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Editoria, il dominio dei ‘grandi’: il 15% delle attività pubblica l’80% dei libri

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L’Italia legge poco, ma l’editoria cerca (e sembra trovare) un suo equilibrio. È quanto emerge dal rapporto ‘Produzione e lettura di libri in Italia’ stilato dall’Istat, dal quale emerge una fotografia positiva del settore editoriale che vede aumentare sia il numero dei libri pubblicati sia quello delle copie stampate, a fronte di una riduzione minima delle case editrici.

Nel 2017 le 1.459 aziende attive in Italia, il 3% in meno che nel 2016 (45 hanno chiuso le attività), hanno pubblicato 70.159 titoli e stampato 160 milioni di copie. Numeri importanti, quindi, che segnano una crescita del 9,3% delle opere arrivate in libreria e del 14,5% delle copie diffuse. Un’analisi approfondita della produzione rivela i ‘segreti’ di questo nuovo equilibrio, in cui l’elemento trainante è rappresentato dai ragazzi, sia in veste di lettori sia in veste di studenti. Le prestazioni migliori, infatti, riguardano la produzione di testi scolatici, che nel passaggio dal 2016 al 2017 segna un +111,5% di titoli pubblicati e un aumento delle copie stampate del 91,6%. Altro settore forte e quello della letteratura per ragazzi, che nel 2017 fa registrare un +29,2% di opere pubblicare per un aumento delle copie diffuse del 31,2%.

La dinamiche di settore, d’altra parte, sono confermate dalle statiche sulle abitudini di lettura degli italiani. Nel 2017 solo il 41% della popolazione di età superiore ai 6 anni ha letto un libro per motivi non direttamente collegati allo studio o al lavoro. Tra questi, la maggior parte è costituita da giovani: le lettrici migliori sono le ragazze di età compresa tra i 15 e i 17 anni, a leggere è il 68,8% di loro, seguite dalle 11-14enni, tra le quali la componente di lettrici è del 65,1%. Tra i maschi la percentuale è in generale più bassa (scende al 48% tra gli 11-14enni) e tocca la quota minima del 28% tra gli ultrasessantacinquenni. Nel 2017 è salito il numero dei lettori deboli, coloro che leggono al massimo 3 libri all’anno, mentre quello dei lettori forti, che terminano un volume al mese, resta stabile, con una diffusione maggiore tra le donne (14,2%) e tra i 65-74enni (17,4%).

Un’altra particolarità riguarda la composizione del settore. Delle 1.459 case editrici attive in Italia, più della metà, il 54%, è costituita da piccole attività, che pubblicano in media 4,2 opere l’anno in una tiratura di circa 6.018 copie. Il 30,9% è costituito da editori di medie dimensioni, che pubblicano circa 23,5 copie l’anno stampando circa 24.994 volumi, mentre solo il 15,1% è costituito da gradi strutture, che pubblicano più di 255 titoli l’anno stampando in media 659.429 copie l’anno. Queste ultime, i cosiddetti grandi editori, però, hanno un peso determinante sul mercato: pubblicano l’80,2% delle opere e stampano il 90,1% delle copie. Ai piccoli editori, che non possono competere in termini di varietà della proposta, non resta che specializzarsi concentrandosi su uno spicchio molto limitato di mercato nel quale diventare punti di riferimento a livello nazionale proponendo anche volumi decisamente più costosi della media.

Se è vero che solo l’8,5% di coloro che non leggono afferma di non farlo per il costo eccessivo dei libri, quello del prezzo è un fattore da non tralasciare. Nel 2017 si è registrata una lieve diminuzione del costo dei volumi: il libro medio è passato da 20,21 a 19,65 euro. In generale, il 49,2% dei libri pubblicati in Italia costa non più di 15 euro, mentre solo l’11,2% ha un prezzo superiore a 30 euro. I titoli più stampati, il 34,4% delle copie per oltre 55 milioni di esemplari, sono quelli con prezzo inferiore a 10 euro, mentre la metà dei volumi non costa più di 15 euro. La tiratura media maggiore, tuttavia, è riservata ai libri più costosi: i volumi che costano più di 50 euro rappresentano solo il 3,2% delle opere pubblicate, ma sono stampate con una tiratura media di 5.069 esemplari. Volumi, che – va detto – con tutta probabilità hanno un acquirente già prima di essere stampati e non corrono il rischio di rimanere invenduti sugli scaffali. Per la gioia e la salvezza delle piccole attività.

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