Editoriali

Macaluso: i congressi veri, e quello del Pd

In Germania, dopo le elezioni in alcuni Land (Regioni) particolarmente significativi dove si è verificato un calo di consenso ai partiti di governo (Cdu e Spd), Angela Merkel, alla guida del suo partito e del governo, si è dimessa dalla presidenza della Cdu.
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di Emanuele Macaluso

Non si è dimessa, invece, dalla cancelleria per non aprire una crisi al buio, ma ha annunciato che alle prossime elezioni non si ricandiderà. Dopo quei risultati elettorali, che hanno segnato anche un grande successo dei Verdi e una relativa avanzata dell’estrema destra, in Germania e nel resto dell’Europa si è aperto un dibattito pubblico sul sistema politico tedesco, e sul carattere della crisi che lo travaglia. Adesso è arrivata una prima e significativa risposta. Proprio dal partito maggiore, la Cdu, che aveva prontamente convocato il congresso per eleggere un nuovo leader. Come è noto, c’erano tre candidati con posizioni politiche diverse, molto diverse. Nel partito e nel dibattito pubblico il confronto è stato serrato e le posizioni dei candidati sono emerse con chiarezza.
Quasi tutti i giornali davano vincente Friedrich Merz: avrebbe spostato a destra un partito che, soprattutto con la Merkel, esprimeva una politica nettamente centrista. Invece ha prevalso Annette Kramp-Karrenbauer, detta AKK, una donna che ha una storia politica centrista, ha collaborato con la Merkel ma ha una posizione autonoma anche rispetto alla cancelliera. Ho riassunto quel che è successo nel sistema politico tedesco per dire che la democrazia interna ai partiti, se funziona, può risolvere problemi anche molto complessi. E, come abbiamo visto, democrazia significa congressi veri, con mozioni e votazioni che coinvolgono gli iscritti. Ed è quel che abbiamo visto anche nel partito socialdemocratico tedesco, è quel che accade nel Regno Unito, nei partiti laburista e conservatore. E in Italia? Tra i partiti al governo, il M5S non fa congressi ma clicca; la Lega fa congressi che l’opinione pubblica non segue e non si capisce affatto come vengono su i gruppi dirigenti.
Nell’opposizione, Forza Italia non fa congressi ma decide da sempre Berlusconi. Nel Pd non c’è un congresso vero, cioè un assise con delegati dei congressi locali a cui partecipino solo gli iscritti che votano su mozioni diverse e diversi candidati. Nel Pd il congresso, in verità, ha un significato che si riversa solo nelle primarie, dove viene eletto il segretario del partito non dagli iscritti, ma da tutti quelli che vogliono votarlo con un certificato elettorale e due euro da spendere. Questa realtà è stata ultimamente anche inquinata dai comportamenti di Renzi, il quale, sconfitto in più elezioni, anche in questo congresso-non congresso gioca il suo essere e non essere al punto che, francamente, tutto sta diventando una farsa. Tutti i giornali scrivono che Renzi c’è e non c’è? Sarà financo di nuovo candidato? Incredibile.

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Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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