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Giro di vite Uefa sull’Ffp: nuovi limiti su ricavi e ammortamenti

Spese per i cartellini spalmate massimo in tre anni, utilizzo esclusivo dei ricavi puramente calcistici per le compravendite: ora può cambiare tutto
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Le rivelazioni di Football Leaks hanno squassato alle fondamenta il mondo del calcio, molto più rispetto a quello che si può pensare. Tanto che La Uefa starebbe riflettendo su un inasprimento ulteriore delle normative e dei paletti relativi al FairPlay finanziario e che, tanto per capirci, vengono ritenuti già oggi sin troppo restrittivi da molti.
Le rivelazioni relative al paventato Mondiale per club su misura per le società top, quelle sui presunti favori a Manchester City e Paris Saint Germain, i mille veleni che le hanno seguite stanno inducendo l’organismo internazionale ad una nuova revisione soprattutto delle norme relative alle spese dei club, che potrebbero essere costretti molto presto a spendere esclusivamente soldi ricavati dalle attività esclusivamente calcistiche. Non solo, perché la Uefa potrebbe mettere le mani anche sulla possibilità di ammortamento della spesa per il cartellino di un giocatore. Oggi è possibile pagare il cartellino di un giocatore anche in tante rate, spesso basandosi sugli anni di durata del contratto che il giocatore stipula con la nuova società. La Uefa potrebbe mettere un limite di tre anni per l’ammortamento ed è evidente che una decisione del genere andrebbe a influire in maniera notevole soprattutto sulle operazioni più costose, che avrebbero un respiro temporale molto meno ampio e costringerebbero le società a fare previsioni di bilancio molto più prudenti. L’obiettivo finale dell’Uefa sarebbe quello di indurre le società soprattutto a far crescere il fatturato per avere poi la possibilità di spendere, ma è chiaro che una decisione di questo tipo susciterebbe in primis notevoli polemiche. Per fare un esempio, i 222 milioni del cartellino pagati dal Paris Saint Germain al Barcellona per l’acquisto del brasiliano Neymar, il più costoso della storia del calcio, andrebbero a pesare per 74 milioni all’anno in tre esercizi di bilancio e non più in cinque, costringendo così il club transalpino a revisionare al ribasso la propria politica dei costi.

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