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La Malfa su Cottarelli e Galli

Giorgio La Malfa. Già ministro e segretario nazionale del Pri, è presidente della Fondazione Ugo La Malfa
"Dove sbagliano Cottarelli e Galli". “No all’atteggiamento Alesina-Giavazzi”. A me sembra che l’atteggiamento che si può definire alla “Alesina e Giavazzi” di esprimere la preoccupazione per i rischi finanziari dell’Italia e naturalmente, così scrivendo sul maggiore giornale italiano, alimentare dubbi e perplessità sul nostro futuro, è inaccettabile. Comunque non è il mio. Esso nasconde il desiderio di una bella crisi finanziaria, come quella che travolse Berlusconi, che consenta di rimettere in piedi qualche soluzione provvisoria convalidata dal consenso esterno
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Riportiamo un’interessante missiva di Giorgio La Malfa, inviata agli amici della Fondazione Ugo La Malfa.

 

di Giorgio La Malfa*

 

Avevo scritto un articolo sul Corriere della Sera nel quale invitavo il Presidente del Consiglio a prendere l’iniziativa di far precedere la preparazione del bilancio dello Stato in autunno con un documento di impostazione economica generale. Il documento avrebbe dovuto specificare obiettivi di crescita più ambiziosi di quelli che prefigurava l’impostazione del Governo precedente e, ovviamente, più elevati di quelli attualmente previsti. Per la realizzazione di quei traguardi il Governo avrebbe dovuto esplorare tutte le “riforme senza spese o senza aggravio del deficit” e dedurre in via residuale l’eventuale aumento del deficit pubblico necessario a quei fini. Questo dato finale sarebbe dovuto essere ciò che il ministro dell’economia portava a Bruxelles in vista dei negoziati di autunno. Era una sfida lanciata al nuovo Governo ad individuare una strada nuova e diversa rispetto al passato.

Paolo Cottarelli e Giampaolo Galli hanno dopo due giorni scritto un commento, sempre sul Corriere della Sera. Non hanno ritenuto di discutere quell’impostazione. Si sono limitati a dire che i deficit di bilancio sono del tutti inutili. Anzi, hanno precisamente scritto che un “semplice esempio numerico” dimostrava (!!) che una politica di deficit spending, appena si interrompe, fa tornare il reddito al basso livello del primo giorno, con un debito pubblico non solo più alto, ma tendenzialmente crescente.

Sono rimasto sorpreso, anche perché se questo loro argomento fosse stato fondato, probabilmente Friedman o Hayek, che per tutta la vita avevano cercato antidoti al pernicioso diffondersi delle idee di Keynes, vi si sarebbero imbattuti prima di loro.

Poi mi sono reso conto che “nel loro esempio aritmetico” si erano dimenticati di un dettaglio: e cioè che l’aumento del reddito provoca un aumento degli introiti fiscali e quindi un miglioramento, a parità di altre condizioni, del debito e che quindi anche quando si interrompe la politica del deficit, la situazione non è detto che sia quella iniziale, ma può essere senz’altro migliore.

Per cui ho scritto quanto sopra nell’articolo sul Corriere della Sera, che vi allego (agli amici della Fondazione Ugo La Malfa, ndr). Ma nello stesso tempo ho cercato di riportare l’attenzione sulla proposta che avevo fatto al Presidente del Consiglio e che costituisce una vera sfida per il Governo e per la maggioranza.

A me sembra che l’atteggiamento che si può definire alla “Alesina e Giavazzi” di esprimere la preoccupazione per i rischi finanziari dell’Italia e naturalmente, così scrivendo sul maggiore giornale italiano, alimentare dubbi e perplessità sul nostro futuro, è inaccettabile. Comunque non è il mio. Esso nasconde il desiderio di una bella crisi finanziaria, come quella che travolse Berlusconi, che consenta di rimettere in piedi qualche soluzione provvisoria convalidata dal consenso esterno.

Personalmente preferisco mettere alla prova il Governo attuale, riservandomi ovviamente il diritto e il dovere di criticarlo se si adagia sul passato.

 

*Già ministro e segretario del Pri, è presidente della Fondazione Ugo La Malfa

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