Politica Scienze

La firma di Grillo? A pensar male si fa peccato, però…

Beppe Grillo
Tre ipotesi sul vero motivo per cui ha firmato il ‘Patto’ Burioni sulla Scienza
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di Giuseppe Castellini

 

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Lo disse Giulio Andreotti, ma non è un suo copyright. L’espressione infatti l’aveva pronunciata Papa Pio XI (“A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina”).

 

Una frase quanto mai opportuna sulla firma di Beppe Grillo, apposta peraltro insieme a quella di Matteo Renzi, sul “Patto trasversale per la scienza”. Un patto tra l’altro pro vaccini (“Nessuna forza politica italiana – si afferma nel Patto – si presta a sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica come il negazionismo dell’Aids, l’anti-vaccinismo, le terapie non basate sulle prove scientifiche…”) e contro qualsiasi forma di pseudoscienza promosso dal professor Roberto Burioni, bandiera dei ‘pro vax’, ma anche da altri professori come Guido Silvestri, immunologo vicino ai Cinque Stelle.

 

Che Grillo abbia firmato questo Patto ne siamo contenti, perché gli pseudoscienziati sono pericolosissimi per la salute, la sicurezza e la qualità della vita di tutti. Degli ‘stregoni’, che sanno usare bene solo una cosa, quegli strumenti della disinformazione su cui ha scritto ieri su queste colonne un magistrale articolo il professor Giancarlo Elia Valori, non ne sentiamo alcun bisogno.

 

Ma, per rifarsi all’espressione di Pio XI, un po’ di domande sono opportune.

 

Perché Beppe Grillo, dalla cui bocca di fondatore pendono i Cinquestelle, parla di tale questione solo ora? Perché non ha fermato prima la canea pseudoscientifica ‘no vax’, che ha trovato nei Cinquestelle (e solo nel Cinquestelle) il punto politico di riferimento? Sarebbe bastata qualche parola di Grillo spesa per tempo per chiudere una storia che, insieme ad altre come quella delle scie chimiche disperse in cielo dagli aerei per rimbambire e/o distruggere l’umanità, hanno reso l’Italia un Paese in bilico tra il comico il ridicolo. E avrebbe evitato anche i contorsionismi della ministra alla Sanità, Giulia Grillo (M5S), sulla questione vaccini, oltre a far sì – in un periodo che di problemi ce ne sono già abbastanza – che non si perdessero tempo e fiato su un problema che, nei termini in cui lo pongono i ‘no vax’, non esiste.

 

Però Grillo non parlò allora, non ha parlato di recente. Non scrisse e non ha scritto nel suo blog dove discute di tutto. Però firma il Patto. Adesso.

 

E allora è doveroso chiedersi perché: Il che ovviamente lo sa solo lui, ma poiché, appunto, a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca, credo che il fondatore del ‘grillismo’ abbia voluto lanciare più di un segnale. E qui il ragionamento si fa tutto politico.

 

Tre le ipotesi.

 

1)     Grillo sente che pezzi di elettorato che avevano guardato con simpatia ai 5Stelle come portatori di rinnovamento e freschezza in un panorama caratterizzato da élites ormai ‘bollite’ e screditate, si sono allontanati. Perché rinnovamento non significa bloccare le infrastrutture, scardinare i conti pubblici, dare man forte alla pseudoscienza dei ‘no vax’ e così via. I dubbi sulla capacità di guidare il Paese da parte del magma pentastellato (magma perché dentro c’è di tutto, compresi i chiappastelle) si sono moltiplicati. E Grillo, che di certo getta l’occhio sui sondaggi, con questa mossa manda segnali proprio a quell’elettorato – che vuole il rinnovamento, ma non il pauperismo, i ‘no vax’ e così via– che ha detto “ciao”, provando a far sì che non si tratti di un “addio”. Tanto più che elezioni europee sono vicine e un crollo del M5S in quella consultazione potrebbe essere il buco che fa venire giù tutta la diga.

 

2)     Sul Governo soffiano venti per nulla buoni. La tensione è su tutto: migranti, infrastrutture e così via, fino anche a un ‘tira e molla’, che sa di ‘sabotaggio’ leghista, sul decreto per reddito di cittadinanza e quota 100. Ma, se Salvini alla fine ha la concreta alternativa dell’alleanza di centrodestra (che, oggi come oggi, se si andasse al voto vincerebbe di sicuro), il M5S è solo. E per di più con i sondaggi che lo danno in calo al 25-26%, rispetto al 32% e rotti delle politiche del 4 marzo scorso. E allora arriva il segnale di Grillo verso quel centrosinistra piddino che già fu destinatario di un’apertura pentastellata– allora rifiutata – per provare a fare il Governo. Duplice segnale: uno a Renzi, che ancora nel Pd comanda o quasi. Anche se Grillo sa che il toscano dall’ego ferito non vuole che la ’vendetta’ contro il M5. E l’altro segnale, quello più importante, è diretto all’elettorato Pd, in cui una parte – forse addirittura maggioritaria – alla fine non vedrebbe male un Governo Pd-M5S, con i pentastellati depurati dalle ali ‘fanfaluchiste’.

 

E il segnale arriva dritto pure a Salvini: guarda, tu avrai Berlusconi e la Meloni, ma anche noi potremmo tirarti lo scherzo di cambiare alleato. E comunque di provare a incamerare ulteriori voti Pd se si dovesse andare al voto (come è probabile, checché ne dica il Quirinale, se questo Governo dovesse cadere).

 

3)     C’ è un’ultima ipotesi, che citiamo ma che è altamente improbabile. La mossa di Grillo vuole essere l’inizio della distruzione del Movimento che ha costruito, perché ormai ha svolto la missione che si era prefissato, ossia far cadere nella polvere il sistema e le élites che governavano l’Italia. Per fare questo lavoro ci voleva una testa d’ariete forte e questa è stata ottenuto con un magma indistinto, e anche contradditorio, legato dalla sfiducia e dalla protesta verso le élites ormai screditate. Ora, Grillo potrebbe pensare che una forza così, nelle fasi dove occorre necessariamente acquisire una cultura di governo, sia uno strumento inadatto e quindi che debba nascere qualcosa di nuovo.

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