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Juventus, ‘all in’ Champions League

L’addio di Marotta fa parte di un piano volto all’aumento dei ricavi: vincere entro due anni e fatturare più di Real, Barcellona e Bayern
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L’obiettivo è diventare il club più importante del mondo. Queste parole perentorie, pronunciate da Andrea Agnelli qualche giorno fa, hanno aperto la nuova prospettiva della Juventus, la nuova Signora dell’era Cristiano Ronaldo.
E se anche il cosiddetto caso ‘CRsexy’ (così è stato rinominato il caso del presunto stupro risalente al 2009 venuto alla luce in questi giorni) desta non poche preoccupazioni, il dado è tratto.
Persino l’allontanamento di un dirigente dell’importanza di Giuseppe Marotta con l’investimento ad un ruolo superiore e con mansioni rinnovate per dirigenti giovani ma ormai più che pronti come Paratici e quelli del suo team, rientrerebbe paradossalmente in questa strategia di grandezza, che prevede una ‘conditio sine qua non’: la vittoria della Champions League nell’arco di due anni.
L’acquisto di Cristiano Ronaldo è stato il primo, clamoroso atto della nuova strategia che deve portare la Signora sulla scia di Real Madrid, Bayern Monaco e Barcellona, club che arrivano a fatturare cifre molto vicine al miliardo di euro proprio grazie ai successi in campo internazionale. Negli ultimi anni la Juventus è cresciuta in maniera esponenziale a livello di introiti, passando dai 150 ai 400 milioni annui nonostante l’autofinanziamento imposto da Exor e nonostante i rigidi paletti del FairPlay finanziario. Il problema è che in contemporanea agli introiti sono cresciuti in maniera esponenziale anche i costi, indispensabili per poter mantenere una competitività di fondo a livello europeo ma dalla inevitabile conseguenza della chiusura in rosso dell’ultimo esercizio di bilancio, sia pure di 19 milioni. Nell’ultimo bilancio ci sono ammortamenti sui cartellini per la modica cifra di 107 milioni, ingaggi da 230 milioni: come dire che i costi pareggiano i ricavi e non va dimenticato che nel prossimo bilancio andranno ascritti anche quelli onerosissimi dell’operazione-CR7, circa 80 milioni tra ingaggio e ammortamento per quattro anni, solo in parte ammorbiditi dalla cessione di Higuain. Lo ‘Stadium’, autentico gioiello, vero modello in Italia, non è però uno stadio che può garantire introiti superiori ai 60-80 milioni annui, non certamente al livello del Bernabeu o dei più grandi stadi europei. I diritti televisivi sono stati assegnati fino al 2021 e fino ad allora non saranno rinegoziati. I ricavi da sponsorizzazione, pubblicità e merchandising sono arrivati a 115 milioni annui, nulla rispetto ai 295 del Real oppure ai 250 del Bayern o ai 300 del Manchester United.
Insomma, la Juventus aveva due strade per raddoppiare le entrate commerciali: la riduzione delle spese con l’inevitabile crollo della competitività; l’aumento dei i ricavi. Ed è la seconda strada quella intrapresa dalla Juventus in maniera quantomeno coraggiosa, cominciando con il rinnovare la dirigenza e continuando con l’aumento esponenziale della competitività tecnica, al punto tale da poter giocare per vincere anche e finalmente la Champions League, possibilmente nei prossimi due anni. Previsione di introito per la eventuale vittoria finale e di conseguente aumento dei ricavi: 130 milioni di euro.

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