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Economia, ora l’Istat fa tremare i polsi

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Economia, l’allarme: il peggio deve ancora venire. Spread verso 290. Produzione industriale -5,5% a causa della crisi dell’auto. E lo scontro con Parigi ci isola nell’Ue
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di Sandro Roazzi

 

Italia in mezzo al guado: secondo l’indicatore Istat il peggio sul piano economico deve venire, mentre l’alta tensione fra Parigi e Roma non sembra commuovere l’Europa, semmai fa risalire nei sondaggi Macron.

 

La parola d’ordine nelle Cancellerie anzi pare essere: non interferire. Ed in questo caso, però, l’isolamento è a danno soprattutto dell’Italia, destinata ad identificarsi come culla dei sovranismi ed inoltre fonte di possibile contagio recessivo.

 

Da Roma in compenso si tentano prove di disgelo con il più antico dei sistemi, le lettere: Di Maio la scrive a Le Monde, Salvini invita per lettera il collega francese a discutere sui problemi controversi, dall’immigrazione alla restituzione dei terroristi. Ma pure il suo linguaggio, non come quello ‘storico’ di Di Maio, fa problema: dichiara di voler “convocare il ministro degli interni Castaner a Roma, al quale però non pare vero replicare che il dialogo va bene ma deve essere rispettoso ed ufficiale e di conseguenza  lui… non si fa convocare da nessuno.

Poi Salvini chiarisce, affermando che si tratta di un invito, non certo di una convocazione.

 

Il tentativo dei Dioscuri è quello di allentare la pressione e virare su problemi politici che certo dividono, ma che possono offrire comunque l’occasione per dimostrare che non intaccano la tradizionale amicizia fra i popoli dei due Paesi.

Insomma, la tesi è che, se si è formato un contenzioso fra i Governi francese e italiano, non può venire ascritto solo ai comportamenti di Roma e, dunque, va risolto in un dialogo che tenga conto di entrambe le ragioni.

 

Ma la rabbia francese deve ancora sbollire, tanto che si fa osservare con un certo ‘veleno’ come tutti gli attacchi a Macron non abbiano evitato all’economia italiana il rischio di una nuova recessione.

Ed il portavoce governativo di Parigi ricorda che l’interlocutore è il premier Conte, non altri. La patata bollente insomma va gestita al massimo livello.

Un atteggiamento che richiama quello analogo tenuto dalla Commissione europea prima della decisione (poi revocata) sulla procedura di infrazione che volle discutere a Bruxelles con Conte (‘assistito’ da Tria), senza i vice premier.

 

Macron ha l’interesse a sposare per un po’ di tempo una posizione dura, anche se il richiamo dell’ambasciatore viene descritto come “temporaneo”. Ma questo stallo rischia, se non superato in breve tempo, di scavare un solco sempre più profondo fra i due Governi, con il paradosso che la prova di forza vedrebbe in campo due…nazionalismi. Solo che quello francese è stato finora… la fortuna dei presidenti, che l’hanno saputo interpretare con energia: si pensi al De Gaulle del 1968. Tutta da vedere invece, si ragiona Oltralpe, la tenuta italiana.

 

Lo scontro capita per giunta in un momento nel quale il governo Conte vede moltiplicarsi i grattacapi.

Lo spread è tornato su livelli preoccupanti, sfiorando quota 290 ed allarmando gli ambienti finanziari; la produzione industriale a dicembre sul piano tendenziale precipita con un tonfo del 5,5%, mai visto da diversi anni, anche se in esso va calcolato sempre il momento poco felice del settore auto. Ma anche non considerando la situazione di quel settore la produzione appare ‘piatta’, sintomo di un’economia che più che rallentare sembra fermarsi senza più spinta verso la crescita.

 

In aggiunta finiscono per risultare perfino monotone le ricorrenti stime negative sui prossimi mesi. Così l’indicatore anticipatore dell’Istat ha registrato una “marcata flessione, prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica”.

Espressioni che suscitano qualche brivido e che assottigliano il margine di fiducia su cui può contare l’economia italiana. Del resto nel 2008 la ‘caduta’ dell’economia cominciò con economisti e politici che ridimensionavano i segni di allarme, certi che si sarebbe trattato di una fase transitoria, per poi accorgersi che la tempesta che stava arrivando aveva tutti i connotati di una pesante recessione. 

 

Del resto anche i risvolti economici del duello franco-italiano appaiono gravidi di guai, se non risolti.

Il presidente di Confindustria, Boccia, ricorda il valore per l’export made in Italy del mercato francese: 55 miliardi di euro. Ed invita di conseguenza a cambiare rapidamente toni e rotta.

Indiscrezioni parlano di Air France ora improvvisamente riluttante ad impegnarsi nel salvataggio di Alitalia. Ed ancora deve venire al pettine il nodo Tav, su cui Parigi presumibilmente potrà contare sull’appoggio della Commissione europea e sull’interesse di altri Paesi a veder dirottati i fondi per l’opera in caso di stop.

 

Ricucire è di certo una priorità per il Quirinale e per il ministro degli Esteri, Moavero, e c’è da giurare che il legame che comunque tiene insieme Francia ed Italia sarà presidiato con grande cura.

 

Un nuovo campanello d’allarme per il governo è in dirittura d’arrivo dalla manifestazione sindacale di piazza San Giovanni, nella quale i leader di Cgil, Cisl e Uil riproporranno proposte per investimenti e crescita che finora sono state ignorate dall’Esecutivo.

I sindacati non hanno alcun interesse a scontrarsi con il Governo Conte, se non altro perché esiste nel mondo del lavoro la speranza che le misure della legge di bilancio e del decretone possano produrre qualche effetto positivo.

Ma hanno una carta da giocare, facendo la voce grossa, che in questo momento può fare la differenza: l’unità di intenti su una piattaforma che va incontro non solo ad un lavoro dipendente quasi ignorato dalla manovra governativa, ma che può saldarsi con esigenze imprenditoriali e territoriali diffuse nel Paese e che non vedono l’ora che si accelerino gli interventi utili ad evitare un eventuale crollo economico.

In questo momento, insomma, Cgil, Cisl e Uil sono tutt’altro che isolate.

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