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Draghi: la Bce fa la sua parte, ma gli Stati facciano la loro

Il presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa
Mario Draghi. Il presidente della Bce allarga l’apertura dei rubinetti della liquidità per affrontare un andamento lento dell’economia europea più forte e lungo del previsto. Le quattro decisioni per mantenere espansiva la politica monetaria della Banca centrale europea. Guardando avanti, ci si aspetta che l’effetto degli attuali fattori avversi alla crescita si rilassi. Riviste al ribasso le previsioni di crescita dell’Eurozona: nel 2019 il Pil salirà idell1,1%, dell’1,6% nel 2020
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Ecco l’intervento del presidente della Bce, Mario Draghi (“La Bce fa la sua parte, gli Stati facciano la loro”), pubblicato nell’edizione odierna del Nuovo Corriere Nazionale. Per leggere gratuitamente l’edizione digitale sfogliabile da pc, tablet e smartphone basta andare su https://www.nuovocorrierenazionale.com. Per andare direttamente all’edizione di oggi del giornale sfogliabile il link è: https://www.nuovocorrierenazionale.com/edizione-digitale

 

di Mario Draghi*

 

Sulla base delle nostre regolari analisi economiche e monetarie, abbiamo condotto una valutazione approfondita delle prospettive economiche e dell’inflazione, tenendo anche conto delle ultime proiezioni macroeconomiche del personale per l’area dell’euro.

 

Le decisioni assunte del Consiglio Direttivo della Bce

 

Di conseguenza, il Consiglio direttivo ha adottato le seguenti decisioni nel perseguimento del suo obiettivo di stabilità dei prezzi.

 

Innanzitutto, abbiamo deciso di mantenere invariati i tassi di interesse chiave della Bce. Ora ci aspettiamo che rimangano ai livelli attuali almeno fino alla fine del 2019, e in ogni caso per tutto il tempo necessario a garantire la costante e prolungata convergenza dell’inflazione a livelli inferiori ma prossimi al 2% rispetto al medio termine.

 

In secondo luogo, intendiamo continuare a reinvestire, in toto, i principali pagamenti dei titoli in scadenza acquistati nell’ambito del programma di acquisto di attività per un periodo prolungato oltre la data in cui iniziamo a innalzare i tassi di interesse chiave della Bce, e in ogni caso fino a necessario mantenere condizioni favorevoli di liquidità e un ampio margine di accomodamento monetario.

 

In terzo luogo, abbiamo deciso di lanciare una nuova serie di operazioni trimestrali mirate di rifinanziamento a più lungo termine (Tltro-III), a partire da settembre 2019 e termina nel marzo 2021, ciascuna con una scadenza di due anni.

 

Queste nuove operazioni contribuiranno a preservare le favorevoli condizioni di prestito bancario e la regolare trasmissione della politica monetaria. Ai sensi del Tltro-III, le controparti avranno il diritto di prendere in prestito fino al 30% dello stock di prestiti idonei al 28 febbraio 2019 ad un tasso indicizzato al tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali nel corso della durata di ciascuna operazione.

 

Come l’eccezionale programma Tltro, Tltro-III offrirà incentivi interni per condizioni di credito da far rimanere favorevoli. Ulteriori dettagli sui termini precisi di Tltro-III saranno comunicati a tempo debito.

 

In quarto luogo, continueremo a condurre le nostre operazioni di prestito come procedure di asta a tasso fisso con assegnazione piena per tutto il tempo necessario e almeno fino alla fine del periodo di mantenimento della riserva a partire dal marzo 2021.

 

Le attuali decisioni di politica monetaria sono state prese per garantire che l’inflazione rimanga su un percorso sostenuto verso livelli inferiori ma prossimi al 2% a medio termine (…).

 

(…) La persistenza di incertezze legate a fattori geopolitici, la minaccia di protezionismo e vulnerabilità nei mercati emergenti sembra lasciare segni sul sentiment economico.

 

Inoltre, l’inflazione sottostante continua a essere attenuata. Lo slancio economico più debole sta rallentando l’aggiustamento dell’inflazione verso il nostro obiettivo.

 

Allo stesso tempo, condizioni di finanziamento favorevoli, le dinamiche favorevoli del mercato del lavoro e l’aumento della crescita dei salari continuano a sostenere l’espansione dell’area dell’euro e le crescenti pressioni inflazionistiche.

 

Le decisioni odierne (di ieri, ndr) sosterranno l’ulteriore aumento delle pressioni sui prezzi interni e l’andamento dell’inflazione a medio termine.

 

Uno stimolo significativo della politica monetaria continuerà a essere fornito dai nostri ‘forward guidance’ sui principali tassi di interesse della Bce, rafforzati dal reinvestimento del consistente stock di attività acquisite e dalla nuova serie di Omrlt.

 

In ogni caso, il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti gli strumenti, a seconda dei casi, per garantire che l’inflazione continui a muoversi verso l’obiettivo di inflazione del Consiglio direttivo in maniera sostenuta.

 

Le decisioni odierne (di ieri, ndr) sosterranno l’ulteriore aumento delle pressioni sui prezzi interni e l’andamento dell’inflazione a medio termine.

 

La situazione economica attuale e le prospettive

 

Consentitemi ora di spiegare la nostra valutazione in modo più dettagliato, partendo dall’analisi economica. Il Pil reale dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2%, trimestre su trimestre, nel quarto trimestre del 2018, dopo una crescita dello 0,1% nel terzo trimestre.

I dati ricevuti hanno continuato a essere deboli, in particolare nel settore manifatturiero, riflettendo il rallentamento della domanda esterna aggravato da alcuni fattori specifici del paese e del settore.

 

L’impatto di questi fattori si sta rivelando in qualche modo più duraturo, il che suggerisce che le prospettive di crescita a breve termine saranno più deboli di quanto precedentemente previsto.

 

Guardando al futuro, ci si aspetta che l’effetto di questi fattori avversi si rilassi. L’espansione dell’area dell’euro continuerà a essere sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, ulteriori guadagni di occupazione e salari crescenti, e dall’espansione in corso, anche se in qualche modo più lenta, dell’attività globale.

 

Questa valutazione è ampiamente riflessa nelle proiezioni macroeconomiche del personale della Bce del marzo 2019 per l’area dell’euro. Tali proiezioni prevedono un aumento del Pil reale annuo dell’1,1% nel 2019, dell’1,6% nel 2020 e dell’1,5% nel 2021.

Rispetto alle proiezioni macroeconomiche dello staff dell’Eurosistema del dicembre 2018, le prospettive di crescita del Pil reale sono state riviste in modo sostanziale verso il basso nel 2019 e leggermente nel 2020 .

I rischi relativi alle prospettive di crescita dell’area dell’euro sono ancora orientati verso il basso, a causa della persistenza di incertezze legate a fattori geopolitici, alla minaccia di protezionismo e vulnerabilità nei mercati emergenti.

 

Secondo la stima lampo di Eurostat, l’inflazione Iapc annua dell’area dell’euro è stata dell’1,5% a febbraio 2019, dopo l’1,4% a gennaio, riflettendo un aumento dell’inflazione dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari.

Sulla base dei prezzi attuali dei futures per il petrolio, l’inflazione complessiva dovrebbe rimanere intorno ai livelli attuali, prima di decrescere verso la fine dell’anno.

Le misure dell’inflazione sottostante rimangono generalmente attenuate, ma le pressioni sul costo del lavoro si sono rafforzate e si sono ampliate a fronte di elevati livelli di utilizzo delle capacità e di restrizione dei mercati del lavoro.

In prospettiva, l’inflazione sottostante dovrebbe aumentare nel medio termine, sostenuta dalle nostre misure di politica monetaria, dall’espansione economica in corso e dalla crescita crescente dei salari.

 

Tale valutazione si riflette anche nelle proiezioni macroeconomiche del personale della Bce del marzo 2019 per l’area dell’euro, che prevedono un’inflazione annuale dell’Ipp all’1,2% nel 2019, all’1,5% nel 2020 e all’1,6% nel 2021.

Rispetto alle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema del dicembre 2018, le prospettive dell’inflazione Iapèc sono state riviste al ribasso lungo l’orizzonte di proiezione, riflettendo in particolare le prospettive di crescita a breve termine più contenute.

 

L’analisi monetaria

 

Passando all’analisi monetaria, la crescita della moneta larga (M3) è scesa al 3,8% a gennaio 2019, dal 4,1% di dicembre 2018. La crescita di M3 continua a essere sostenuta dalla creazione di credito bancario, nonostante una recente moderazione nella dinamica del credito.

Lo stretto aggregato monetario M1 è rimasto il principale contributore alla crescita della massa monetaria.

 

Il tasso di crescita annuale dei prestiti alle società non finanziarie è sceso al 3,3% nel gennaio 2019, dal 3,9% di dicembre 2018, riflettendo un effetto base ma anche, in alcuni paesi, la tipica reazione ritardata al rallentamento dell’attività economica, mentre il tasso di crescita annuale dei prestiti alle famiglie è rimasto al 3,2%.

 

Le condizioni di assunzione di prestiti a favore di imprese e famiglie sono ancora favorevoli, poiché le misure di politica monetaria avviate dal giugno 2014 continuano a sostenere l’accesso ai finanziamenti, in particolare per le piccole e medie imprese. Le misure politiche decise oggi (ieri, ndr), e in particolare la nuova serie di Omrl, contribuiranno a garantire che le condizioni di prestito bancario rimangano favorevoli in futuro.

 

 

Per riassumere. I Paesi Ue vadano avanti con le riforme strutturali e i Paesi in cui il debito pubblico è elevato devono continuare a ricostruire i buffer fiscali

 

Per riassumere, un controllo incrociato dei risultati dell’analisi economica con i segnali provenienti dall’analisi monetaria ha confermato che un ampio grado di accomodamento monetario è ancora necessario per la continua sostenuta convergenza dell’inflazione a livelli inferiori, ma vicini a 2% a medio termine.

 

Al fine di trarre tutti i benefici dalle nostre misure di politica monetaria, altri settori politici devono contribuire in modo più decisivo all’innalzamento del potenziale di crescita a lungo termine e alla riduzione delle vulnerabilità.

 

L’attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area dell’euro deve essere notevolmente rafforzata per aumentare la resilienza, ridurre la disoccupazione strutturale e aumentare la produttività e il potenziale di crescita della zona euro.

Ciò è particolarmente importante in considerazione della generale attuazione limitata delle raccomandazioni specifiche per paese del 2018, come recentemente comunicato dalla Commissione europea.

 

Riguardo alle politiche fiscali, l’atteggiamento fiscale moderatamente espansivo dell’area dell’euro e il funzionamento degli stabilizzatori automatici forniscono sostegno all’attività economica.

Allo stesso tempo, i paesi in cui il debito pubblico è elevato devono continuare a ricostruire i buffer fiscali.

Tutti i paesi dovrebbero continuare ad aumentare gli sforzi per ottenere una composizione più favorevole alla crescita delle finanze pubbliche.

Allo stesso modo, l’attuazione trasparente e coerente del quadro di governance fiscale ed economica dell’Unione europea nel tempo e tra i paesi rimane essenziale per rafforzare la capacità di ripresa dell’economia della zona euro.

 

Migliorare il funzionamento dell’Unione economica e monetaria rimane una priorità. Il Consiglio direttivo si rallegra del lavoro in corso e sollecita ulteriori passi specifici e decisivi per completare l’unione bancaria e l’unione dei mercati dei capitali.

 

*Presidente della Bce

 

 

 

 

*Si tratta della dchiarazione introduttiva di Draghi alla conferenza stampa tenuta ieri per presentare le decisioni assunte dal Consiglio direttivo della Bce

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