Politica

Fischi, Pd attonito e diviso

Il segretario del Pd, Maurizio Martina
Martina: dobbiamo cambiare. Renzi invece lancia i comitati civici, ma rischia che non arrivi nessuno. Partito nel caos anche on-line. Il ceto dirigente continua a rinviare i conti la realtà per non sconfessare se stesso. I siti internet dei Pd regionali in molti casi sembrano vascelli abbandonati
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di Bruno Coletta

 

Attonita, confusa, sull’orlo di una crisi di nervi, divisa. E all’orizzonte il fosco presagio del crollo definitivo del partito, che già era barcollante e dava l’idea di finire al tappeto. Gli applausi di Genova a Di Maio e Salvini e i fischi a Martina e Pinotti (che se li sono presi per conto terzi) sono la fine di questo Pd e, probabilmente, la fine del Pd, che comunque era già abbondantemente in atto. Se li hanno sorpresi, è segno che i dirigenti dem hanno ormai perso qualsiasi contatto con il popolo. Vivono sotto una cappa di vetro oscurato, non vedono e non sentono.

 

Il partito si divide nelle reazioni ai fischi

 

Un Pd che si divide nelle reazioni, con Martina che ne è rimasto profondamente colpito e addolorato (“Dai fischi ai funerali dobbiamo ripartire, per cambiare”) e Renzi che invece cerca di andare all’attacco, ma l’impressione è quella di un pugile da tempo non più lucido che reagisce colpendo in aria (“Salvini e Di Maio infamanti, quante bugie. Ora reagire: comitati civici in tutta Italia”). Gli fa eco il solito Orfini: “Le contestazioni si accettano, ma la macchina del fango va fermata”. Fino alla presidente dell’Umbria, Catiuscia Marini, che dal ‘basso’ di una regione in pieno declino economico, in cui il Pd dal 2014 in poi ha perso tutto il perdibile (ai dem resta solo la Regione, ma solo perché si è votato nel 2013) e dove la stessa governatrice è ai minimi storici del gradimento dei cittadini, chiama a un rassemblement di anti populisti contro i populisti. Che poi è fare il populismo all’incontrario.

Reazioni che fanno emergere due questioni fondamentali.

 

Prima questione: ma davvero Renzi che siano stati le ‘bugie’ degli avversari a far perdere al partito oltre la metà dei voti e ridurlo in questo stato?

 

Ma davvero Matteo Renzi pensa che l’abbandono di oltre la metà degli elettori (tanti sono i voti che il Pd ha perso sommando quelli spariti nelle politiche del 2013 e quelli scomparsi nel 2018) e la rabbia di larghe fasce dei cittadini nei confronti del Pd siano frutto di una grande congiura e della capacità mefistofelica di Lega e 5 Stelle di disinformare? E questo sarebbe avvenuto mentre, fino a ieri – se non ad oggi – le grandi reti d’informazione, a cominciare dalla Rai che è governativa per definizione fino ai grandi giornali e così via, non erano certo contro i dem? E mentre tutta l’élite, con le leve di potere che muovono (vogliamo parlare di Confindustria, tanto per fare un esempio, e dell’appoggio incondizionato che ha dato a Renzi e al Pd in moltissime occasioni, anche cruciali?), ha supportato i dem come ha potuto?

Suvvia, nessuno ci crede perché semplicemente non è vero. E perché serve ancora una volta a Renzi e al ceto dirigente dem per non fare i conti con la realtà: ossia che il Pd, come emerge da tutti gli istituti di ricerca e come certifica anche un interessante studio della Luiss, nelle elezioni del 2018 è l’unico partito in cui si può individuare con estrema chiarezza un voto di classe. Ma all’incontrario, nel senso che i dem sono stati votati solo dall’élite, mentre i consensi per tutti gli altri partiti sono stati, pur con gradi diversi, interclassisti. In sostanza, il Pd è stato abbandonato da oltre la metà dei propri elettori perché quei ceti sociali (ceti popolari, piccola borghesia e una parte importante del ceto medio) non si sono visti rappresentati. Hanno capito che, al di là delle chiacchiere, il ‘cuore’ del Pd era altrove e via via, mandando segnali che i dem non hanno raccolto, hanno tratte le logiche conclusioni. Voti che, almeno per un bel po’, al Pd e al centrosinistra tradizionale non arriveranno più.

Le storie, i tranelli, le congiure di cui parla Renzi sono invenzioni che non convincono e non mobilitano. È una delle poche smentite a quella che in economia si chiama la legge di Gresham, che afferma come la moneta cattiva scacci la buona. Nel caso delle ricostruzioni di Renzi, non sembra proprio che la moneta cattiva (ossia i complotti, i tranelli e così via altre invenzioni) scacci la buona (ossia la realtà reale). Perché, se le ricostruzioni di Renzi fossero vere, qualcuno ci credererebbe. Invece non ci crede nessuno o quasi, se non quelli che lo debbono fare d’ufficio. Segno che la realtà è da tutt’altra parte, verso la quale però il ceto dirigente non vuole vedere, perché dovrebbe rinnegare se stesso.

 

Seconda questione: mobilitazione e comitati civici, ma con chi? Il partito sembra un vascello abbandonato, basta andare sui siti dei Pd regionali

 

E qui arriva un’altra questione. Mobilitazione, comitati civici. Ma chi si dovrebbe mobilitare? E poi per cosa? Sul chi si nutrono tanti dubbi. Forse Renzi non si rende conto dello stato pietoso in cui è ridotto il partito. Gli consigliamo di fare una ventina di clic su altrettanti siti internet dei Pd regionali (e meglio non va, anzi va peggio, se trova la pazienza di andare sui siti dei Pd provinciali). Sembrano, tranne alcune eccezioni, vascelli abbandonati dopo il 4 marzo. La situazione peggiore è ancora una volta quella dell’Umbria, dove l’ultima notizia è del 15 marzo e dove appare che Renzi è ancora segretario. Se ne sono andati tutti, un vascello abbandonato. Oppure quello della Campania, fermo anch’esso al 4 marzo. Oppure quello della Puglia, praticamente morto. C’è un po’ di vita in Basilicata, data da una difesa d’ufficio del presidente della Regione, Pittella, finito ai domiciliari. Quasi inerme anche quello del Pd dell’Emilia Romagna. Altri invece sono più attivi, come quelli del Lazio, delle Marche, della Lombardia, della Toscana. Ma si tratta comunque di una ‘timbratura del cartellino’, di minimo sindacale, più che di vita vera.

Chi pensa di mobilitare Renzi in questa situazione di sfacelo? In un partito dove su questa iniziativa il segretario Martina (un Cinereo a cui è stato detto di portare la croce, mentre dietro le sue spalle tutti litigano) non dice una parola e anzi probabilmente pensa tutt’altro?

 

Il Pd è destinato ad esplodere. Un ciclo si è chiuso. Una parte andrà in un rassemblement anti populista ma che sarà anch’esso populista

 

Il Pd, lo abbiamo già detto, è destinato ad esplodere. Una parte andrà verso il tentativo di creare un rassemblement anti populista – con metodi da populismo al contrario, così che avremo due populismi, uno al governo e uno all’opposizione – un’altra non li seguirà in questa avventura. In mezzo c’è un partito ormai morto e che, come abbiamo già detto, forse sarebbe meglio sciogliere senza altri mesi di agonia.

Un ciclo si è chiuso, prima se ne prende atto meglio è. Anche per non far finire peggio di come stia finendo una storia di certo nobile. Che fu.

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