Governo Sindacato

Di Maio ‘apre’ ai sindacati. Intanto scoppia la grana Inps

L'icnontro tra il ministro Di Maio e i Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil
Il ministro apre più tavoli di confronto con Cgil, Cisl e Uil. E all’Istituto di previdenza è tutto da rifare
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Tempo di relazioni a largo raggio per il governo. Di Maio incontra i Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, ‘apre’ al confronto su più tavoli, incassa una relativa disponibilità a discutere di salario minimo purché la contrattazione non ne esca svilita e non si verifichi un fenomeno di appiattimento in basso delle retribuzioni o peggio si allarghi il lavoro nero (nulla da segnalare, almeno   per ora, invece sullo spinoso tema delle deleghe sindacali da rinnovare ogni anno…).

 

“Finalmente il governo parla con i sindacati”, afferma il neo segretario della Cgil, Landini. Il primo atto del confronto sarà sullo ‘sblocca cantieri’ alla a vigilia dello sciopero generale degli edili fissato per il 15 marzo (con calata di massa a Roma, ‘benedetta” anche da molte imprese) e che non sarà revocato.

 

Mentre poi sarà la volta del salario minimo (e di altri problemi come la rappresentanza), che potrebbe diventare anche un test per il Pd di Zingaretti, che ha una proposta di legge depositata in Parlamento.

 

Tanto da far pensare ad una inedita gara fra i Cinquestelle e il Pd. I sindacati potrebbero perfino avvantaggiarsene se, come pare, la contrattazione nazionale sarà comunque salva e il salario minimo potrebbe essere riferito solo ai lavoratori non coperti da contratti nazionali, ai quali corrispondere inoltre alcuni diritti di cui godono già gli altri (secondo l’Inps un lavoratore su cinque oggi prende meno di nove ore orarie).

 

Anche se fra le confederazioni si fa largo anche l’idea di allargare il valore dei contratti ‘erga omnes’, in modo tale da rendere superfluo il ricorso al salario minimo. E mentre il Governo si accinge a dialogare con Cgil, Cisl e Uil scoppia un’altra grana che riguarda l’Inps.

 

L’intesa faticosamente raggiunta fra Cinquestelle e Lega potrebbe saltare ed il sintomo di questa eventuale frattura sarebbe la rinuncia di Nori a fare il vice commissario, il numero due. Per Salvini e Di Maio un’altra gatta da pelare.

 

Paiono invece rafforzarsi alcune convergenze fra Sindacati e Confindustria (riunitisi attorno ad un tavolo per valutare la situazione) sulla necessità di reagire alla fase di stagnazione (e probabilmente con altre riflessioni su questioni come lo stesso salario minimo…).

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g.castellini

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