Politica

Ilva, se Di Maio fa il Donat Cattin ma poi rinvia

Veduta aerea dello stabilimento dell'Ilva di Taranto
Ilva di Taranto, il ministro del Lavoro Luigi Di Maio rilancia sulla questione ambientale, poi si prende una pausa di riflessione
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Arcelor Mittal deve fare di più, parola di ministro. Così Di Maio nell’incontro con azienda e sindacati, che ha sentito separatamente, metodo che più volte ministri del calibro di Donat Cattin e Giugni, solo per citarne due, usavano per dipanare vertenze intricate.

Di Maio, premuto da parte del mondo pentastellato nazionale e tarantino, rilancia sul risanamento ambientale
L’accento posto da Di Maio è soprattutto sul risanamento ambientale, anche se “servono garanzie certe per l’occupazione”. Già, perché il ministro dello Sviluppo economico dà l’impressione di non voler accelerare (l’amministrazione straordinaria è stata prorogata al 15 settembre) in quanto impegnato a trattare su tre fronti: sindacato, azienda ma anche con quel mondo pentastellato che non fa sconti sul piano del risanamento ambientale e sta col fucile puntato sulla vicenda, come del resto abilmente lo stesso Grillo fece capire quando parlò in modo colorito di riconversione dell’impianto. Che non fosse una stravaganza lo si capisce ora che la matassa va dipanata. E la fronda interna al Movimento può essere blandita solo con più risorse destinate all’ambiente.

Il disappunto del colosso indiano
A quel che si dice le parole del Ministro avrebbero determinato un certo disappunto nei dirigenti del colosso indiano, pur se determinati a restare in gioco fino a quando sarà possibile. Del resto una struttura produttiva di tali proporzioni non può che essere appetita da giganti del settore, che non sono molti e che già fra di loro si impegnano in una serrata concorrenza nella quale l’eventuale chiusura di uno stabilimento in più non sarebbe peraltro valutato come un dramma. Come un’opportunità in meno, però sì, ed allora avanti fin che si può. Sarebbe viceversa un brutto segnale per chi volesse continuare a investire nel sud.
Sul piano occupazionale del resto una composizione delle esigenze che vedono in discussione il futuro di 14mila dipendenti e l’economia di una città come Taranto è sempre a portata di mano con i vari strumenti a disposizione e le risorse recuperabili. Ma il punto è sempre quello: far ripartire gli impianti, oggi affidati ad una sempre più demoralizzante, per chi ci lavora, manutenzione. Ovvero far riprendere all’Ilva di Taranto un ruolo industriale di primo piano più che legittimo.

I sindacati piazzano i paletti
Il momento di riflessione del ministro per i sindacati non deve intaccare la fiducia nell’esito della vertenza e del ruolo che Di Maio può interpretare in essa, ma una risposta deve arrivare entro luglio. Lo sostiene il segretario generale della Uilm, Palombella, che guida il sindacato con più consensi nell’Ilva. Anche Fim e Fiom premono per avere un atteggiamento chiaro del ministro. A questo punto la partita sembra spostarsi in un confronto chiarificatore a due fra Di Maio ed Usilor (con i Cinquestelle dietro le quinte). Una partita in bilico, ma che si può ancora chiudere positivamente.

Plebeo

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Alessandro Pignatelli

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