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Governo, c’eravamo tanto amati

Di Maio e Salvini
Governo, ormai separati in casa. ‘Volano’ piatti, colpito anche il decreto ‘reddito’ e quota 100. E su ‘quota 100’ penalizzati donne, Sud ed edilizia. Moody’s: 2 miliardi in più di tasse locali
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di Sandro Roazzi

 

Il decreto su reddito di cittadinanza e quota 100 ha finito per fare il vaso di coccio fra quelli di ferro delle frizioni politiche fra Lega e Cinquestelle. Ha dovuto cedere il passo alla disputa fra Conte, Di Maio e Salvini, l’esame è stato rinviato.

Approderà al Consiglio dei ministri la prossima settimana (pare venerdì), dando tempo ai tecnici ed alla Ragioneria dello Stato di approfondire e ritoccare.

 

In realtà la fuoriuscita delle bozze fin qui ha funzionato come test per valutare le reazioni. È probabile che il testo portato in Consiglio dei ministri non sarà poi ancora quello definitivo, mentre si profila il ricorso al solito emendamento finale che terrà conto del confronto politico in atto (comprese le sue eventuali asprezze) e di quello (salvo ripensamenti…) in Parlamento.

 

Certo, il futuro decreto scontando questi ritardi finirà per ridurre ulteriormente la sua attuazione nel corso del 2019, anche se la partenza ad aprile rimane per la maggioranza un appuntamento da non poter mancare.

Avrà inoltre compagni di viaggio…scomodi nel periodo in cui sarà discusso: l’incognita Tav con le divisioni fra Lega (favorevole) e Cinquestelle (contrari) in un contesto economico e sociale che potrebbe riscaldarsi a breve. La patata bollente di Carige, il nodo ‘trivelle’.

 

Lo scenario politico sta mutando rapidamente ed in peggio, anche se non spirano venti di crisi (e forse un rimpasto potrebbe attutire temporaneamente i dissidi?). Ma altri ‘agguati’ reciproci potrebbero essere alle viste. Tanto che nella fantapolitica in atto non si disdegna di delineare contesti nei quali ambienti dei Cinquestelle potrebbero cominciare a valutare come conveniente un avvicinamento al Pd, che in termini parlamentari equivale oggi a quel che conta la Lega.

 

Intanto però una apertura verso Salvini si coglie nella assicurazione di Di Maio, secondo la quale anche i disabili avranno accesso al reddito di cittadinanza. Ma le questioni aperte non sono poche: si pensi solo alle difficoltà di alcuni settori di lavoro ad utilizzare quella quota 100 che il presidente Boeri causticamente ha giudicato una ‘fake news’, visto che si trasformerà rapidamente in quota 101, 102…e per la quale comunque, sostiene il numero uno dell’Inps che concluderà il suo mandato, potrebbero non bastare i soldi stanziati dopo il 2019.

 

Fortemente penalizzate saranno le lavoratrici, che difficilmente potranno approdare ai 38 anni di contributi. Lo spiega Laura Pulcini, Uil: “Le donne, particolarmente nel settore privato, versano mediamente 25,5 anni di contributi, contro i 38,8 dei colleghi maschi. Le donne raggiungerebbero la mitologica quota 100 a 74,5 anni, per avere un trattamento previdenziale più contenuto…”.

Ma non sarà facile toccare… la riva della pensione con tale meccanismo anche per molti lavoratori del Sud e del settore delle costruzioni, a causa di percorsi lavorativi irregolari.

E, come segnala Boeri, potrebbero nascere questioni di copertura sulle quali forse si sta già …esercitando la Ragioneria dello Stato.

 

Anche sul piano fiscale si annunciano all’orizzonte taluni ‘inconvenienti’ derivanti dalla legge di bilancio. Ieri Moody’s osservava che la rimozione del blocco delle aliquote locali e delle addizionali su Irap, Imu-Tasi ed Irpef busserà anche pesantemente alle tasche dei cittadini italiani, in quanto permetterà a Regioni e Comuni di incassare un maggior gettito fino a 2 miliardi di euro. Nel report di Mood’ys si ipotizza infatti che circa l’80% degli enti locali in Italia potrebbe cogliere l’opportunità di aumentare le tasse a fronte di minori trasferimenti dallo Stato centrale, magari subito dopo le elezioni previste in più di 4mila comuni italiani ed in sei regioni nella prima metà del 2019. Conclusioni simili a quelle espresse poco tempo fa da uno studio Uil, secondo il quale la pressione fiscale potrebbe aumentare in 6mila 545 comuni, tra i quali 71 città capoluogo.

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