Politica

Il vertice sovranista cerca la quadratura del cerchio

di Giorgio Bitetti

Tutti sovranisti e tutti con interessi divergenti sull’immigrazione. Il corto circuito è servito. Oggi i ministri degli Interni italiano Matteo Salvini, tedesco Horst Seehofer e austriaco Herbert Kickl, si troveranno di fronte al rebus nell’incontro di Innsbruck. Resta nell’aria la già minacciata chiusura del Brennero, – mentre in occasione del vertice Vienna ha già intensificato i controlli di polizia al valico, come antipasto – per impedire i movimenti secondari degli immigrati dall’Italia verso Austria e Germania. Misura che rischierebbe di innescare un effetto a catena di chiusure di confini interni che spazzerebbe via Schengen, colpendo al cuore il progetto dell’Ue. Alla vigilia della trasferta tirolese Seehofer, che oggi avrà una bilaterale col capo del Viminale prima del minivertice a tre, ha presentato il suo “masterplan” incentrato sui “centri di transito” dai quali “respingere” i richiedenti asilo “direttamente nei paesi competenti”. Che in tre quarti dei casi sono Italia e Grecia. Ma “nel dossier italiano non c’è l’ipotesi di far rientrare chi è andato all’estero. E’ l’ultima cosa che può accadere”, tuona Salvini, che a Innsbruck porta un documento di tutto il governo italiano e che pure sostiene: “Ci incontreremo per trovare un punto d’accordo”. Il cosiddetto “asse dei volenterosi” – Roma, Monaco, e Vienna – si ricomporrà poi in mattinata, in una trilaterale, per continuare a discutere prima del confronto con il resto dei ministri degli Interni Ue. La settimana scorsa la scelta estrema della chiusura delle frontiere bavaresi, chiesta da Seehofer per far sopravvivere il governo Merkel, sembrava imminente.
E l’Austria, presidente di turno del Consiglio dell’Unione, col cancelliere Sebastian Kurz e il suo vice Heinz Christian Strache, aveva lavorato alacremente per trovare una soluzione europea. Ribadendo però, per bocca di Kickl, che per Vienna vale Dublino, e dunque i paesi di primo sbarco debbono trattenere, e se del caso riprendersi, i migranti: veleno puro per il Viminale. In cambio Kurz e Seehofer avevano assicurato all’Italia un impegno comune per “chiudere la rotta migratoria del Mediterraneo centrale”, soluzione auspicata da Salvini. Ma c’è da capire come sarà declinata. Dalla sua l’Italia cerca sostegno politico in Ue per cambiare il mandato dell’operazione Sophia (in scadenza a dicembre), evitando che tutti i migranti salvati nel Mediterraneo dalle navi che vi partecipano siano sbarcati nei suoi porti.
Ma di questo si parlerà all’informale dei leader Ue, a Salisburgo, a settembre. La decisione sarà presa dai ministri degli Esteri dei 28, e dovrà essere all’unanimità, ecco perché c’è bisogno di alleanze.

E Roma vuole non solo un supporto più incisivo in Libia, ma anche un aumento dei ricollocamenti, su cui nessuno è d’accordo.

Intanto la presidenza di turno austriaca, nel suo documento che sarà la base di lavoro per la riunione dei 28 ministri, spinge sul rafforzamento delle frontiere esterne, sulla creazione di piattaforme di sbarco in Nord Africa e su centri di rimpatrio nei Paesi terzi. Idee che a Salvini potrebbero andar bene, ma che non sono semplici né veloci da attuare mentre Salvini (come gli altri) cerca risultati immediati. Nel frattempo la tensione si scarica sul governo italiano, con il caso della nave Diciotti che, dopo un battibecco tra Salvini, il ministro per le infrastrutture Toninelli e quella della Difesa Trenta, arriverà stamane nel porto di Trapani.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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