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Iva, Tria porta la croce. Ma è subito anatema

Il vice premier Di Maio con il ministro Tria
Il ministro: senza misure alternative aumenterà. Salvini e Di Maio infastiditi: non se ne parla neppure. Inizia la partita‘agevolazioni’. Corte dei conti: da trovare 36 miliardi
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di Sandro Roazzi

 

“Senza misure alternative l’Iva aumenterà”. Prosegue l’operazione …verità del Ministro Tria, che ha ribadito le sue convinzioni nell’audizione in Parlamento e che sembra reggere al nutrito fuoco di sbarramento scatenato immediatamente da Salvini e Di Maio al grido “non avverrà mai”.

 

In realtà la progressione delle aliquote potrebbe essere modulata in vario modo, anche con spostamenti interni in alto ed in basso fra le quattro aliquote esistenti, quella agevolata al 4%, quella del 5% (la cosiddetta aliquota ‘basilico e salvia’), quella al 10% e la ordinaria al 22% che ci colloca in Europa al quinto posto, secondo la Cgia di Mestre, dietro Grecia, Finlandia, Irlanda e Portogallo. Ma davanti a Spagna (21%), Francia (20%) e Germania (19%).

 

Una manovra complessa che potrebbe approdare verosimilmente ad un’ipotesi di ritocco parziale dell’Iva che potrebbe avere, nel caso, secondo l’Istat un contenuto effetto depressivo sui prezzi valutabile attorno al lo 0,2%.

Ed un’operazione che in Europa sarebbe valutata senza molti problemi, vista la preferenza a spostare la tassazione dalle imposte dirette a quelle indirette. Ed infine, una modifica che potrebbe agevolate l’export e complicare semmai l’import.

 

Ma Salvini e Di Maio non sentono ragione e sparano a zero: Il primo è perentorio: “l’Iva non aumenterà. Punto. Questo è il nostro impegno, siamo al Governo per abbassare le tasse, non per aumentarle”.

 

Di Maio non è da meno: “Finché ci sarà l’M5S al Governo non ci sarà nessun aumento dell’Iva…l’obietivo è ridurre il carico fiscale per imprese e famiglie”.

 

Insomma pace fatta fra I ‘dioscuri’ sull’altare delle imposte da tagliare almeno fino al 26 di maggio, giorno del voto europeo in Italia.

 

A dar loro manforte insorgono commercianti e consumatori (il costo dell’intera operazione, 23 miliardi, potrebbe pesare sulle tasche delle famiglie per oltre 500 euro l’anno). Solo avvisaglie di scontri più agguerriti in seguito o solo scaramucce per sondare il terreno? O, ancora, una sorta di prova generale per eventuali rimpasti dopo le Europee?

 

Per rinfrescare un po’ la memoria ricordiamo che nell’aliquota agevolata del 4% ci sono prodotti essenziali come pane, pasta, burro, latte formaggi freschi, frutta e ortaggi, olio.

In quella del 10% carne, pesce salumi , omogeneizzati, farmaci, caffè ed alte consumazioni al bar, trasporti ferroviari interni e aerei ed altro ancora.

In quella del 22% bevande gasate, vini, alcolici, abbigliamento, calzature, auto0, moto e carburanti, tablet e computer, smartphone e via dicendo. Compreso il caffè per casa, il che, secondo alcuni darebbe adito a qualche ‘furbizia’ nella denuncia di questo prodotto, che ha due aliquote diverse: consumato al bar o, appunto, in casa.

 

Nel caso che la clausola di salvaguardia saltasse, l’aliquota ordinaria del 22% potrebbe salire fino al 25,2% vale a dire la più alta d’Europa (la Grecia è al 24%).

 

Insomma un argomento che, in piena corsa elettorale verso le Europee, sa di campo minato.

In realtà le esercitazioni sul trittico imposta Irpef-Iva-agevolazioni fiscali potrebbe offrire varie combinazioni nel dopo voto europeo. E r quello il vero terreno di confronto-scontro in autunno.

 

Perché gira anche un’altra tabella interessante sulle più costose (per lo Stato) agevolazioni fiscali in vigore: al primo posto ci sono i famosi 80 euro (contabilizzate come …assistenza, c’è davvero poco di nuovo sotto il sole della politica visto come stanno andando le cose per il reddito di cittadinanza…), che peserebbero per poco più di 9 miliardi.

Una misura assai discussa che prima o poi finirà in soffitta, anche perché emblema del renzismo e perché provoca non pochi problemi di collocazione nei conti pubblici.

Scelta controversa (con i dubbi dell’allora ministro Padoan), che dava origine anche a situazioni poco decifrabili come quella che frequentemente era segnalata, ovvero di famiglie con più redditi attorno ai 25mila euro e più bonus di 80 euro (non a caso poi non trasferiti integralmente sui consumi).

Forse la sua sorte potrebbe essere quella di trasformarsi in una detrazione.

 

Subito dopo arrivano le detrazioni per spese edilizie, che hanno qualche problema ad essere rimosse: potrebbero dare un nuovo duro colpo al settore delle costruzioni (soprattutto piccole e medie imprese) e rovesciare ancor di più sul contante (ovvero sul ‘nero’) i pagamenti per i lavori in casa.

 

A ruota troviamo l’esenzione per la prima casa, intoccabile, poi ancora la detrazione per spese sanitarie (oltre i tre miliardi).

 

Ma c’è un altro capitolo spinoso delle agevolazioni fiscali che riguarda il settore dell’autotrasporto messo nel mirino, si dice, da tempo soprattutto dai Cinquestelle al fine di ridurre i danni ambientali. Anche questo un boccone niente male per chi volesse puntare a sostanziosi risparmi.

 

Sul piano più generale si potrebbe arguire che sul tavolo potrebbe esserci una manovra così congegnata: riduzione delle aliquote Irpef con vantaggi per i redditi medio bassi (niente a che vedere però con la flax tax classica, tassa piatta), taglio deciso di agevolazioni fiscali (anche di quelle menzionate in…classifica), interventi sull’Iva sia pur parziali e tali da ridisegnarne la identità.

 

Perché, come si desume dalle audizioni parlamentari in corso sul Def, ci sono comunque da trovare risorse davvero rilevanti per far quadrare i conti pubblici che vanno da un calcolo prudenziale di 25 miliardi di euro fino a quello della Corte dei conti, che si aggira attorno ai 36 miliardi di euro.

 

Cifre sulle quali, chissà mai perché, non ci sono polemiche in giro, semmai solo atteggiamenti politici che almeno al momento …svicolano come se la prospettiva non li riguardasse.

 

Come già ricordato nei giorni scorsi dal Nuovo Corriere Nazionale, la partita fiscale si giocherà solo dopo il voto europeo.

Per ora siamo ad una sorta di teatrino pre-elettorale, nel quale esplode qualche altolà in risposta all’evocazione dello scoglio Iva, che ha assunto però una caratteristica diversa dal passato: esige risposte precise, non si cura della propaganda.

 

Indubbiamente un problema all’orizzonte per l’alleanza gialloverde di Governo. Iva, imposta sul valore aggiunto, se riferito al nome proprio femminile ricorda quello di una pianta: il tasso. Che ha una peculiarità non confortante: un certo grado di tossicità nelle sue foglie… 

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