Editoriali

Macaluso: la guerriglia del Pd e Salvini democratico a geometria variabile

La situazione politica è in movimento e il Pd dovrebbe guidare l’opposizione, non solo salendo sulla nave Sea Watch con i suoi esponenti, ma facendolo in tutto il Paese.
Web Hosting

di Emanuele Macaluso

Invece, il Pd è imbrigliato nella guerriglia interna in preparazione delle cosiddette primarie. Da un anno si protrae questa guerriglia e siamo arrivati praticamente alla viglia delle elezioni europee. Lo spettacolo descritto spesso dai giornali su ciò che avviene nelle regioni a proposito di questa guerriglia è francamente avvilente e ci dice che, chiunque sarà eletto segretario, non guiderà un partito in grado di essere al centro di un’alternativa credibile di governo. Eravamo stati facili profeti nel dire che il vero problema che il Pd avrebbe dovuto affrontare era uno: la riforma radicale del suo statuto e il suo modo d’essere per costruire un partito di sinistra, moderno e di governo. Quel che sta avvenendo nelle votazioni dei circoli per indicare i candidati che andranno alle primarie ci racconta, appunto, cosa è questo partito. Queste votazioni si svolgono nei circoli e vi partecipano solo gli iscritti. Ieri (l’altroieri, ndr) , su La Repubblica, è stato offerto un quadro di ciò che succede in Sicilia e che provoca vergogna a chi ha perso anni della propria vita per costruire in quell’isola e nel Mezzogiorno una sinistra forte e rispettata, coerente con i valori per cui aveva lottato. Nell’articolo del giornale si parla di un mercato delle tessere. In piccoli comuni, per esempio nel Messinese, con 1.700 abitanti, il Pd registra più iscritti che nel capoluogo.
Ad Agrigento c’è una protesta perché si sarebbero registrati voti di persone mai viste al seggio del circolo.
A Palermo sono state annullate le elezioni in alcuni circoli e in provincia di Trapani in tutti i circoli.
L’elenco è lungo e sono chiamati in causa, come attori di questo mercato, gli esponenti di tutte le liste. Anche il segretario regionale siciliano, l’ex sottosegretario Faraone, è stato eletto senza gara perché l’altra candidata si è ritirata, contro l’intolleranza del vincitore. Nelle altre regioni del Sud le cose non sono molto diverse. Oggi si legge che in Campania a decidere chi vince e chi perde è il ‘governatore’ De Luca: in questa occasione ha scelto Martina. Complessivamente, ormai sembra certo che dovrebbe prevalere Nicola Zingaretti che, poi, competerà con Martina alle primarie. Ma nessuno dei due ha toccato il problema dei problemi, come ho già detto: cosa è, cosa dovrebbe essere questo partito che, appunto, partito non è. Speriamo sempre nel futuro.

***

SE IL DITTATORE NON È ‘ROSSO’ VA BENE?

Il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, rivolgendosi ai gruppi grillini che parteggiano apertamente per il contestato presidente venezuelano Maduro, ha dichiarato che “non si può sostenere un dittatore rosso”. Quindi, se il dittatore è nero, bruno o giallo lo si può sostenere. Infatti, il riferimento di Salvini al ‘rosso’ non è casuale, ma chiaramente voluto. Il capo leghista sostiene apertamente regimi come quelli ungherese e polacco dove non c’è la dittatura ma, come dice lo stesso Orbàn, si esprime una “democrazia illiberale”. Stiamo parlando di Paesi dove la magistratura è al servizio del governo, nei media è stata azzerata ogni opposizione, mentre imperversa una violenta campagna razzista. In Polonia questa campagna ha armato la mano dell’assassino del sindaco di Danzica. Oggi (ieri, ndr) leggo sui giornali che gli attivisti del partito di estrema destra polacco sono andati ad Auschwitz per disturbare la cerimonia del Giorno della Memoria: “Prima i caduti polacchi”, hanno gridato.
Sono gli stessi che, insieme a chi governa quel Paese, attaccano coloro che ricordano anche le responsabilità di gruppi polacchi nella triste e tragica storia dei campi di sterminio. E il vicepresidente Salvini è contro il dittatore ‘rosso’ ma è fervente sostenitore delle ‘democrature’ grigie in Europa e di quelle che si prospettano in Sudamerica o sono già al potere, come nel Brasile di Bolsonaro. Occorre molta attenzione ai processi sociali e politici che possono sboccare nelle dittature.
In questi giorni esce un libro di dal titolo inquietante: “Fascismi”. Lo ha scritto Madeleine Albright, che è stata Segretaria di Stato Usa con il presidente Clinton.  La Albright è nata nell’allora Cecoslovacchia da famiglia ebrea. Nel libro prende di mira anche Orbàn e l’Ungheria. Albright dice di conoscere molto bene Orbàn sin da quando non era ancora il capo del governo a Budapest e racconta di essere stata anche nei mesi scorsi più volte in Europa a studiare quel che sta avvenendo. Ne è rimasta tanto allarmata da dare quel titolo al suo libro. Attenzione, quindi, a ciò che avviene in Italia. La Albright è preoccupata. È un fatto che il ministro dell’Interno, rinviato a giudizio dal tribunale dei ministri di Catania su cui a breve si deve pronunciare il Senato, aggredisce quei magistrati con parole pesanti nel silenzio del presidente del Consiglio, del ministro della Giustizia e di tanti altri.
Un episodio da non sottovalutare, guai a prenderlo con leggerezza, perché tocca corde sensibili nell’assetto della democrazia. La battaglia democratica va condotta con coerenza in Venezuela dove, senz’altro, la situazione ha assunto caratteri gravi, ma anche dove le libertà democratiche sono state già mortificate e anche modificate in una direzione allarmante che nessun democratico deve, appunto, sottovalutare.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

Sfoglia Gratis l’edizione di oggi:

ULTIMA EDIZIONE NCN

on-line tutti i giorni tranne il lunedì

manifesto


Web Hosting