Calcio Sport

Figc e Lega A progettano il rilancio del nostro Calcio

Gravina incontra il gruppo cinese Alibaba, Miccichè presenta ai club un piano di ristrutturazione triennale: nuovo ad, espansione all'estero e tv di Lega per portare i ricavi ai livelli dei top campionati europei
Web Hosting

La Figc ci prova. L’incontro di ieri in sede a Milano con i rappresentanti del gruppo Alibaba la dice lunga sulla volontà di sviluppare e promuovere il calcio italiano sul mercato mondiale e in particolare su una piattaforma potenzialmente infinita come quella cinese.
Alibaba è già sponsor delle competizioni Uefa per nazionali nel periodo 2018-26 con la sua piattaforma di pagamento online, Alipay. Il presidente Figc Gabriele Gravina ha colloquiato in particolare con Rodrigo Cipriani, Managing Director Italia, Spagna, Portogallo e Grecia del Gruppo Alibaba, e Piero Candela, responsabile dello sviluppo di Alipay in Italia, inviati del gruppo del magnate Jack Ma, tra le principali compagnie tecnologiche globali e leader dell’e-commerce in Cina con oltre 600 milioni di consumatori attivi. Dal canto suo Alipay eroga servizi di mobile smart payment a oltre 900 milioni di utenti in Cina. Inutile rimarcare come Alibaba offra numerose opportunità alla Figc, opportunità che includono la vendita dei biglietti per gli Europei Under 21 e quelli del 2020, nonché per le partite di A, B e Lega Pro, e il merchandising.
E mentre la Figc si apre alla Cina, ecco che si muove la Lega Calcio. Il presidente Gaetano Micciché ha presentato ai club di A il piano triennale per ridurre il divario con gli altri tornei europei. Il problema è tutto nei ricavi e il dato relativo alla stagione 2016-2017 è esplicativo: la Serie A con 2,1 miliardi di euro (il 10% dei proventi arriva dagli stadi, il 60% dai diritti tv il 30% dal commerciale) è davanti alla sola Ligue 1 francese (1,6 miliardi), mentre è preceduta in maniera consistente sia dalla Liga spagnola (2,7 miliardi di ricavi), che dalla Bundesliga tedesca (2,8) e ovviamente dalla Premier League inglese (5,2). Eclatante il dato della biglietteria: gli stadi italiani sono riempiti al 52%, quelli inglesi tedeschi al 90%. Buono invece il dato dei diritti tv, anche se non vale per quelli internazionali. Questione di struttura: in via Rosellini a Milano lavorano 40 persone, i dipendenti della Liga spagnola sono 290 cui 70 lavorano all’estero, la Bundesliga ne ha 140 e la Premier 120, persino la Ligue 1 ne ha di più (60). Negli altri campionati top si è deciso di potenziare l’ente organizzatore del campionato riuscendo a farlo diventare una macchina da vendite del prodotto ad ogni latitudine, per integrare il giro d’affari individuale dei club. L’ex banchiere Micciché ha una mission, mettere in atto il piano industriale per il triennio 2018-2021, presentato ai club in 50 pagine nell’ultima assemblea. Micciché ha anche pregato i club di affrettarsi a nominare il nuovo ad. Le debolezza del sistema italiano sono evidenti: conflittualità, meccanismi decisionali inefficienti, marketing collettivo, scarsa programmazione a lungo termine, stadi inadeguati e scarsa propensione al cambiamento, oltre alla arretratezza del quadro normativo.
L’internazionalizzazione è dunque in cima all’agenda, con apertura di uffici all’estero, disputa di match nelle fasce orarie più adatte ai mercati strategici, promozione dei top player stranieri, accordi e tour operator internazionali, gare ufficiali fuori confine. Altri elementi fondamentali: l’incremento delle sponsorizzazioni e la creazione della tv di Lega.
Il cammino è lungo.

Informazioni sull'autore

ncn

Sfoglia Gratis l’edizione di oggi:

ULTIMA EDIZIONE NCN

on-line tutti i giorni tranne il lunedì

manifesto


Web Hosting