Cronaca

Genova, non linciate la giornalista della gaffe

Genova, il sindaco Marco Bucci
La giornalista di Sky Tg24 non riconosce il sindaco di Genova in diretta tv, il video diventa virale. Si scatenano i leoni da tastiera insultando la reporter e chiedendone il licenziamento: esagerati
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Ha sbagliato in diretta televisiva davanti a milioni di persone. Ma non linciate la giornalista. La reporter della gaffe che, microfono in mano durante il flash mob di piazza De Ferrari, a Genova, non riconosce il sindaco della città, Marco Bucci, chiedendogli: “Lei è di Genova?”. Il video dell’inviata di Sky Tg24 ha fatto il giro del web e dei social, la giornalista è stata praticamente crocifissa in sala mensa, tanto per citare un grande genovese come Paolo Villaggio.

Bucci era in piazza anche lui con una semplice polo azzurra. La giornalista, per evitare di intervistare un turista, ha giustamente chiesto se fosse genovese (non avendolo riconosciuto, ma era obbligatorio?). Ironica la risposta del primo cittadino: “Sono il sindaco di Genova, veda un po’ lei”. Dopo di che i leoni da tastiera hanno imperversato, chiedendo la testa della reporter su un piatto d’argento, il suo licenziamento insomma. Nessuno ha tenuto le parti dell’inviata, sicuramente un po’ agitata essendo in diretta. Una volta si diceva proprio così: “Il bello della diretta”. Oggi, periodo di curvaioli da stadio per tutte le occasioni, si passa a chiedere il licenziamento. Quanti, nel lavoro che fanno, avranno commesso un errore? A quanti è stato dato il benservito dal capo per l’errore? E se contro di loro si fosse scatenata una rivolta di piazza chiedendo appunto la loro testa, che avrebbero pensato?

Un giornalista ha grandi responsabilità verso l’opinione pubblica, questo è innegabile. Ma nel racconto fedele dei fatti. Non nel riconoscere per forza tutti quelli che incrocia per strada. Anche quando si tratta di un personaggio che, suo malgrado, è stato mediaticamente molto esposto come Bucci dopo il 14 agosto. La giornalista avrebbe potuto (e dovuto) riconoscerlo perché, nel momento in cui ti dicono di fare un servizio su Genova e sul flash mob in onore dei morti, ti informi anche su chi potresti incontrare. Sulle istituzioni. Sapendo che è molto probabile che ci sia anche il primo cittadino della città ferita. Ma è stato un errore, una gaffe. Non imperdonabile da meritare il linciaggio, gli insulti e quant’altro. Meglio un errore in buona fede che quelli ‘pilotati’, le fake news, le dimenticanze fatte di proposito. Meglio una gaffe così che gli insulti dietro l’anonimato dello schermo.

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Alessandro Pignatelli

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