Dossier Istat Lavoro

Lavoro: regioni e province, ecco chi avanza e chi no

Operai al lavoro in un'industria
Andamento occupati, il Rapporto dell’Istat: balzo in avanti (+3,6%) di Marche e Sardegna, Calabria +2,6%. Quattro le regioni col segno meno. Tra le province svetta Rimini, che nel 2018 ha aumentato il numero degli occupati dell’8,9%. In coda Cagliari e Venezia
Web Hosting

di Giuseppe Castellini

 

Occupazione in ripresa in tutte le regioni italiane, ad eccezione di Campania (-0,6%), Basilicata (-0,5%), Sicilia (-0,3%) e Valle d’Aosta (-0,1%). Male anche in Umbria, dove la situazione resta la stessa, rispetto a una media nazionale che segna +0,8%.

 

È il quadro che emerge dai dati definitivi dell’Istat sul numero degli occupati 2018 – rapportati alla situazione 2017 – nelle regioni italiane. L’Istat fornisce anche il dettaglio di tutte le province.

 

Subito due note.

 

La prima: le graduatorie riportate nelle tabelle in pagina sono stilate in base all’andamento percentuale del numero degli occupati, non all’andamento dei numeri in assoluto.

Ad esempio, la Lombardia nel 2018 marca una crescita degli occupati dello 0,6% la Calabria del 2,6%, ma ovviamente in numeri assoluti la crescita lombarda è ben più forte (+28mila occupati), di quella calabra (+14mila), sia perché la Lombardia ha molti più abitanti della Calabria, sia perché la sua base occupazionale è molto più larga e florida (in termini di tasso di occupazione, che significa quante persone sono occupate sul totale delle persone in età da lavoro) di quella della Calabria. In altre parole, non è che la crescita in una regione e il calo in un’altra significa che la prima regione in termini occupazionali stia meglio della seconda. Parliamo di andamenti, non di confronti sulla robustezza dei mercati del lavoro regionali (in questo caso vanno confrontati i tassi di occupazione). In altre parole ancora, si verifica come una situazione si sia modificata in un anno, non come sia in assoluto.

Detto questo, nel 2018 il trend di crescita percentuale dell’occupazione in Calabria è stato più vivace di quello della Lombardia.

 

La seconda: il numero degli occupati ovviamente non dice nulla circa la qualità del lavoro, sia in termini di retribuzione che ore lavorate, per cui va considerato come un punto di riferimento degli indicatori del lavoro, non come ‘il’ punto di riferimento. Valga un esempio: nel 2018 il numero degli occupati, come si può vedere nella tabella in basso a sinistra, è aumentato in Italia dello 0,8% rispetto al 2017, ma l’Istat rileva che il numero delle ore complessive lavorate è invece sceso. In pratica, più occupati ma che – mediamente – lavorano meno ore.

 

Le Regioni. Il recupero delle Marche, il balzo della Sardegna, Campania e Sicilia non agganciano il treno

 

Dopo anni di grande difficoltà sul piano dell’occupazione, le Marche mostrano una scossa, con il numero degli occupati che nel 2018 sale del 3,6% (+22mila), il risultato migliore tra tutte le regioni. A pari merito con le Marche c’è la Sardegna, che aumenta l’occupazione di 20mila unità, mettendo a segno anch’essa +3,6%.

Si scuote anche la Calabria, che già nel 2017 aveva dati cenni di ripresa occupazionale, marcando nel 2018 +2,6%. E anche il piccolo Molise sgomita (+2,2%). Tra le regioni più grandi del Centro-Nord in evidenza l’Emilia Romagna (+1,8%), mentre il numero degli occupati sale anche in Piemonte (+0,7%) e in Veneto (+0,7%), ma in maniera meno marcata. La Lombardia fa più 0,8%, come la Toscana, mentre il Lazio – che negli anni scorsi aveva fatto meglio della media nazionale – deve accontentarsi di +0,2%.

In Umbra stagnazione completa dei posto di lavoro, nel quadro di un’economia che è in declino graduale, ma quasi ininterrotto, da quasi 20 anni.

Il Mezzogiorno, benché la situazione appaia un po’ a macchia di leopardo, continua a mostrare segni rossi e debolezza. Delle quattro regioni con il segno meno nell’andamento degli occupati tre sono del Mezzogiorno (Campania, Basilicata e Sicilia), mentre nel Centro-Nord un solo segno rosso, quello della Valle d’Aosta (-0,1%).

 

Insomma, sul fronte occupazione fermenti qua e là, ma nessun vero balzo in avanti. E non potrebbe essere altrimenti con un’economia che nel corso del 2018 è andata rallentando e dove, come detto, se si guarda alle ore lavorate il dato è negativo, a fronte di +0,8% nel numero degli occupati. Il che significa che, in generale, si ripartisce il lavoro che c’è, non ne viene creato di nuovo in termini sostanziali.

 

Le 20 province dove gli occupati sono cresciuti di più le 20 dove invece si registrano i maggiori cali

 

L’Istat, come detto, offre anche un quadro molto interessante dell’andamento del numero degli occupati in tutte le province. Nelle tabelle in pagina riportiamo le 20 che nel 2018 hanno mostrato l’aumento più forte e le 20 che, invece, mostrano i segni rossi più marcati.

 

La provincia in cui il numero degli occupati è aumentato di più è Rimini (+8,9%), in gran spolvero anche la provincia di Siracusa (+8,3%), Sopra il +5% pure Teramo, Sassari, Fermo e Ancona e Massa. A chiudere la classifica delle ‘top 20’ la provincia di Novara, con +2,9%.

 

La provincia dove invece il numero degli occupati è calato di più è quella di Cagliari, con un tonfo del 5,6%. La seconda peggiore è Venezia (-4,9%), quindi Arezzo (-4,6%), Enna (-4,2%) e Taranto (-3,8%).

Con cali sopra il 3% anche Asti, Messina e Trapani.

 

Situazioni che balzano agli occhi, in on pochi casi, perché si tratta di forti flessioni in un contesto regionale che invece mostra il segno più. Il caso più evidente è quello della provincia di Cagliari, che capitombola del 5,6% in una Sardegna che mostra un aumento del numero degli occupati del 3,6%, come visto il miglior dato tra le regioni insieme alle Marche.

 

Ed ecco i dati, per ciascuna regione, della

Le venti province dove nel 2018 gli occupati sono calati di più in termini percentuali
Le 20 province dove gli occupati sono aumentati di più in termini percentuali
L’andamento del numero degli occupati nelle regioni e nella media italiana nel 2018 rispetto al 2017

andata meglio e di quella che invece mostra il risultato meno positivo (che in molti casi non significa necessariamente avere il segno meno).

 

Piemonte: Vercelli +3,7%, Asti -3,2%.

 

Lombardia: Como +2,8%, Varese -0,2%.

 

Trentino Alto Adige: Bolzano +1,5%, Trento +0,8%.

 

Veneto: Vicenza +3,8%, Venezia -4,9%.

 

Friuli Venezia Giulia: Udine +2,4%, Pordenone -1,5%.

 

Liguria: Imperia +3%, La Spezia -1,3%.

 

Emilia Romagna: Rimini +8,9%, Ferrara -1,7%.

 

Toscana: Massa +5,5%, Arezzo -4,6%.

 

Umbria: Perugia +0,5%, Terni -0,4%.

 

Marche: Fermo +6,2%, Macerata +1,3%.

 

Lazio: Rieti +2,4%, Latina -2,7%.

 

Abruzzo: Teramo +7,2%, Chieti -1,4%

 

Molise: Campobasso +2,5%, Isernia +1,3%.

 

Campania: Caserta +2,4%, Napoli -1,6%

 

Puglia: Foggia +4,4%, Taranto -3,8%.

 

Basilicata: Potenza +0,3%, Matera -2,1%.

 

Calabria: Reggio Calabria +4,9%, Vibo Valentia -2,9%.

 

Sicilia: Siracusa +8,3%, Enna -4,2%.

 

Sardegna: Sud Sardegna +12,5%, Cagliari -5,6%.

Informazioni sull'autore

ncn

Sfoglia Gratis l’edizione di oggi:

ULTIMA EDIZIONE NCN

on-line tutti i giorni tranne il lunedì

manifesto


Web Hosting