni pratiche lo rendono davvero inservibile come traccia da seguire per il futuro?
Non c’è forse da chiedersi, ad esempio nelle lotte sindacali, come potranno nel tempo i sindacati continuare a tutelare efficacemente i diritti dei lavoratori se non in una dimensione che vada oltre i confini nazionali, in Europa per noi, ma non solo? Come ricreare solidarietà fra lavoratori di un Paese ed immigrati, senza sfociare in una lotta fra poveri?

È ancora possibile una via evolutiva della sinistra?

Ed allora arriva la domanda inevitabile: è possibile ancora una via evolutiva della sinistra? O ci si deve arrendere alla deriva melanconica di nostalgie per un passato irrepetibile?
Questa seconda strada è anche pericolosa. Nel “Profilo ideologico del Novecento italiano” Norberto Bobbio ricorda la frase di un personaggio non certo famoso, si chiamava Italo Tavolato. Fu futurista, a libro paga dell’Ovra fascista, si ritrovò nei guai nel secondo dopoguerra aiutato da amici antifascisti che non lo abbandonarono a se stesso, come avrebbero avuto diritto difare. Nel 1912 scriveva così: “e rovini la mediocrità…la libertà soltanto a chi sa cosa farsene, a chi sa viverla. Agli altri il giogo, la sferza, la schiavitù. Evviva la forca…abbasso la democrazia”. Impressionò perfino Papini. Vaneggiava? Non proprio. Di lì ad un decennio arrivò la Marcia su Roma. Quel ‘manifesto’ con la m minuscola, s’intende, riecheggia umori esistenti anche adesso. Meglio tornare a sbirciare quel Manifesto, con la m maiuscola, del 1848.

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