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“L’industria che salva il Paese” Ma la politica è lontana

La copertina dell'ottimo libro di Antonello di Mario
Ottimo libro di Antonello Di Mario sul lavoro, sul passato e sul futuro italiano. Presentazioni a cura di Carmelo Barbagallo e Paolo Pirani, introduzione di Enrico Marro, post scriptum di Agnese Moro
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di Sandro Roazzi

 

Manca da molto tempo, troppo, nel lessico politico il richiamo alla necessità di ricostituire una vera politica industriale. Cosa ben diversa dai memorandum reclamizzati di recente o dai viaggi ministeriali compiuti in Oriente, che dovrebbero colmare il vuoto di progetti reali.

 

Eppure il valore della produzione industriale per l’Italia, Paese manifatturiero, lo si tocca con mano dal fatto che se l’economia reale è in bilico lo si deve alle difficoltà incontrate proprio dal settore industriale, lasciato troppo spesso solo a sfidare l’evoluzione della economia mondiale (dazi compresi) e la rivoluzione tecnologica in atto.

 

Il libro di Antonello di Mario “L’industria che salva il Paese” ci ricorda invece quanto sia importante ancora oggi per il futuro il settore industriale.

Lo fa raccogliendo testi che ripercorrono le principali vicende sindacali di questi anni e che testimoniano una vitalità spesso sottovalutata delle relazioni industriali nel nostro Paese, cui fa riscontro la lontananza di un mondo politico che ascolta altre tentazioni, quelle della finanza e dei potentati hi-tech, senza una propria autonoma strategia.

 

Il libro, che verrà presentato a Taranto presso il Castello Aragonese, si avvale della prefazione di Carmelo Barbagallo, Segretario generale della Uil, e di una introduzione del giornalista del Corriere della Sera, Enrico Marro.

 

Nella sua presentazione Paolo Pirani, Segretario generale della Uiltec-Uil, spiega bene il significato di questo libro: “Il futuro dell’Italia non può prescindere dalla cura e dallo sviluppo del suo sistema imprenditoriale, vera ricchezza del Paese. Che però è in mezzo al guado. Senza una crescita dimensionale e senza un forte investimento tecnologico rischia il declino…”.

 

Nel libro di Di Mario c’è la cronaca preziosa delle vicende industriali più significative avvenute negli ultimi due anni, dai contratti dei metalmeccanici e del settore chimico farmaceutico, alle grandi vertenze come quella dell’Ilva di Taranto.

Ma c’è anche il riconoscimento di una peculiarità dell’azione sindacale di cui Di Mario professionalmente è testimone per aver seguito la comunicazione di due grandi categorie industriali della Uil, metalmeccanici e chimici, vale a dire l’intreccio fra impegno rivendicativo e quello sociale, come si nota nell’attenzione a temi rilevanti quali il dramma delle morti sul lavoro.

 

Malgrado le difficoltà il libro non indulge nel pessimismo, tutt’altro. E consegna un messaggio di fiducia nel futuro proprio perché segnala la positività di un’iniziativa sindacale che non si è arresa né ai problemi interni, né agli ostracismi politici esterni.

 

Ed è anche un’implicita critica a certe disattenzioni della sinistra del Paese che, non ritenendo più la classe operaia ‘centrale’ per i cambiamenti occorsi nella ‘economia, ha abbandonato parimenti anche la riflessione sulle prospettive dell’industria in Italia.

 

Invece proprio la rivoluzione tecnologica ci ricorda che quanto avviene ed avverrà nell’industria si trasmette e si trasmetterà nell’intera società e nella condizione di lavoro, come pure nelle disuguaglianze presenti nel mercato del lavoro, attuali e prossime.

 

Il libro però ha un altro singolare tratto distintivo: quello di una sorta di provocazione etica che si ritrova nei testi dedicati ad uno dei migliori statisti italiani, Aldo Moro. Una lezione politica e morale che viene recuperata per ricordare il posto dei valori nella politica e nella esperienza sociale e sindacale. Non per caso …l’ultima parola del libro viene lasciata ad Agnese Moro: “complesso il lavoro del sindacato, intrappolato in un presente un po’ senza respiro; pressane ed angosciante perché ci sono di mezzo le vite delle persone concrete per le quali il lavoro è l’unica risorsa. Bisogna trovare una strada o delle strade per consentire a tutti non tanto di avere un reddito quale che sia, ma di potersi guadagnare da vivere – come si diceva una volta – e costruire su questo un progetto di vita…il libro di Antonello, così incalzante e bagnato di concretezza, ci avvisa dell’urgenza di rimetterci in marcia insieme, pensando all’oggi, al domani, al dopodomani, forti di ciò che siamo stati e che possiamo, se lo vogliamo sempre essere”.

 

Un messaggio che ben si presta a concludere un libro che non è una storia ‘conclusa’ ma parte di un cammino che vuole proseguire e non si arrende di fronte alle difficoltà.

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