Politica

In arrivo temporali, l’ombrello dell’Abi

di Sandro Roazzi

Protezionismi e dazi, divisioni in Europa e incertezze sui mercati rendono il cielo sull’economia più grigio, quindi alla larga dai guai. Su questa valutazione Antonio Patuelli (Abi), Ignazio Visco (Bankitalia), Giovanni Tria (Ministro dell’economia) concordano intervenendo all’assemblea annuale delle banche italiane. Poi ognuno si esprime a modo suo.

Il Presidente dell’Abi Patuelli lo fa senza giri di parole: l’Italia partecipi di più in Europa se non vuol finire “nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo simile a quello sudamericano”. Destinazione da scegliere? O l’Europa o… l’Argentina.

Anche il governatore della Banca d’Italia mette in guardia dall’abbandonare la via delle riforme e dell’equilibrio dei conti: “In queste condizioni davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa”. Tria non si sottrae a un’analisi realistica della situazione, avvalendosi della sua indubbia esperienza di economista mentre si sta rodando nel ruolo di Ministro: le condizioni dell’economia italiana sono ancora buone, afferma, ma c’è il rischio di una modrata revisione al ribasso della crescita del Pil. Insomma dall’Assemblea dell’Abi il messaggio è chiaro, Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono avvertiti: scelte oculate e niente passi falsi. Patuelli va più in là ricordando il faticoso cammino del sistema bancario per uscire dalla crisi con la quale ha dovuto fare i conti. Questo il primo consuntivo: “Le sofferenze, al netto degli accantonamenti, sono ridotte a circa 50 miliardi rispetto ai 90 del picco del 2015”, e i “crediti deteriorati netti sono 135 miliardi rispetto ai 200 di giugno 2015”. Nel frattempo, i prestiti a famiglie e imprese sono saliti di oltre il 2 per cento su base annua. Ma se l’Italia ce l’ha fatta a lasciarsi alle spalle la recessione un posto d’onore lo merita la politica monetaria della Banca Centrale Europea di Mario Draghi, considerato una sorta di salvatore della Patria: “La Bce di Mario Draghi ha garantito assai bassi tassi che, penalizzando le banche, hanno favorito la ripresa e salvato la Repubblica nella gestione del debito pubblico il cui peso, altrimenti, sarebbe caduto fiscalmente drammaticamente su imprese e famiglie italiane”. Le banche, secondo l’analisi di Patuelli, ce l’hanno messa tutta. Ma possono ancora fare molto, gli fa eco Visco che rammenta come infatti anche durante la crisi “le banche italiane hanno significativamente accresciuto il loro capitale”. La svolta del sistema bancario alle prese con cambiamenti profondi va dunque proseguita e completata (un percorso nel quale Patuelli vede un ruolo importante per i sindacati) nonostante le contraddizioni che hanno reso difficile la sua attività: dall’Unione bancaria che non ha ancora regole identiche per tutti, alle norme delle varie edizioni delle direttive di Basilea, alle crisi interne al settore le cui cause vanno combattute con decisione: l’azzardo morale, i conflitti di interesse, le carenze di sana e prudente gestione, di trasparenza e nei controlli interni, le interferenze politiche, la mancanza di coordinamento fra pubbliche Autorità europee e nazionali. Elenco che sa di ammissione di guasti ed errori del mondo bancario, e non solo, verso i quali non si deve avere alcuna indulgenza.

Ma sono gli orizzonti economici che hanno dominato nelle considerazioni dei protagonisti dell’Assemblea Abi.

Ad approfittarne di più è il Governatore della Banca d’Italia che ammonisce sul fatto che le politiche di sostegno alla domanda (potremmo tradurre: gran parte delle promesse del Governo giallo-verde) vanno “dosate con cura” ponendo attenzione all’equilibrio dei conti pubblici e alla necessità di tenere sotto controllo la dinamica del rapporto fra “debito e prodotto”. Sarebbe rischioso per Visco premere esclusivamente sull’acceleratore di quelle politiche per sfuggire alla bassa crescita, in quanto così facendo si correrebbe il rischio di lasciare “agli italiani di domani un debito più alto e un reddito più basso”.

Servono invece prudenza e lungimiranza. E non stupisce che la replica di Tria finisca per essere l’esposizione di scelte ponderate con realismo.

Tre le priorità indicate dal Ministro dell’economia: meno tasse per famiglie e imprese, più investimenti, politiche attive del lavoro. Certo, osserva Tria, l’occupazione tira ma aspettiamo di vedere anche i dati sulle ore lavorate, che serviranno per capire se si tratta di un risultato dovuto anche a un aumento di attività economiche e produttive, o se invece ci si divide il lavoro che c’è. Ma Tria non si limita alle priorità, convinto com’è che la riduzione del debito, che deve essere perseguita, come pure la sostenibilità dei conti da garantire, sono in funzione di una decisa politica di crescita economica che è più che mai determinante. Occorre una decisa politica anticiclica per evitare di ripiombare nelle eventuali secche di una nuova stagnazione, che in presenza di una risalita dell’inflazione potrebbe essere ancor più insidiosa. Tria fa capire che comunque l’Italia è intenzionata a fare la propria parte nel cambiare quel che si deve cambiare in Europa. Ma non è l’Europa a destare le preoccupazioni principali. Tria lo spiega, sia pure in modo indiretto, quando segnala l’esigenza di rassicurare i mercati dai quali dipende lo spread.
E lo spread viene evocato sia da Patuelli (che pare avvisare: attenti a caricare troppo le banche di titoli pubblici) che da Visco come un indicatore da non fare impennare. Ma, al contrario, da tenere buono. In attesa della fine del Quantitative Easing della Bce quest’attenzione appare perfino “dovuta”: arrivare impreparati all’appuntamento, fanno intendere i tre, sarebbe davvero pericoloso. E aldilà dei giudizi dei populismi e su di essi, non si può dimenticare che in una situazione internazionale ingarbugliata e confusa come l’attuale l’ultima parola spetta proprio ai mercati. Non certo perché tocchi ad essi, semplicemente perché se la prendono.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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