Sindacato

Il freddo inverno della Cgil

Susanna Camusso e Maurizio Landini, la Segretaria Generale uscente appoggia Landini nella corsa per la Segreteria Generale contro Colla
Congresso alle porte, giorni di fuoco. Dietro la ‘conta’ tra Landini e Colla la crisi di un sindacato invecchiato. Il maggior sindacato italiano ha passato nella sua storia vari momenti critici, ma questo è tutto particolare
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di Sandro Roazzi

 

Si preannuncia una settimana di fuoco per la Cgil, ormai prossima ad un congresso quanto mai incerto. Non c’è ancora accordo fra le due componenti che si fronteggiano: la Segretaria Generale uscente Susanna Camusso, che sostiene Maurizio Landini (e che ritiene di essere in maggioranza), e lo schieramento contrapposto che fa capo a Vincenzo Colla. L’incertezza regna sovrana ed il confronto/scontro interno inevitabilmente si intreccia con quanto avviene sulla scena politica, dalle sirene dei Cinquestelle alla competizione congressuale interna al Pd.

 

Il maggiore fra i sindacati italiani ha già attraversato nella sua storia momenti altamente critici: la riflessione autocritica del quarto congresso del 1956 dopo la sconfitta della Fiom alla Fiat nel 1955,  ma ‘protetta’ dallo scatto di  orgoglio di un Giuseppe di Vittorio, ormai vicino alla fine dei suoi giorni, che rincuorava così: “…il primo punto fermo è rappresentato indubbiamente dalla incrollabile fedeltà di circa 5 milioni di lavoratori (più o meno come adesso, ndr) di ogni corrente alla nostra grande, invitta Cgil”.

 

Successivamente, fu di svolta il V congresso, che virò sulla contrattazione articolata, ma con la lucida osservazione di Luciano Lama a commento del nuovo protagonismo del sindacato di categoria: “il limite più grosso era rappresentato dal fatto che i problemi dello sviluppo economico erano del tutto in ombra, per non dire praticamente assenti”.

 

La forte spinta al cambiamento nel biennio ’68-’69 infuocò il congresso di Livorno, che Bruno Trentin ricordava così: “ci fu un confronto serrato sui temi cruciali per il sindacato: …non  solo sulla incompatibilità, ma anche su argomenti scottanti come l’autonomia progettuale del sindacato…”.

 

E fu anche non facile la scelta di sostituire proprio Luciano Lama alla guida della Cgil sul finire dei tormentati anni ’80.

 

Ora lo scoglio appare ancora più imponente da aggirare, perché mancano i tradizionali riferimenti politici, l’economia del Paese vive una transizione ancora indecifrabile, ma soprattutto il lavoro è incalzato dalla più travolgente rivoluzione tecnologica e da una ‘spietata’ globalizzazione, che finiscono per mettere in discussione i pilastri del ruolo dei corpi intermedi.

 

In Italia, poi, non va messa fra parentesi la campagna polemica tesa a mettere nell’angolo l’iniziativa sindacale, mentre il suo ruolo contrattuale deve vedersela con giganti economici che non di rado si sottraggono alle regole delle relazioni industriali, mentre la ampia precarietà del mercato del lavoro impedisce soprattutto alle giovani generazioni di conoscere il valore delle tutele sindacali.

 

Lo scenario à difficile per tutti i corpi intermedi, rappresentanze imprenditoriali comprese. Va  notato comunque che, finora, le organizzazioni sindacali non si sono richiuse nei loro ‘confini’, ma anche dopo l’incontro con il premier Conte hanno convenuto di mantenere la manifestazione del 9 febbraio (decisione unitaria con una determinazione particolare espressa, a quanto pare, dalla leader della Cisl Annamaria Furlan) per marcare con forza l’esigenza di fronteggiare la fase di stagnazione economica con interventi che, così come sono indicati nella legge di bilancio, potrebbero essere insufficienti.

 

Ora i riflettori si riposizionano sul congresso della Cgil. Se nei prossimi giorni i tentativi di accordo andranno a vuoto, è probabile che si possa procedere ad un ‘faccia a faccia’ tra due liste.

Nelle pieghe delle discussioni in atto sembrava emergere anche una soluzione che fosse in grado di spegnere le attuali tensioni, prorogando di qualche tempo l’incarico a Susanna Camusso. Ma non è un’ipotesi fattibile, almeno per alcune delle strutture più forti che sostengono Landini.

 

In realtà lo sforzo maggiore che si sta compiendo è quello di trovare un assetto della nuova Segreteria confederale che possa essere accettabile. Uno schema di riferimento di cui si parla sarebbe costituito da una Segreteria che rifletta le posizioni in campo che, secondo la componente che ritiene di essere in maggioranza (Camusso-Landini), non potrebbe che tener conto di un rapporto che si aggiri attorno al 60%- 40%.

Ma la partita per ora resta aperta, anche se la ricerca di un’intesa va avanti senza soste, mentre la Camusso starebbe compiendo nuovi tentativi per offrire soluzioni utili all’inevitabile compromesso, pur mantenendo ferma a quel che si dice la convinzione che buona parte della attuale ‘squadra’ di governo della Cgil vada riconfermata.

 

Se il confronto proseguirà senza intese, il congresso della Cgil potrebbe iniziare la prossima settimana con l’avvio del dibattito, per poi lasciare spazio all’organismo che detiene la prerogativa di eleggere il nuovo Segretario generale ed i componenti della Segreteria confederale e, dopo la ‘conta’ in assenza di ricomposizione unitaria. Si tornerebbe in Congresso per ascoltare l’intervento di Susanna Camusso e quello del nuovo leader della Cgil.

 

Al di là di come finirà questa complicata vicenda, appare indubbio che il movimento sindacale si appresta a vivere una nuova stagione. Nella Uil il futuro è stato già prefigurato con la nomina di Pierpaolo Bombardieri a Segretario Generale aggiunto e con quella del leader della Uilm Palombella a Segretario organizzativo. Ovvero un team che, guidato dal Segretario Generale Carmelo Barbagallo, si propone di rafforzare il protagonismo di questa Confederazione in un momento economico e sociale difficile.

Anche la Cisl probabilmente sarà chiamata, dopo l’attenta fase riorganizzativa promossa da Annamaria Furlan, ad interrogarsi verso quale ruolo indirizzarsi, sapendo che attorno alla sua anima laica da sempre si muove un’area cattolica che perfino i vescovi italiani vorrebbero più capace di incidere nella realtà politica e sociale.

 

La posta in gioco, insomma, è di quelle che valgono sul serio. Nei giorni scorsi taluni militanti della Cgil hanno espresso, a quanto si racconta, un certo sconforto per la piega del confronto interno. Altri probabilmente hanno ripensato forse con qualche nostalgia ai tempi passati, soprattutto se di estrazione della vecchia componente comunista, ma resta il fatto che anche in uno scontro così acceso non può non esserci la consapevolezza che l’azione sindacale è chiamata ad affrontare, se vuole contare, scenari sempre più nuovi ed imprevedibili e difficilmente potrà farlo se paralizzata da divisioni.

 

E forse la lungimiranza dei vecchi ‘padri’ sindacali potrebbe essere di una qualche utilità, come queste parole di Vittorio Foa di alcuni decenni fa: “non vogliamo essere dei tollerati, nella società italiana. Vogliamo essere dei protagonisti dello sviluppo della democrazia e del progresso economico…”.

Insomma il sindacato come elemento di vitalità per l’intero sistema politico e sociale. Ci riuscirà anche stavolta la Cgil? L’impresa è davvero impervia, ma anche senza alternative, se non il ridimensionamento di ogni ambizione. E comunque da non poter essere affrontata da sola.

 

 

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g.castellini

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