Politica

Manovra, doppio warning dall’Europa

Attenta Italia a quel che fai. Potrebbe essere questo il monito comune e più duro mai ascoltato finora presente nelle ultime uscitedi Draghi e Moscovici. Il Presidente della Bce è prudente come sempre, ma altrettanto chiaro sulle dichiarazioni ondivaghe della maggioranza di governo degli ultimi tempi: “Aspettiamo i fatti. Abbiamo visto che le parole hanno fatto danni. I tassi sono saliti per famiglie ed imprese”.
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di Sandro Roazzi

La Bce del resto prosegue sulla sua linea: acquisti netti del cosiddetto Qe dimezzati da ottobre per cessare a dicembre, tassi invariati fino all’estate 2019. Ma il Pil Eurozona viene limato al ribasso per quest’anno, 2%, e non è un buon viatico per l’anno prossimo. Il commissario europeo Moscovici dal canto suo si riferisce all’Italia come un “problema” per l’Eurozona anche se dichiara che con Tria il lavoro è costruttivo. Ma poi rammenta che il debito deve scendere, il bilancio 2019 dev’essere credibile e l’extradeficit per gli investimenti è una “bugia”. Per giunta il Commissario francese vede dei “piccoli Mussolini” aggirarsi per l’Europa e così dicendo scatena le ire di Di Maio e di Salvini (Moscovici si sciacqui la bocca prima di parlare di noi). Probabilmente i leader della Lega e dei Cinquestelle, stavolta d’accordo, annusano odore di cordone sanitario attorno al nostro Paese e questo elemento può complicare il puzzle della prossima manovra. Ieri Di Maio è stato accolto bene dai lavoratori in Umbria (l’Ilva pare funzionare) annunciando loro che tornerà la cassa integrazione per quei dipendenti rimasti senza lavoro a seguito di delocalizzazioni all’estero delle imprese. Anche se questa uscita sembra andare in una direzione diversa da quella scelta dal Decreto dignità per penalizzare quel fenomeno. Come dire: pagheranno il pedaggio, ma poi vadano pure, ai lavoratori che restano in Italia ci pensiamo noi. Di Maio si trova a dover fronteggiare un passaggio complesso: la conclusione Ilva ha scontentato una parte dei suoi, pare che la battuta rivolta agli imprenditori definiti “prenditori” gli abbia attirato nuove critiche (un regalo a Salvini?) come pure l’assenza a Cenobbio. Ma soprattutto gli si chiede maggiore decisione nel far pesare i capisaldi del Movimento, a partire dal reddito di cittadinanza. Tanto che sono circolate voci di malumori dei Cinquestelle nei riguardi di Tria che Di Maio ha però prontamente smentito. E a gettare acqua sul fuoco arrivano anche le parole di Giorgetti secondo il quale reddito di cittadinanza, flax tax e superamento della Fornero saranno inseriti nella manovra ma in modo ‘ragionevole’. Tria dal canto suo osserva a quanto pare con qualche inquietudine quel che avviene anche se il Mef ha tranquillizzato tutti: continua a lavorare. Certo, Tria ha faticato non poco a tacitare i mercati dopo quelle “parole” stigmatizzate da Draghi e che sono costate in maggiore spesa per interessi forse già più di un miliardo. Ha spiegato poi che chiedere maggiori margini sul deficit per poi dover pagare di più per la spesa di interessi non vale la pena. Eppure l’argomento continua a rimbalzare. Non ha gradito di certo il putiferio sulle nazionalizzazioni dopo che aveva cercato di invogliare gli investitori esteri a credere nell’Italia anche con il successo del suo viaggio in Cina. E, come un boomerang, si vede tornare indietro ogni accenno alle opere pubbliche con i niet su Tav e su Tap. Può contare di contro sulla stima del Quirinale e di Bankitalia. Non è poco, ma potrebbe non bastare. Semmai dalla sua parte ci sono numeri che chiariscono i limiti oltre i quali può essere in agguato l’avventura. Basterà per tacitare una bagarre politica che sembra montare senza sosta e sembra puntare diritta sulla confezione della prossima manovra? Salvini è indubbiamente l’uomo politico al centro della scena e su di lui si scaricano molteplici tensioni. Lui mostra di reggere e rilancia in continuazione: ridurremo le tasse dal 2019 iniziando dalle partite Iva e metteremo mano alla legge Fornero per creare più spazi di lavoro ai giovani. Insomma: faremo le cose ma con quella gradualità più volte da Tria. Soprattutto propone in modo diverso dai pentastellati: loro chiedono le cifre, i miliardi da usare per provvedimenti che appaiono però indeterminati nei loro effetti, lui indica le scelte che interessano un elettorato quanto mai reale, vasto e di sicuro rintracciabile soprattutto al nord: imprese, lavoratori anziani, professionisti e i giovani di quel mondo del lavoro flessibile che probabilmente sempre di più (specie se si farà un forfettone più favorevole) andranno a ingrossare le partite Iva. Sullo sfondo c’è a questo punto anche la tenuta della compagine di governo. E le strategie sotterranee che potrebbero essere già in movimento. Più distinguibile quella di Salvini: Lega in forte ascesa e sempre più uguale ai confini del centrodestra (e certe disponibilità, reciproche, con Berlusconi incoraggiano questa eventualità) e con legami in Europa.
Meno leggibile quella dei Cinquestelle: sempre forti elettoralmente ma apparentemente isolati
in Europa e circondati da tentazioni di alleanze a sinistra che però non si fanno avanti (quel che resta di Leu o forse solo qualche esponente di esso – ad esempio un D’Alema? – alcuni settori sindacali, forse anche qualcuna delle anime perse nella confusione del Pd), mentre è ancora inespressa, per il carattere magmatico del Movimento, la possibile tentazione di occupare stabilmente proprio l’area che fu della sinistra.
In mezzo ci sono protagonisti di un’altra storia come i Savona, i Tria che non si negano ai cambiamenti ma non vogliono cadere in avventurismi, ma non dispongono di una base di consenso radicata nel Paese in grado di offrire loro una sponda.
La manovra sarà la prova del nove. Ma se soffiasse al dunque aria di crisi, finora non voluta e non cercata dalle componenti della maggioranza, come escludere che si possa tornare alla prima Repubblica, quando i governi si disfacevano non sui contrasti di merito ma per incidenti di percorso. E allora, per esempio, la cosiddetta questione morale che fa capolino ogni tanto, potrebbe giocare la sua partita.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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