Politica

Di lotta, e di governo

Uno è un partito nato e cresciuto nella lotta, praticamente contro tutto e tutti. L’altro è pure nato di lotta, ma quasi trent’anni fa, e negli ultimi 25 ha governato al centro e in periferia, per tornare poi di recente a un atteggiamento bellicoso baciato dalle urne. M5S e Lega si apprestano a governare insieme. Com’è naturale visti i loro risultati alle scorse politiche. Il che implica la necessità di un equilibrio sottile tra gli inevitabili compromessi con la realtà e la pulsione “contro” di buona parte del loro elettorato. E dalle prime mosse di Di Maio e Salvini, si direbbe che i due sappiano cosa fare in questo senso. Continuano a presidiare la piazza e i social, ma ripristinano un detto antico della politica italiana: di lotta e di governo. La storia è nota. Fu Berlinguer, dopo la vittoria in tandem della Dc e del Pci alle elezioni del 1976 (quelle del famoso: “Turatevi il naso…” di Montanelli), quando i comunisti ottennero il loro massimo storico, ad aprire a un avvicinamento dei comunisti stessi all’esecutivo, con i nemici di sempre. Persuaso che, sulla spinta del consenso popolare, toccasse anche al secondo partito italiano accettare responsabilità di governo, pur rimanendo di lotta. Ora tocca ai dioscuri gialloverdi, con un coinvolgimento e una responsabilità superiori a quelli che il Pci abbia mai avuto. Di Maio ha fortemente voluto i ministeri di Lavoro e Sviluppo, accorpandoli. Una delle più bollenti patate sulle quali dovrà decidere è il futuro dell’Ilva di Taranto. Giovedì sul tema è intervenuto Beppe Grillo, indossando l’armatura di lotta. E ipotizzando, in linea con la tradizione ambientalista grillina, di usare “fondi europei dimenticati” per trasformarla in un parco naturale e di archeologia industriale, nonché in un luogo di produzione di energia rinnovabile. I sindacati si erano appellati a Di Maio per un incontro “urgente”. E per la prima volta, lui contraddice il suo padre nobile, così facendo la parte di governo. “Grillo o chiunque altro esprime opinioni personali: su tutti i dossier non prenderò decisioni finché non avrò ascoltato le parti“, dice. Ovvero “proprietà, sindacati, sindaco di Taranto”, perché su Ilva ci sarà “responsabilità” e “se serve continuità”. Ma il contratto gialloverde prevede per l’acciaieria una “riconversione” con la chiusura delle fonti inquinanti, sicché sarà interessante (e importante) vedere come finirà. Quanto a Salvini, ha permesso il suo primo sbarco autorizzato di immigrati. La nave Sea Watch di una Ong tedesca, con a bordo 232 migranti, dopo l’usuale diniego di Malta, stamane alle 8 attraccherà a Reggio Calabria. Con l’ok del Viminale. Il che non impedisce a Salvini di prendersela con Malta che “non può sempre rispondere no” e col regolamento sulle Ong che non è “efficace”. Nel frattempo, però, i migranti non li lascia in mare. Di lotta e di governo, contemporaneamente.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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