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Def, premier e ministri al Colle: gioco di squadra per l’Europa

Mattarella e Conte
Mattarella riceve i vertici del governo, gioco di squadra per l’Europa. Il ministro Moavero Milanesi il grande tessitore. Intanto Fitch critica ma non renderà 'spazzatura' i titoli di Stato italiani.
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di Sandro Roazzi

 

L’invito che vale più delle parole. L’incontro fra il capo dello Stato al Quirinale con il presidente del Consiglio e alcuni Ministri – vicepremier, ministro degli Esteri e  tutti quelli economici in particolare – in vista del prossimo Consiglio europeo a Bruxelles ha avuto un valore certamente più influente di possibili appelli, sia pure molto autorevoli, da utilizzare per esprimere una volontà condivisa di moderare i toni e muoversi con spirito costruttivo nello scenario europeo.

I mercati hanno raccolto a quanto pare il segnale, con lo spread che ha navigato sotto i 300 punti per finire la corsa attorno a quota 295, mentre i Bot a un anno venivano tutti collocati anche se con rendimenti ‘doppi’ rispetto all’emissione precedente, e che non si vedevano da cinque anni.

Dopo i ‘moderati’ ecco farsi avanti i ‘tessitori’: fra essi lascia il segno nella realizzazione di questo vertice il ministro degli Esteri Moavero, che conosce bene tanto l’Europa che l’uso delle attitudini diplomatiche. Lo schema per garantire la sostenibilità della manovra è ormai fissato: cabina di regia, monitoraggio a partire da dicembre, misure allo studio per fronteggiare le difficoltà e favorire la crescita, compresa l’ipotesi di affiancare ai piani individuali di risparmio, i nuovi Pir in vigore dal 2017, altre opportunità per i risparmiatori, come piani di investimento collegati alle infrastrutture.

 

E blindatura dei capisaldi della manovra, con l’incognita di dove sarà collocata la sanatoria fiscale.

 

Anche se lo strumento del decreto collegato alla legge di stabilità appare il più indicato per una sanatoria che potrebbe subito venire incontro soprattutto alle piccole cartelle (sotto i mille o i 5mila euro) ma che dovrebbe progressivamente estendersi nel cammino parlamentare forse fino a diventare la maggiore mai effettuata.

Si potrebbe quasi sostenere che le ragioni della manovra, specie quelle più improntate al realismo senza tradire gli obiettivi principali, sono ripartite verso il Parlamento e verso il confronto con la Commissione europea con il viatico di questo importante giro di orizzonte effettuato al Colle. Qualche scaramuccia, riassorbita rapidamente, è rientrata. Come quella che ha visto il ministro Tria e il vicepresidente del Consiglio Salvini indicare cifre diverse sull’avvio della flat tax (600 milioni, no di più, un miliardo e settecento milioni, il botta e risposta) per poi concordare sul fatto che a regime l’atteso forfettone non deluderà le attese soprattutto delle piccole imprese e delle partite Iva: il calo delle imposte sarà in media all’anno di un miliardo e settecento milioni. La manovra secondo il ministro dell’Economia, che ha riferito in Parlamento, sarà di 36,7 miliardi, e i suoi saldi non cambieranno anche dopo le reazioni negative dell’ufficio parlamentare di bilancio e di Bankitalia.

 

Del resto ogni giorno i Dioscuri ribadiscono che indietro non si torna e la manovra non si cambia.

 

Anche se talune uscite fanno pensare che una certa flessibilità non possa essere esclusa.

Lo si capirà meglio quando saranno noti tutti i paletti e le limitazioni che verranno poste a guardia del reddito di cittadinanza e della quota 100, e che avranno comunque il pregio di ridurre le previsioni di spesa. Prudenza dunque, anche perché cominciano a far capolino gli umori delle agenzie di rating. La prima a presentarsi è Fitch: “Vediamo rischi considerevoli per i target (della manovra) specie dopo il 2019”.

 

Fitch critica ma non renderà i titoli di Stato italiani ‘spazzatura’

 

Secondo l’agenzia di rating nel 2020 il deficit potrebbe non essere del 2,1%, ma avvicinarsi al 2,6%, con una riduzione del debito pubblico inferiore alle previsioni. Per Di Maio quelli che hanno promosso i precedenti governi “è buona cosa che boccino gli attuali”. Insomma… spallucce. Ma è solo il primo squillo che attesta la diffidenza che circonda la manovra, anche se fa capire che bocciature catastrofiche potrebbero non arrivare, evitando ulteriori problemi sul terreno della circolazione dei titoli pubblici e della spesa per interessi destinata a gonfiarsi. Intanto da palazzo Chigi giunge infine un messaggio di fiducia sulla capacità di fare sistema, sul quale il Mef ha lavorato da tempo: rafforzare il capitolo investimenti, anche con impegni precisi dei grandi gruppi pubblici e privati.

 

Una scommessa non facile, e che richiederebbe però chiarezza sulla direzione di marcia delle opere infrastrutturali che nella maggioranza vede tendenze diverse.

 

Per il resto auspici: come quello che immagina un ingresso massiccio di giovani lavoratori al posto di coloro che, dribblando la legge Fornero, andranno in pensione.

In passato raramente ciò è avvenuto, e poi chi lo dice all’innovazione tecnologica sempre in agguato?

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