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La Serie A arretra, resta a 20 squadre e aspetta le rifome

Arriva il sorpasso di Liga e Bundesliga nel fatturato ma non c'è la volontà di cambiare il format passando a 18 squadre
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La Serie A ringrazia per l’opportunità e va avanti per la sua strada. Se da parte del presidente Gabriele Gravina c’era stato un assist attraverso il cambio delle normative federali per permettere alle leghe la facoltà di decisione sul format, pare proprio che la Lega di A non sia disposta a ‘restringersi’.
Ovvero a passare da 20 a 18 squadre come la Germania, riformandosi in modo da aumentare la competitività e contenere le spese. Non c’è stata una levata di scudi in tal senso in occasione dell’ultima riunione di Lega semplicemente perché la questione non è neanche stata posta all’ordine del giorno. Questione di equilibri che il presidente di Lega Gaetano Micciché ha voluto far di tutto per mantenere nonostante l’autonomia decisionale regalata dalla Federazione. E difficilmente questa decisione verrà presa in futuro perché non se ne intravedono i presupposti, mentre la Serie A si dice sempre disposta a ragionare quando si parla di studiare il metodo migliore sulla competitività oppure sulla capacità di generare interesse e risorse. Sembra questo davvero l’ordine del giorno della Lega di A, rimettersi in carreggiata con i grandi campionati europei che in questi ultimi mesi hanno ripreso il sopravvento in maniera netta facendo retrocedere la nostra massima serie al quarto posto come fatturato dopo la Premier League (5297 milioni di euro nel 2016-2017, fonte Deloitte), la Liga spagnola (2854 milioni di euro) e la Bundesliga tedesca (2793 milioni di euro). Il sorpasso è arrivato in tempi recenti, con la A ferma a quota 2075 milioni e capace di precedere soltanto la Ligue 1 francese a 1643 tra i top campionati europei. Tutte le grandi leghe europee sono campionati a 20 squadre, Bundesliga a parte, e a poco vale argomentare che il passaggio a 18 alzerebbe la qualità complessiva del torneo. Perché quattro giornate di partite trasmesse in meno sono introiti in meno e da questo orecchio in Lega nessuno vuole sentire.
Più probabile che invece ci sia disponibilità a parlare di diritti televisivie di ripartizione dei proventi sul modello Premier: in Inghilterra il 50% viene suddiviso in parti uguali, il 25% in base ai passaggi televisivi di ogni squadra e il 25% in base alla classifica. Così facendo il rapporto economico tra la prima e l’ultima del campionato è di 1,6 contro 1. In Italia la Juventus ha percepito 107 milioni dalle tv, il Benevento 25 in un rapporto di 4,3 contro 1. Con la riforma Lotti la redistribuzione già quest’anno sarà più equa in attesa della riforma Giorgetti che dal 2021-2022 prevederà: il 50% in parti uguali, il 17% in base al pubblico, il 28% ai risultati e il 5% all’utilizzo dei giovani. Sempre che poi i proventi vengano però reinvestiti almeno in parte nelle infrastrutture. Che ci rendono, quelle sì, un paese sportivamente parlando di Serie B.

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