Cultura Esoterismo

I misteri, viaggio nella conoscenza

L’iniziazione. Mito, tradizione e simboli accompagnano gli adepti in un viaggio alla scoperta di uomini e divinità
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di Augusto Vasselli

Nell’antichità e nell’età classica, la tradizione veniva trasmessa agli adepti, attraverso varie scuole e differenti modalità, che seguivano un iter precisamente codificato.

Tali ambiti, spesso chiamati misterici, erano basati su un riferimento antropologico e mitologico, una iniziazione e specifiche operatività rituali, il tutto finalizzato a dare una consapevolezza riguardante il piano della emanazione (spirito ovvero l’ente essente), il piano potenziale (anima o psiche) e il piano manifesto (materiale e fisico).

Il mondo antico, presente in particolare intorno al Mediterraneo, ha elaborato e sperimentato diverse ritualità e cerimonie attinenti la spiritualità, caratterizzate da un sostanziale sincretismo, derivante dal paganesimo ed influenzate da quanto proveniente dal contesto orientale, ricco di tradizioni millenarie. Molte credenze, provenienti dalla Frigia, dalla Persia, dalla Siria, dall’Egitto e persino dall’India, furono inserite nei culti misterici, nelle quali i culti misterici stessi affondano le loro radici più primitive e lontane.

Processi che ricordano, peraltro, quanto si ritrova nelle società arcaiche e tradizionali: l’ingresso in un luogo solitario, in una oscura capanna, in una caverna, in una necropoli, in un’isola, in una cripta sotterranea, all’interno di una animale più o meno mostruoso, ecc. Tutte allegorie che rappresentano il ritorno nel grembo materno, dal quale ciascuno viene originato.

Come pure rammentano le ritualità concepite nella remota antichità, trasmesse da sciamani ed altri operatori magici, i quali erano i soli ad essere capaci ed abilitati a comunicare con il mondo spirituale, quali intermediari del mondo dei vivi.

Per culti misterici si intendono quelle cerimonie e pratiche che, con la loro azione rituale e percettiva, possono favorire l’ingresso in un’altra dimensione o in un nuovo piano di consapevolezza. Il termine “mistero” non va considerato nel senso comunemente inteso, quale appunto un enigma insolubile, ma nel senso datogli dai greci, per i quali detto termine significa chiudere la bocca, tacere, e la cui etimologia deriva da una radice indoeuropea, indicante il gesto di chiudere la bocca: da cui il greco μύω (myo, iniziare ai misteri), μύησις (myesis, iniziazione) e μύστης (mystes, iniziato).

Le cerimonie vengono sempre eseguite non a caso in silenzio e di notte. Il mistero non è percepito come un dogma incomprensibile imposto da un’autorità o fideisticamente accettato, cosa questa peraltro estranea al politeismo. Il mistero è una cosa indicibile, un segreto che non dovrebbe essere soggetto a interpretazioni imposte da altri.

L’ammissione a questi misteri avviene attraverso l’iniziazione, cui il candidato è ammesso dopo la verifica del suo comportamento etico e morale, aspetti preliminari e propedeutici per il raggiungimento di nuovi traguardi e prospettive spirituali. Attraverso i misteri si rivelano, a un gruppo di prescelti, sia il disegno della divinità (il macro) che il destino dei singoli individui (micro).

Mediante i misteri viene trasmesso il concetto di essere emanante (un’intelligenza) che crea l’universo e che ne determina l’evoluzione. I misteri si differenziano dai i culti ufficiali del tempo (il culto imperiale, per esempio) anche per il fatto che essi offrono agli adepti una concezione dell’essere umano, che non finisce con la morte fisica, in quanto l’essere umano stesso è partecipe ai cicli di morte e rinascita, unitamente alla possibilità di acquisire la capacità di identificarsi con il tutto.

Tutti gli ambiti iniziatici riguardanti i misteri usano un linguaggio e formule solenni e coinvolgenti, attraverso cui gli adepti mediante le varie ritualità riescono a coglierne l’essenza e il significato dei simboli. Il tutto caratterizzato da parossismi estatici che accompagnano la progressiva conoscenza.

Le cerimonie sono caratterizzate da modalità forti (a volte, seppur limitatamente, cruente) dove l’adepto si confronta con la morte e la rinascita, unitamente a dure prove, propedeutiche all’illuminazione. Una delle più forti modalità, riferite ai misteri, prevede riti penitenziali che arrivavano all’auto-mutilazione (ad esempio, l’evirazione praticata dai fedeli di Attis e Cibele).

Un insieme di spunti emozionali marcati, che colpivano e fascinavano gli adepti, che cercavano una via diversa dalle tradizioni, fideistiche, meramente formali, che risentivano dal decadimento spirituale che era presente, in modo crescente, soprattutto nel mondo romano ed ellenico.

Ammesso, grazie alla presentazione di un soggetto già iniziato, il neofita viene condotto per un periodo certamente non breve, ad esempio una intera notte, in una cella nella quale deve scrivere le sue impressioni e riflessioni, che vengono poi esaminate, per poter valutare la dignità e l’attitudine del postulante. Dopo di che, qualora l’esame avesse dato un esito favorevole, il postulante stesso è trasferito, in genere sempre di notte, in un locale sotterraneo, nel quale si trova di fronte a incisioni e scritti, che deve memorizzare (secondo quanto ci riferisce Giamblico).

Da tale luogo, attraverso una porta, spesso limitata nelle dimensioni, viene condotto bendato nell’ambito sacrale, in genere una grotta, nella quale, dopo aver risposto alle domande postegli, segue dei percorsi (viaggi), come ci narra Apuleio, durante i quali vengono imitati il suono dei tuoni e dei fulmini. Quindi attraversa un canale nel quale scorre l’acqua (prova dell’acqua), subisce una ventilazione di aria violenta e fredda (prova dell’aria) e cammina su un pavimento surriscaldato, a piedi nudi (prova del fuoco).

Infine, viene invitato a prestare il giuramento, in particolar modo riferito alla fedeltà e alla discrezione, sotto la minaccia di una spada postagli sulla gola, invocando a testimoni della sua promessa sacra il Sole e la Luna. Nel contesto misterico egizio era previsto, altresì, che nel corso del viaggio iniziatico, l’iniziando giurasse la sua innocenza riguardo l’assassinio di Osiride.

È talvolta anche prevista per il postulante la permanenza, per un periodo più o meno lungo, in fondo a un pozzo, anch’essa ritenuta necessaria per l’avanzare nel sentiero della conoscenza (Tertulliano), dal quale viene fatto risalire con una scala avente sette gradini (Origene), dopo di che gli viene fatto indossare un grembiule di pelle bianca. Ad ogni passaggio, dopo le dovute istruzioni, viene comunicata una parola segreta e un segno segreto (Giamblico).

Anche nell’antico Egitto, i misteri, spesso detti di Osiride e Iside, offrivano all’adepto la possibilità di conoscere il segreto della nascita, della vita e della morte, unitamente a riferimenti simbolici utili per ipotizzare ed eventualmente “sentire” l’esistenza di piani “meta biologici” e la possibilità di avere una rinascita attraverso nuove forme. Aspetti questi che di fatto introducono, altresì, il concetto di immortalità.

In tali misteri il recipiendario è introdotto, come sempre, nel luogo sacro, dedicato alla sua iniziazione, con gli occhi bendati, al fine di favorirlo nell’ascolto della sua anima, attraverso l’oscurità fisica, per poter così entrare nei suo inferi (il suo essere profondo) e affrontare le proprie zone oscure (presenti nella immaginazione), per poter infine vincere l’autentico avversario, il nero profondo, dal quale partire per scoprire (e anche saper utilizzare) la propria materia divina.

Nella totale solitudine, al di fuori delle comuni attività, affronta un nuovo percorso, che dovrà essere caratterizzato dalla elevazione. L’adepto lascia così il mondo comune, per entrare in una nuova dimensione, per iniziare il viaggio dentro di sé, sottoponendosi alle prove che potranno stimolare l’ottenimento di una nuova visione e consapevolezza.

Nella tradizione greca, prendendo anche in prestito dalla tradizione egiziana, i Misteri di Eleusi includono riti iniziatici, legati alla madre terra il cui significato nascosto è basato sulla discesa nel subconscio per trovare la verità e liberarsi dalle inibizioni.

Tali cerimonie, che duravano otto giorni, venivano celebrate in corrispondenza del nostro mese di settembre, appunto nella città di Eleusi, il cui mito ispiratore è incentrato sul due divinità agresti: Demetra e sua figlia, Persefone.

Prendendo spunto dalla sofferenza di Demetra per il rapimento di sua figlia Persefone, attraverso i misteri viene offerta e indicata la possibilità di conoscere ciò che attende l’essere umano, anche dopo la vita terrena, paragonando il suo destino ai cicli della vegetazione.

Nella tradizione greca i misteri orfici postulano che l’anima dell’uomo sia imprigionata nel corpo al fine di espiare il compimento di cattive azioni. Anima che non riesce a liberarsi finché non trova l’uscita dalla catena di incarnazioni terrene, mediante la purificazione della forza vitale.

Tra i vari culti sono presenti i misteri dionisiaci, riferiti alla energia vitale, simboleggiata dal dio Dioniso, il quale ritorna dall’oltretomba alla vita, che sa utilizzare la follia, l’esaltazione e la realizzazione estatica. Di tali misteri, come anche per gli altri, non si molto riguardo le specifiche ritualità. Come si può immaginare, molto è stato celato dalla segretezza, come peraltro ci ricorda Euripide nella sua nota tragedia, Le Baccanti, allorquando fa dire a Dioniso riguardo ai misteri stessi che “la loro segretezza ne proibisce la comunicazione a coloro che non sono baccanti”.

Nei misteri di Mitra, il candidato attraversa le porte del cielo, precisamente sette, ognuna delle quali è vigilata e custodita da una entità angelica, per potersi in tal modo progressivamente elevare. Sale poi una la scala i cui gradini sono fatti ciascuno da un diverso metallo: piombo (Saturno), stagno (Venere), bronzo (Giove), ferro (Marte) rame (Mercurio), argento (Luna) e oro (Sole).

Nell’ambito dei culti misterici, il massimo livello che può essere raggiunto si ottiene dopo aver completato le quattro fasi di studio spirituale: iniziazione, riflessione, discesa negli inferi (il sé profondo) e la trasfigurazione (identificazione con l’assoluto).

Come spesso accade, molti non comprenderanno ciò che viene mostrato, come allegoria delle verità più sublimi, né saranno in grado di comprenderne il significato spirituale. In tal modo considereranno soprattutto l’oggetto e non il suo significato, la rappresentazione della divinità con la stessa divinità. Le azioni rituali simbolici saranno considerate come gesti magici da eseguire scrupolosamente, ma soprattutto per fini profani, ad esempio per individuare la presenza di un nemico.

Questi arcani non significano mai nulla per coloro che non comprendono l’evoluzione spirituale o intellettualizzano lo sviluppo evolutivo. Gli egiziani venerano così il sole come una divinità, i caldei il fuoco come l’assoluto sacro, come pure si arriva ad esempio all’assurda e limitata comprensione del dio Priapo, simbolo per eccellenza della fertilità della natura, che viene considerato in modo riduttivo e volgare.

Con il trascorrere del tempo e l’evoluzione dei popoli e delle civiltà, la comprensione originale delle divinità verrà gradualmente meno. I culti di Roma, seguiti da quelli greci, saranno sempre meno compresi e quindi seguiti. Anche i misteri di Eleusi, di Iside, Mitra e gli altri gradualmente si affievoliscono fino a spegnersi.

I culti misterici sono stati l’ultima forma di pensiero spirituale tradizionale dell’antichità classica, ed è attraverso di loro che religione e filosofia troveranno una sintesi, un sincretismo e un panteismo, nel quale si concepisce che tutto esce dall’universo e che l’universo esce da tutto. L’unità è tutto, ogni essere è una parte dell’unità, ogni cosa è nell’unità. Poiché da tutto deriva l’unità, tutto tornerà ad essa, con lo scorrere inesorabile del tempo.

Detti culti hanno anche il merito, non previsto e non voluto, di preparare il pensiero collettivo e le menti nella transizione e nel passaggio dal paganesimo alle religioni “moderne”, soprattutto grazie alla visione che di fatto non contrappone il monoteismo con il politeismo, in quanto si basa su un concetto che vede l’unità ricomprendere la pluralità (cosa che non porta a confliggere ad esempio con il cattolicesimo, il suo principio trinitario e il corollario dei suoi santi).

Non può certo sfuggire che queste concezioni e queste inquietanti somiglianze con i rituali di soggetti iniziatici, giunti sino ai nostri giorni, possono far pensare all’esistenza di un’iniziazione primordiale, che ha saputo mantenere la intensità e la qualità della catena, che hanno formato coloro che nel tempo hanno saputo conservare la tradizione stessa e continuare a trasmetterla.

Oppure appare evidente, al contrario, che qualora i primi iniziati non abbiano ricevuto il loro incipit da una fonte comune, dobbiamo concludere che l’intuizione e l’immaginazione dell’essere umano è sempre la stessa a prescindere delle epoche e delle latitudini, allorché viene espressa attraverso momenti, forme ed espressioni spirituali e simboliche analoghe.

In ogni caso, a prescindere dai passaggi riguardanti la trasmissione tradizionale, rimane fondamentale che i “misteri” (antichi e perché no anche quelli moderni) ricomprendano atti simbolici, il cui significato rimane profondo e la cui  l’azione risulta più efficace, talvolta, delle preghiere recitate o dei dogmi formulati: “la conoscenza razionale del divino non è sufficiente per integrarsi con l’assoluto, altrimenti i filosofi, con le loro speculazioni, otterrebbero facilmente l’unione con il tutto.

Per questo è necessaria una modalità differente, che va al di là, che si avvicini all’ineffabile. Questo grazie alla forza dei simboli, che aprono all’intelligenza delle cose divine e alla ritualità cerimoniale, che vivifica i simboli stessi, in modo adeguato e soprattutto utile a fornire la conoscenza, o meglio, a dirla con Dante “per seguir virtute e conoscenza”.

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Augusto Vasselli

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